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Rompighiaccio 2024

Rompighiaccio 2024

Sono passati poco più di 3 mesi da HOG Inverno a Torino e il QFFF è stato annullato per maltempo, per cui c’è parecchio fermento per l’apertura della stagione. Infatti, al lancio delle iscrizioni, le adesioni sono così numerose, che il limite massimo di iscritti viene innalzato per ben due volte.

L’incognita pioggia, però, è la proverbiale “Spada di Damocle” che pende sui nostri caschi. Per almeno una settimana (se non di più), si martellano i siti e le app dei meteo, ma i responsi sul 10 marzo sono sempre inclementi… Quindi, sulla chat dedicata, cominciano ad arrivare i primi pareri, le prime impressioni, e sorgono i primi dubbi e le prime perplessità… Io, il mio primo consulto, lo faccio direttamente in famiglia, e qui mi rendo conto di aver creato un mostro (nel senso amorevole e appassionato del termine… si intende). A metà settimana, infatti, per galanteria e correttezza coniugale, chiedo a Stefania cosa preferirà fare in caso di mal tempo; mi sento rispondere, in maniera repentina e bonariamente stupita: “Moto!!! Perché me lo chiedi?”… Quindi, con la mia fidata Zavorker al fianco, io so già felicemente “di che morte morire”.

Le 24 ore precedenti alla partenza sono quelle che maggiormente agitano i soci… ma ormai le decisioni devono essere prese: esserci comunque o rinunciare, auto o moto…

Domenica mattina, ore 6:00 la sveglia suona e la prima cosa che i neuroni mi permettono di fare, è guardare oltre le griglie delle imposte… acqua, pioggia, scrosci, rovesci, temporale, chiamatelo come volete, ma il risultato non cambia. È ufficiale: Wet Run!!!

Ovviamente eravamo pronti sia psicologicamente che materialmente, e quindi iniziamo a prepararci quasi “come se niente fosse”. Il primo appuntamento è poco fuori Lodi dove, al riparo di un distributore, ci raggiungono in sequenza Fabio e poi Lucio e Chiara. Ripartiamo tutti insieme e, in meno di 30 chilometri, siamo all’area di servizio di Somaglia Ovest, dove abbiamo la reunion con tutti gli altri. Arriviamo e la moto del Melo si staglia già nel parcheggio, probabilmente è almeno un’ora che ci aspetta. Sono le 8:20 e l’appuntamento è per le 9:00.

Arrivano due o tre auto con a bordo qualche ragazzo e alcune Ladies del Legnano, ma delle moto, ancora niente. Quando ormai siamo più preoccupati che altro, alle 9:40 entrano in area di servizio in formazione Max, Paolo e Filippo. Hanno avuto grossi problemi di viabilità fino alla zona prima di Lodi, ecco il perché del ritardo. Ci raccontano di momenti di tensione e pericolo a causa di allagamenti e forte vento. Effettivamente è un problema che abbiamo avuto anche noi arrivando da casa, soprattutto il vento, ma evidentemente in misura diversa.

Le “anti pioggia” sono indossate, i guanti inforcati, i caschi già grondanti e i motori avviati… Finalmente si può partire, direzione Reggio Emilia. Max come Road, a seguire Stefania, io, Franz, Lucio & Chiara, Paolo, Melo e Filippo come scopa. Faccio i primi metri in apnea, sperando non tanto che la pioggia smetta, quanto che il vento non soffi lateralmente in maniera troppo forte. L’andatura è molto tranquilla, si viaggia intorno ai 100 km/h tra prima e seconda corsia. Fin dopo Piacenza la pioggia non sembra essere particolarmente intensa, e il vento, come preventivato, è il maggiore dei problemi, ma dopo essere entrati in terra emiliana le gocce si intensificano notevolmente. Max, da quell’ottimo Road Captain che è, ci tiene compatti, allineati e in piena sicurezza.

Proseguiamo in formazione (con un certo stupore anche degli occupanti delle auto che incontriamo e che non perdono occasione di farci filmati che non vedremo mai) sull’A1 per poco meno di cento chilometri dalla ripartenza, fino all’uscita di Reggio Emilia che raggiungiamo intorno alle 11:05. Allo svincolo imbocchiamo la tangenziale (SS722) e, paradossalmente, al limite della città ci accoglie il sole… si proprio lui, l’ormai insperato compagno di viaggio. Non smette di piovere, ma il sole ci illumina con i suoi raggi quasi come ad indicarci la strada e come premio per aver sfidato le intemperie come si addice ai veri bikers. La situazione è abbastanza surreale, ma l’essere inserito, seppur casualmente, in quel mix di natura e paradosso, mi ha fatto sentire vivo e speciale. Attraverso le arterie principali di Reggio, raggiungiamo la parte sud della città dove ci aspetta la nostra meta. Infatti il RUN da Correggio era programmato per le ore 10:30, ma arrivando noi in zona troppo tardi, ci siamo diretti subito a “Ruote da Sogno”, ormai classica location della festa organizzata dagli amici dell’Emila Road Chapter.

Alle 11:30 tutte le moto sono parcheggiate, ci siamo cambiati e abbiamo iniziato a salutare i primi amici che vivranno con noi la giornata. Arrivano alla spicciolata anche tutti gli iscritti del Legnano… la distribuzione dei Rally Pack, qualche risata, un po’ di cagnara, e siamo pronti per entrare. L’organizzazione è però piuttosto ferrea, quindi aspettiamo il nostro turno, senza nemmeno dirlo, sotto l’acqua, che nel frattempo ha ricominciato a cadere.

Nonostante i numeri dicano che siamo in 980 persone (circa), lo spazio è notevole e tutti gli iscritti ai 37 Chapter (giunti da tutta Italia e uno anche dalla Svizzera) che partecipano, riescono a prendere posto all’interno della struttura. Tra musica, filmati, proiezioni e intrattenimento, iniziamo a mangiare… Antipasto e due primi. Dopo di che, ci sono le premiazioni per tutti i Chapter convenuti, a seguire il secondo e i dolci. Anche se l’adesione è stata veramente alta, pure quest’anno in cucina hanno mantenuto, come del resto praticamente sempre, molto alto il livello del servizio: diciamo pure che è all’altezza della location che ci ha fatto passare qualche ora “in un altro mondo”… Tra una portata e l’altra si può infatti girare tra auto e moto da favola: Ferrari, Porsche, Jaguar, Corvette, McLaren e perfino una Stratos la fanno da padrone rendendo l’ambiente e l’atmosfera che si respira, decisamente “fuori dall’ordinario”.

A riportarci alla realtà ci pensa un messaggio di Alberto che recita: “Per chi è in moto partenza ore 15:00!!!”. La preparazione non è delle più semplici, pertanto non bisogna perdere tempo. Ricomporsi ed essere operativi per il viaggio di ritorno ci lascia con un po’ di affanno, ma è veramente giunta l’ora di rientrare. Allineamento dettato da Max e controllato da Filippo davanti al parcheggio, e poi si parte. Ci fermiamo prima di rientrare in autostrada solo per il rabbocco del carburante.

Il viaggio di ritorno è leggermente più sostenuto grazie al fatto che, non solo ha smesso di piovere, ma le nuvole si sono talmente diradate, che il sole (che in mattinata è stato solo un piacevole fuori programma) diventa attore principale della nostra risalita verso nord.

In meno di un’ora di viaggio arriviamo a rivarcare il confine con la nostra Lombardia, e da lì inizia lo sfoltimento del gruppo. Prima il Melo a Guardamiglio, poi io, Stefania, Franz, Lucio e Chiara a Lodi abbandoniamo le tre moto che proseguono verso Milano e oltre. Solo qui ed ora realizzo (visto che in mattinata i pensieri erano ben diversi) che Paolo è stato, e sarà, l’unico a viaggiare con un Road “dedicato” e una scopa tutta per lui, quasi come un “Paolo mini-Run”, roba da farci una patch… questo pensiero mi coglie e mi fa sorridere proprio mentre cerco di evitare di incagliarmi nella sbarra del telepass che, per la quarta volta su quattro oggi, non si apre al mio passaggio…

Prima di parcheggiare le moto in garage, ci concediamo ancora un caffè insieme. Lo facciamo forse più per la voglia di stare ancora in giro, che per la necessità vera e propria di assumere della caffeina. Per le 18:00 siamo però definitivamente a casa, e sulla chat di gruppo dell’evento, continuano a rincorrersi foto e video della giornata e arrivano i messaggi con le conferme che tutti siano giunti sani e salvi ai loro domicili.

La stagione 2024 è quindi ufficialmente cominciata. Quest’anno il “Rompighiaccio” si sarebbe potuto anche chiamare “Spartiacque Run”, oppure “Double Face Run” o ancora “Gone with the wind Run”, ma per noi l’importante è stato esserci ed esserci in moto. Alla prossima e buona strada a tutti.

Stefano Biker58

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HOG INVERNO 2023

HOG INVERNO 2023

Giorno 1: il pre Hog by LCI

È una notte buia e tempestosa, lampi di luce illuminano la corsa a perdifiato di un uomo tra gli alberi. Porta con sé una sacca e cerca di sfuggire a numerosi Tyrannosaurus Rex che lo stanno inseguendo. Corre, corre…. ma poi all’improvviso inciampa su di un ramo e cade rovinosamente al suolo proprio davanti a me. Io cerco di aiutarlo, lui si alza e……. È il Sassi!! Mi sorride e mi dice:

“a sto giro nun ce so’, ma a’ tuta antipioggia nun te serve, a’ tengo io che famo cose quanno torni”. Chi ha letto l’articolo di Eternals sa di cosa parlo e del “Sassi effetto rinvigorente” che producono le donne che indossano una tuta antipioggia… ad ogni modo tutta questa spatafiata drammatica per dire che la notte prima della partenza lui mi viene in sogno e mi preannuncia che la tuta antipioggia non servirà… quindi chi sono io per non dargli retta? Penserete che mi stia inventando tutto per dare “teatralità” al pezzo, ma vi assicuro che questo sogno c’è stato sul serio ed è fedelmente riportato!

Alle 7.20 arriva messaggio sulla Chat del ns road Davide Solbiati che ci dà la carica; io sono già bella carica di mio: dai che si parte ed è pure il Black Friday! Mio marito mi guarda con sopracciglio alzato e con un solo occhio aperto e mi fa: “Del Black Friday non me ne frega una beata cippa e stai calma che la partenza è oggi pomeriggio”. Ma come? Non alle 8.30/9.00 come al solito? Ma quando mai si parte dopo pranzo? Eppure, è così e nemmeno la mia funzione di “Editor pro tempore” convince quel disgraziato del mio consorte a dirmi dove andremo. La destinazione del venerdì, infatti, è ignota ai soci, come da tradizione LCI per la partenza del giorno che precede l’HOG Inverno. Non mi resta che rassegnarmi ad aspettare e non posso nemmeno uscire a far compere per usufruire del Black Friday perché mio figlio, approfittando del fatto che i suoi due pazzi vecchi genitori se ne vanno per un week end, si è preso la mia auto… in Chat riecheggia la suoneria militare per la sveglia di gruppo.. vado a fare il caffè e verifico se Sassi ha ragione che la tuta non serve… il cielo è azzurrissimo, nemmeno una nuvola anche se è freschetto… ma è presto e c’è ancora tempo perché la temperatura si alzi giusto di quel tanto per non farci diventare dei ghiaccioli! Arrivano i primi messaggi di servizio sulla Chat, Sua Ortenzietà condivide l’elenco partecipanti e… wow! Saremo davvero un bel gruppo una volta che tutti ci ritroveremo a Torino!

Eh sì, una parte del gruppo da prodi eroi, “Le Rocce”, quelli del venerdì appunto, partono oggi in moto: ore 14 ci si trova finalmente in Concessionaria e si parte! Siamo in 10 moto e 13 persone. Prendiamo la Tangenziale Ovest con direzione Genova, usciamo ad Alessandria e ci dirigiamo verso il Monferrato. Saliamo a Loazzolo per giro panoramico: con Road Solbiati curve e tornanti sono assicurati! Ma non è che siamo al Run delle Dolomiti, oh??? Scendiamo a Cannelli e ci rechiamo all’Hosteria dei Meravigliati dove consumiamo allegramente un aperitivo offerto dalla Sua altissima Direttorialità Carlo Ortenzi per festeggiare il suo nuovo rombante mezzo. Se volete rendere felici i soci del LCI fate pagare aperitivi a qualcuno che, quando si è a scrocco, sono tutti belli contenti!!! A parte gli scherzi, location top e compagnia altrettanto top!

Ripartiamo alla volta di Cherasco dove si trova il nostro albergo “Il Campanile”, una dimora storica situata in una piazzetta immersa nel nulla con di fronte appunto il Campanile che rintocca lo scoccare di ogni ora. Adesso è un pochino freschetto, ma non si molla! All’arrivo davanti all’ingresso dell’albergo troviamo il nostro Assitant Director Giovanni Chiodini che ci dirige per effettuare un parcheggio da manuale e ci hanno anche raggiunto il Secretary Enrico Parolo e Cornelia, capo delle nostre Ladies. Ora siamo in 15 partecipanti.

Alle 20.30 ci troviamo per la cena: partono le discussioni più disparate.  Dai Solbiati che litigano per il piano della cucina, alla nonna centenaria di Filippo che ne combina più di Bertoldo e se indossa una delle sue parrucche bisogna iniziare a temere il peggio…  a Chiodini che per far contenta la sua mamma e comprarle un torrone da 10 euro, per permetterle di fare un dolce a Natale, è costretto a fare un ordine minimo di 300 euro e quindi parte a raccogliere le ordinazioni tra di noi: chi vuole la liquirizia, chi le fragoline, io opto per le coca cole frizzantine…. Preparatevi perché alla cena di Natale andremo tutti in coma diabetico…

Decidiamo allora di dare una svolta più seria alla serata: Filippo inizia quindi a spiegarci come si fa a trovare l’ispirazione per uno spettacolo teatrale in dialetto: semplice, una bazzecola. Si va al bar del paese, ci si siede a bere qualcosa ed a un certo punto a voce alta si dice ad esempio: “gomme quattro stagioni!”. Gli avventori del bar a quel punto partono a dire ognuno la loro, gli animi si surriscaldano, tutti vogliono avere ragione e si sfiora la rissa… Filippo ironizza che lui ci trae ispirazione per i suoi personaggi e spettacoli, ma per quelle persone è vita vera. Nel raccontare di queste avventure apprendiamo anche che in quel di Arluno è stata avvistata una razza di animale unica nel suo genere: l’Alce di lago, con grande cresta e corporatura dalla forma tondeggiante. Il concittadino di Filippo ne raccontava i dettagli in modo abbastanza preciso, Filippo per dovere di cronaca e trasparenza fa presente che era mezzogiorno passato quando il fatto veniva raccontato di fronte ai basiti avventori del bar; quindi, lui non può’ garantirne la veridicità e non si assume la responsabilità della mancata scoperta di una nuova specie animale. Proveremo a sentire Alberto Angela in merito.

Andiamo avanti: procediamo quindi al “Battesimo” dei soci che partecipano al loro primo Hog Inverno. Scene che definire “imbarazzanti” è dir poco: Paolo si esibisce in un balletto classico che denota una mobilità nei movimenti non male per un uomo della sua stazza… di certo, comunque, la grazia e leggerezza non gli appartengono… scusa Paolo, ti sei impegnato ma io devo dire le cose come stanno perché un Editor, anche se pro tempore, deve scrivere il vero! Serena canta con un tale trasporto che a momenti ci tagliamo tutti le vene, Massimo deve imitare un film con pessimi risultati visto che Enrico dice che stava imitando “Rain Man” e non ci azzeccava nulla. Solo Raffaella si salva dallo sfacelo totale: bendata deve individuare chi è il socio che le viene fatto toccare, ovviamente essendo stata prima attenzionata di non avvicinarsi alle parti basse! Si approfitta di questa situazione per “testare” la canzone che dovremo cantare la sera dell’evento: un macello, sarà un disastro di proporzioni epiche, faremo una figuraccia colossale e si racconterà di questa tremenda performance per anni. Dovremo essere in 47 del Legnano Chapter a cantarla. La Hog avrà una perdita a bilancio per questo perché, poco ma sicuro, verremo cacciati a pedate dall’evento e dalla Hog! 🤣 ma “la nostra banda suona il rock” gracchiata da noi riecheggerà nell’Eternità 🤣.

Oggi abbiamo cavalcato i nostri destrieri per 250 km, affrontato un po’ di vento e di freddino verso sera; quindi, a mezzanotte ci ritiriamo nelle nostre dimore per il meritato riposo che domani siamo ancora in pista!

 

Giorno 2: Il segreto della visita del Castello di Racconigi e Road to Torino 

Sabato mattina alle 8.30 ci troviamo tutti per la colazione: Sua Ortenzietà giunge nella sala come un profeta di pessime notizie e con in mano una strana pergamena: di cosa si tratterà? E cosa volete che sia? Ieri sera tra cena e dopocena si sono bevuti praticamente tutto il bar dell’albergo ed ora c’è da pagare il conto! Nessun problema: Solbiati coordina i lavori di conteggio ed il conto è presto saldato, ci imbacucchiamo e partiamo alla volta di Racconigi perché abbiamo prenotato visita guidata al Castello Reale.

Giungiamo a destinazione dopo una mezz’oretta e ci fermiamo per un veloce caffè, nel frattempo,  Davide e Serena vanno alla biglietteria per coordinare l’entrata alla Reggia. Li vediamo uscire con sguardi cupi al che capiamo che qualcosa non va: abbiamo prenotato la “visita con guida” ma questi del Castello intendono che la guida ce la dovevamo portare noi!! Insomma, tira e bistira non ci vogliono far entrare, ci propongono come alternativa visita alle 12 perché alle 10.30 non c’è una guida disponibile, ma a noi non va bene come tempistica. Parolo e Chiodini vanno allora al bar della Piazza a vedere se qualcuno del posto può darci una mano; ci dicono di andare a parlare con l’Assessore che è la farmacista del paese. Parolo e Chiodini vanno quindi a “prelevare” la farmacista che, con ancora indosso il camice, si reca con loro alla biglietteria. Ma è incredibile! Nemmeno la politica smuove la rigida bigliettaia! ‘Sta visita non s’ha da fare! Usciamo sconsolati, ci facciamo una foto davanti alla cancellata come se fossimo incatenati ad essa ed a quel punto Chiodini vede una donna in lontananza vicino ad una delle porte del Castello e le urla: ”fateci entrareeeee!!!!!!”.

Qui c’è un segreto: non ci è dato sapere cosa sia successo poco dopo, se Chiodini abbia sbattuto le ciglia, fatto gli occhi dolci a questa signora, agitato la sua fluente chioma bionda…. Sta di fatto che veniamo richiamati ad entrare perché una guida di nome Daniela ci vuole accompagnare all’interno del Castello… ci viene incontro e ci dice:

“mi hanno detto che c’è un gruppo di storti che vuole visitare la tenuta, quindi eccomi qua!”.

Negli anni di epiteti nei nostri riguardi ne ho sentiti tanti: “boomer”, “maranzi”, “tamarri” ecc…. ma “storti” non ce lo aveva mai detto nessuno!!! Avrete capito che la originatrice di tale complimento è la signora verso cui Chiodini aveva rivolto il suo strappalacrime grido di aiuto per entrare e perciò entriamo! Si capisce da subito che il Castello è bellissimo, Daniela con grande passione e competenza ce ne racconta la storia e quella dei Savoia e ci guida attraverso tutte le stanze spiegandoci dettagli storici ed architettonici. La visita dura poco più di un’ora ma il tempo è volato perché è stata talmente brava questa signora a descrivere il tutto che non ce ne siamo nemmeno accorti. Onorata anche la parte culturale di questa giornata risaliamo in sella e ci dirigiamo a Torino presso il Concessionario dove mangiamo velocemente, scambiamo quattro chiacchere e, cosa più importante di tutte, ci hanno raggiunto i rimanenti soci del nostro Chapter. Ci dirigiamo quindi verso l’albergo e dopo check-in, doccia e breve riposino alle 18.30 siamo nuovamente in sella per raggiungere la Polisportiva San Remo a Grugliasco dove consumeremo la cena insieme al Treviso Chapter ed American Chapter. Dopo una bella pasta e fagioli ed una bistecca alla Flinstones, riprendiamo i nostri destrieri ed andiamo all’evento presso Lingotto Fiere: ma non vi immaginerete che sfortuna dell’accidenti! Essendo andati un po’ lunghi con la cena siamo arrivati all’evento dopo il tempo limite per cantare la canzone; quindi, le nostre tessere H.O.G. sono salve! Ci siamo risparmiati una figuraccia del menga come si dice dalle nostre parti!

L’evento si svolge come di consueto con musica e con l’immancabile furgone del Vida Loca, seguono le varie premiazioni dei Chapter con l’annuncio ufficiale che il prossimo H.O.G. Inverno si terrà sotto il patrocinio del Pescara Chapter.

Per quanto concerne il nostro di Chapter alla fine il numero di partecipanti è stato significativo: 20 moto e 48 persone, direi proprio non male! Bravi tutti!

 

Giorno 3: il rientro 

Nella giornata di domenica ce la prendiamo comoda comoda: alle 9 colazione, poi con calma ci prepariamo ed alle 11 il gruppo motorizzato parte per rientrare a casa. Intorno alle 14 siamo al calduccio tra le pareti domestiche anche perché, nemmeno a farlo apposta, sembra che stia per arrivare la prima bottarella di freddo vero… vediamo se stanotte mi giunge qualche altro sogno premonitore…. Alla prossima bella gente e sempre LCI nel ❤️!!

 

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Run P&P: Panorama e Palato Run

Run P&P: Panorama e Palato Run

“P&P”, un acronimo che è tutto un programma… Panorama e Palato…

Per domenica 5 novembre viene programmato un run interno all’LCI che ricalca in pieno lo spirito HOG dei mesi più freddi: fare qualche chilometro per sgranchire i cilindri e stare insieme al gruppo per divertirsi con gli amici. Detto fatto: obiettivo centrato.

Sveglia (per noi che “arriviamo da lontano”) intorno alle 6:00 o poco più. Abbiamo più strada e dobbiamo anche verificare il tempo. Infatti, fino a metà della notte ha piovuto parecchio e – anche se il meteo sembra mettersi al bello – dobbiamo valutare bene quello a cui andiamo incontro. Quindi appena si aprono gli occhi, lo sguardo si rivolge oltre le persiane della stanza e.… è buio, umido, ma per fortuna non piove.

A questo punto la preparazione “anti freddo” è minuziosa: termica, calze pesanti, stivaletti invernali, una calda felpa, mezzo antipioggia (più preventivo che altro), giubbotto invernale e guanti riscaldati. Siamo ufficialmente pronti.

Abbiamo appuntamento alle 7:40 con Lucio, orfano della sua Chiara, al “solito posto”, arriviamo e ci sta già aspettando, quindi, senza indugiare usciamo da Lodi ed imbocchiamo l’autostrada. Arriviamo al “solito autogrill” (quello di San Giuliano sulla tangenziale ovest) dove ci aspettano Franz e la nuova versione del Melo (senza barba sembra un’altra persona). Il tempo di salutarsi e si riparte in direzione Legnano.

Il ritrovo è alle 9:00 alla nostra concessionaria Harley Davidson Legnano, con partenza alle 9:30. Arriviamo tra i primi e possiamo permetterci anche un caffè.

Quando siamo tutti presenti il Direttore ci catechizza come “Road Captain” di giornata: andremo belli tranquilli, ma attenzione al fondo, soprattutto nel pezzo di arrivo all’eremo… poche parole ma lapidarie.

Il gruppo strada si completa con Marco “chiudi rotonde” e Giovanni “non serve lo specchietto, intanto lo senti quando arriva” come safety (una sicurezza!) e con “tranquillità” Filippo che ci fa da scopa.

Nell’allineamento allietato dal sole, abbiamo due lady pilota (Cinzia e Stefania) e poi il gruppo: siamo 19 moto in tutto che scorrazzano in giro 27 amici pronti per una domenica “diversa” dal solito. Purtroppo, abbiamo anche due defezioni: Max ed Enrico. Capiamo fin da subito quanto ci mancheranno: Silvia, vista la situazione, viene eletta “fotografa per un giorno”.

Usciamo da Legnano attraverso Corso Italia, il sottopasso della stazione e poi giù per via Novara. Imbocchiamo la SP148 fino ad immetterci nella SS336dir in direzione ovest. Allo svincolo di Oleggio si svolta a sinistra sulla SS527 con cui passiamo confine tra Lombardia e Piemonte sul fiume Ticino. Attraversiamo Oleggio per poi raggiungere con la SS32 Pombia e Borgo Ticino. Da qui seguiamo per Comignago e poi, con la SP159, Oleggio Castello e Ghevio. Poco dopo Ghevio ci fermiamo per un caffè e una difficoltosa “sosta tecnica” (a causa dell’abbigliamento, l’andare in bagno diventa un’impresa ardua…). Presso il caffè “Le Camelie” facciamo quindi una pausa più che altro “preventiva”, visto che, giustamente, veniamo avvertiti che all’eremo di San Salvatore “non c’è niente” se non la prima “P” del nostro run: il PANORAMA…

Ripartiamo, ma i chilometri da fare non son tanti; infatti, all’altezza di Lesa svoltiamo a sinistra e iniziamo a inerpicarci sul monte San Salvatore. Arriviamo nel piazzale dove parcheggiamo, poco prima delle ore 11:30. Sistemiamo le moto e facciamo l’ultima scalinata per arrivare alla chiesa di San Salvatore antistante il punto panoramico.

Qui ci hanno raggiunto in auto in 4, Valter, Paola, Mariangela e Daniele, portando così il numero totale a 31 più 2 “amici pelosi” al seguito.

Raggiunto il punto sovrastante il parcheggio, ci godiamo la vista: in primo piano il lago Maggiore, in secondo piano il lago di Varese e sullo sfondo la pianura lombarda con al centro Milano. Siamo fortunati, perché la giornata è sufficientemente tersa e limpida per avere una visuale decisamente suggestiva.

Abbiamo possibilità anche di visitare la chiesetta di San Salvatore, la cui costruzione si inizia intorno all’anno 1000 grazie alla volontà dei monaci benedettini dell’abbazia di Massino. Durante il passare dei secoli, la chiesetta subì diverse trasformazioni, infatti l’attuale cappella laterale d’oriente, era prima l’abside della chiesa. Qui sono state rinvenute, durante i restauri, alcune opere del XV secolo probabilmente di Giovanni de Campo, che aveva operato per volere di Lancillotto Visconti, feudatario di Massino. Intorno alla fine del XV secolo, si assistette ad un declino dell’abbazia fino all’arrivo sul monte dei monaci eremiti di Sant’Agostino che allargarono il complesso e si stanziarono fino al 1660. Di quel periodo sono il campanile e la sacrestia. Nel XVII secolo la struttura della chiesa venne stravolta, modificandola in quella che ancora oggi possiamo vedere.

Dopo aver scattato alcune foto, aver mangiato qualche biscotto gentilmente offerto, aver perso gli sguardi nell’orizzonte della pianura, raccolto un po’ di castagne e, diciamocelo pure, anche parecchio cazzeggio, veniamo richiamati all’ordine da Carlo che ci “invita dolcemente” ad appropinquarci alle moto per raggiungere la seconda “P” del nostro run: il PALATO…

Altri 7/8 chilometri e raggiungiamo la Trattoria San Salvatore (giusto per rimanere in tema…), ripiego (rivelatosi ottimo) della meta culinaria originale che non ci avrebbe potuto accogliere tutti.

Ci disponiamo su due tavolate, e il languorino ci assale… Ci servono un antipasto di salumi misti decisamente ottimo, accompagnato con del paté di fegato di pollo e l’immancabile giardiniera. Subito dopo passiamo ad un buonissimo risotto con arance: alla richiesta di bis, ad un paio di “sfacciati” (tra cui io), in parecchi si “sacrificano” e si immolano alla dea cucina. Concludiamo con il dolce e il caffè.

Di chiacchierate ne abbiamo fatte parecchie durante la giornata, e quindi il Direttore non ci lascia molto tempo per “digerire”, ma, giustamente, si preoccupa di farci viaggiare in piena sicurezza e con il chiaro: in questa stagione bisogna sempre tener ben conto dell’orario e del tramonto.

Si riparte quindi dal ristorante costeggiando il lago in direzione sud verso Arona sulla SS33. Prima del Parco della Rocca Borromea, svoltiamo a destra e saliamo verso il “San Carlone”, la colossale statua dedicata sul Sacro Monte a San Carlo Borromeo. Scendiamo ancora verso Arona e da qui imbocchiamo la SP142 verso Oleggio Castello. Entriamo sulla A26 che ci porta direttamente sulla A8. Svoltiamo verso ovest e ripassiamo il confine tra Piemonte e Lombardia. Da qui, diretti verso l’uscita di Castellanza, dove ci stacchiamo dal gruppo che ripiega verso il concessionario, mentre noi torniamo verso casa.

Arriviamo a casa poco prima delle 17:00 ma non prima di aver salutato chi ci ha accompagnato verso Lodi. Noi abbiamo fatto circa 280 km che, tutto sommato, per una fredda ma non piovosa domenica di inizio novembre non è poi così male.

Vorrei concludere con una cosa molto personale, ma che mi ha fatto comprendere le diverse percezioni di chi “ci vede” da fuori e di chi invece viaggia in gruppo, e soprattutto lo fa con un gruppo come il nostro… allo svincolo della SS32 con la SP32dir, Stefania (come Lady neofita) era francobollata al RC, quindi in testa al gruppo. Io invece facevo bella compagnia alla scopa nelle ultimissime retrovie. La strada ci ha fatto fare un ampio tornante a 360 gradi leggermente in salita, quindi, durante la ripartenza sulla strada appena imboccata, lei vede il “serpentone” del gruppo e mi sussurra nell’interfono: “Che belli che siete…”. Io, con un po’ di emozione in corpo ho pensato: “…Che siamo, mia adorata zavorker… che siamo!!!”. (Per chi non lo sapesse la “zavorker” è l’essere mitologico che nasce quando la “zavorrina” si trasforma in “biker”…).

Buona strada a tutti, alla prossima.

Stefano – Biker58

EUROPEO 2023 LEGNANO CHAPTER – HD120th BUDAPEST

EUROPEO 2023 LEGNANO CHAPTER – HD120th BUDAPEST

Capitolo 1 – Si parte!
Whatsapp, venerdì sera: “Ciao Direttore Galattico, ma per l’Europeo ci verrà data una maglietta? Non so quante magliette portare per nove giorni”. Risposta: “Dipende se arrivano e comunque all’evento non mancherà certo la possibilità di comprare del vestiario Harley”. Trooooppo pratico il Director…
Effettivamente non ha tutti i torti. Però non si sa mai, quindi carico comunque nove di tutto e tocco i 15,6 kg di valigia. La porto la macchinetta del caffè? No, non ci entra. Medicine varie che non si sa mai, tablet per il lavoro; servirà il costume? Boh, portiamolo.
Inizia così il mio primo Europeo con il Legnano Chapter Italy #7552 : fretta di partire e strizza di arrivarci impreparato. Mi ci vedo proprio in giro per la foresta di Bukki a spiegare ad un magiaro che vorrei delle mutande… Poi finalmente svengo sul letto ed in un attimo sono già le sei della fatidica mattina della partenza. Un bacio a salutare la moglie e la sua infinita pazienza; carico il Mammuth da 15 kg sul sellino del passeggero, perennemente vuoto, gilet giallo da Safety e via verso la concessionaria. Siamo già in tantissimi e di questi sono tanti anche quelli al primo Europeo, con la mia stessa fregola di partire. Inizia il briefing pre-partenza ma (c’è sempre un cazzo di “ma” quando stai per lanciarti in qualcosa di mitico) arriva una bordata inaspettata: i Chiodini hanno avuto un grosso problema familiare e non possono venire. Come non vengono? Non vengono. Punto! In un colpo solo perdiamo il Giò, Assistant Director e Monica Maria Eva Ceriani Chiodini che, anche se non è brasiliana, è comunque la nostra Ronaldinha delle organizzatrici di Europei in moto; direi che l’inizio non è proprio dei migliori… Che si fa? Si va comunque? Si, andiamo. Penseranno alla gestione del viaggio il Direttivo ed il mitico Pacca. E per l’inglese schiereremo a tutto campo Marco Marinello anche se lui ancora non lo sa.
Siamo 29 moto divisi, per comodità di viaggio, in 3 gruppi; Gruppo Tokaj con Foley come Road Captain, Simone come Safety, Antonio in chiusura. In mezzo al campo lo Sheriff, il Pacca con Magda, Valentino con Maria Grazia, Danilo, Pamela, la new entry del gruppo che fortunatamente si chiama Davide denotando quindi un certo stile innato nella scelta del nome. Non so perché ma già mi piace.
Gruppo Paprika diretto dal Road Enrico Lattuada (e non da Tinto Brass come speravo ma non si può avere tutto), Safety è Marco “the Englishman di Lonate”, Enrico Parolo in chiusura. In mezzo Giuseppe, Michele con Antonella, Monica Breda, Cornelia, Cinzia, Daniele con Maria Angela, Max il Fotografo con la pazienza di Giobbe.
Gruppo Woody guidato dal Road Alberto, come Safety il fantastico ed umilissimo Editor, in chiusura il Director Carlo. In mezzo, a pregare che il Safety non si faccia i cavoli suoi alle rotonde, ci sono: Luca, Paolo, Alessandro con Silvia, Alberto Galli con Elena, Davide Sassi con Susy, Roberto con Donatella, Tiziano con Maristella. A supportare i tre gruppi segue, come sempre agli Europei, il mitico Alberto Arrigoni che col furgone d’appoggio carica ricambi e cibo per alcuni pranzi in corsa previsti dal programma di Monica. Ad occhio direi che siamo uno squadrone organizzatissimo, poche balle.
Ci avviamo, con un pizzico di retrogusto amaro per il problema che ha colpito i Chiodini, ed abbiamo davanti 600 km di autostrada verso la Slovenia. Ovviamente la cosa è un po’ noiosa ma fortunatamente ogni 100/120 km ci si ferma per rifornimenti, pipì e soprattutto per fare un po’ di sano puttanaio. Così casinando qui e là lungo gli autogrill della A4, ci ritroviamo quasi senza accorgercene in Slovenia a Celje al nostro albergo di destinazione per la tappa di oggi. Si chiama Hotel A, insuperabile esempio di fantasia slovena per i nomi degli alberghi. L’hotel è conciso solo nel nome perché dentro invece è bellissimo e c’è pure un bar/ristorante nel quale ci lanciamo, subito dopo la doccia, in cerca di una birra.
Sempre senza spostarci di un millimetro passiamo dal momento aperitivo a quello della cena che scivola via alla grande in mezzo a chiacchiere e risate che stanno aumentando di quantità: ognuno di noi è un pezzo di puzzle che man mano si va ad incastrare con gli altri ed il quadro finale si sta già componendo. Si vede chiaramente e, anche se siamo solo al primo giorno, sono sicuro che sarà un Europeo bellissimo perché, fortunatamente, è un gruppo bellissimo.
Chiudiamo la serata con i festeggiamenti per il compleanno di Cinzia e con Simone che improvvisamente decide di trasformarsi in un mago della finanza: l’idea geniale è rientrare dei soldi spesi per questo Europeo e farlo a costo zero. Comunica quindi a tutti e tutte che la sua camera è la 109 e chi è interessato deve presentarsi con minimo 50 euro da mettere sul comodino solo per iniziare. Poi si vedrà. Probabilmente siamo tutti stanchi del viaggio perché ottiene solo una foto hot di Tiziano di fronte alla sua porta chiusa…. Ci riproverà però nel frattempo andiamo a dormire . Domani sarà un’altra lunga tappa ma ormai il Legnano è in viaggio, la prima tappa è alle spalle e non si torna indietro.
Capitolo 2 – Seghedino chiama, Legnano risponde
La nottata, in questa zona della Slovenia, è stata un po’ umida e le selle delle moto lo sono di conseguenza. “Giubbotto e felpina?”; “Ma no, sta già arrivando il caldo.” “Solo giubbotto, dai, poi vediamo”.
Con Sciukky – Capo Woody – scendiamo per colazione abbastanza in anticipo rispetto all’apertura della sala per scoprire che tre quarti del gruppo è subito a ruota; praticamente è un Chapter d’insonni il nostro ma credo che il recordman sia il Galli. Alle 3.30, per disperazione, era in giardino a fumare per cercare di raggiungere un relax mentale che alla fine non è mai arrivato; anzi, visto il fresco che faceva, credo sia tornato in stanza a ballare sul letto di Elena, più sveglio di prima. Calcolando che alle 7.30 abbiamo il ritrovo alle moto, scateniamo una pressione psicologica importante sul cameriere per accelerare la portata di cose dolci al buffet. Ecco, la sensazione è che forse la parte più difficile di questi nove giorni nell’Est Europa sarà proprio la colazione: ogni mattina ci mettiamo un po’ ad individuare la zona “dolce”, sempre abbastanza ristretta, perché hanno una passione smodata per riempire i buffet di cibo salato. Che senso ha aprire la giornata con prosciutto, formaggio e frittata quando puoi iniziarla con brioches, nutella e marmellata? Giusto o no? Mi sento già Antonio: “a me piace la frittata di mattina”. Tu sei il Dealer e puoi fare quello che vuoi. Magari domani mattina ci prendiamo tutti e due la peperonata, eh? (datemi un secondo che mi ricompongo perché con la lingua fuori non vedo la tastiera e non riesco a scrivere).
Alle 8.00, puntualissimi e con partenza stile “Le Mans” (vedere foto), siamo già in strada direzione Ungheria. CI aspettano altri 500 km circa con destinazione finale Szeged o Seghedino per gli amici; gli ungheresi hanno una fenomenale attitudine a chiamare le loro città in modi impronunciabili per poi doverle sottotitolare per sperare che qualcuno riesca ad arrivarci. Contenti loro.
Benzina subito appena entrati in autostrada e poi dopo altri 85 km. Niente da segnalare a parte il Safety artista che manda ai matti il Road Folegatti perché scala a prendere informazioni sul resto del gruppo ma poi non torna mai a riferirgliele in quanto trova sempre qualcosa o qualcuno che lo distrae dal compito. D’altronde se uno è artista, interpreta a modo suo… Il passaggio autostradale tra Slovenia e Ungheria è indolore – nel senso che non c’è proprio niente da attraversare – solo un cartello che segna il confine come da noi tra le Regioni; cambia però la qualità dell’asfalto che in Ungheria è meno curato a livello di buche ma niente di ingestibile. Primo rifornimento ungherese, terzo della giornata, a Nagykanisza. Il primo che dice che Domodossola è un nome difficile si becca una zoccolata in fronte; provate a pronunciare Nagykanisza senza ridere e poi vediamo. Ormai siamo usciti dall’autostrada e finora, in totale, abbiamo percorso un terzo del tragitto di oggi; anche se siamo appena entrati nel Paese e quindi forse è ancora presto per giudicare, l’Ungheria non mi sembra affatto male. Molto pulita e curata. Per fare la pausa pranzo ci sorbiamo ancora una tappa da 100 km e, quando arriviamo all’area di sosta individuata da Road Lattuada, vi troviamo il ristorante/grill più assurdo che abbia mai visto; praticamente hanno posizionato in questo grande parcheggio tre autobus gialli, in disuso e con look sovietico, ed all’interno hanno allestito: ristorante con aria condizionata in uno, bar/paninoteca e cucina nel secondo, bagno nel terzo. Dei geni criminali. Si chiama Ikarus Faloda ed è pure indicato sulle mappe di Google; andate a vederlo su internet. Sembra una roba da zingari invece il caffè che prendiamo a fine pranzo è pure buono. Noi però, per non sapere né leggere né scrivere, il pranzo lo facciamo col nostro ristorante mobile “McArrigons”: va bene andare all’avventura ma calma e sangue freddo.
Due parole sul “pranzo col furgone” perché è la prima volta che mi capita di assistere: Alberto arriva e parcheggia cercando un’ombra. Non appena apre il portellone posteriore un gruppetto di persone, soprattutto harleyiste con autista ma non solo, si lancia a dare una mano ad allestire tavoli d’appoggio, panche e preparare il cibo che Alberto passa all’esterno. Il Pacca dirige, organizza, prepara ed in tempo zero stiamo già mangiando, spesso all’ombra del furgone stesso. Si torna al discorso del puzzle: siamo 39 pezzi che man mano s’incastrano trovando il proprio posto per rendersi utili. Finita la spazzolata, altrettanto velocemente il gruppo di persone, sempre guidato da Alberto ed il Pacca – che sgobbano un casino, niente da dire – fa sparire il tutto come dei prestigiatori. Si vede che è un meccanismo oliatissimo da anni di Europei ed è un’idea molto intelligente per le tappe tecniche dove dobbiamo metterci alle spalle velocemente molti chilometri. Chapeau.
Dopo pranzo facciamo altre due tappe benzina ma la seconda, che risulta lunga e macchinosa, ci fa arrivare un po’ tardi al Novotel di Seghedino. Il mio gruppo Woody arriva infatti per le 18.30 anziché nel pomeriggio come previsto. Sembra niente ma purtroppo pregiudica alla maggior parte di noi la visita alla città che Monica aveva minuziosamente preparato con tanto di mappa e tragitto a piedi da seguire (sei un mito!). Forse è il momento dove più si è sentita l’assenza della nostra Ronaldinha perché sono convinto che, se ci fosse stata, in qualche modo avrebbe recuperato le visite nonostante i tempi molto ristretti. Magari ci avrebbe tirato giù dal letto alle 6 di mattina; tanto siamo sempre tutti svegli all’alba. Invece con Capo Woody, Luca e Max riusciamo solo a vedere il lungo-fiume Tibisco, la piazza del Mora Ferenc Museum con lo splendido gioco di fontane d’acqua e la Chapel of Wine, una cappella bellissima che hanno riconvertito in birreria dove, dopo aver assaggiato la loro fantastica birra IPA decidiamo che Seghedino è finita lì. Ci sarebbe da vedere il municipio, l’hotel Tisza, la fontana dei re, l’università, la Cattedrale, la Sinagoga, ma tant’è, questa birra è incredibile.
Ormai è già ora di raggiungere il ristorante per la cena. Chiudiamo la serata al Halaszcsarda Kiskorossy godendoci i menu a base di pesce-gatto con paprika in volo radente qui e là – Seghedino è la patria di questa spezia – già prenotati prima ancora di partire. Facciamo seguire una passeggiata sul lungo-fiume per digerire le mega-porzioni che ti servono nei ristoranti ungheresi e, una volta giunti nella piazza di fronte al hotel, un bel giro di “Anisetta” originale gentilmente caricato sul McArrigons dai mitici Michele ed Antonella. Meglio di così….
Tra una risata ed un’altra sono già le 23.30 di sera; le giornate volano qui all’Europeo come sempre quando ci si diverte sul serio. Domani cominceremo ad affrontare l’immensa pianura ungherese – la Puszta – ed un pomeriggio intenso a Hortobagyi per atterrare poi a Debrecen: meno chilometri e più turismo culturale, con l’intermezzo di una strada di campagna che ci ricorderemo per un bel pezzo. Ma è storia di domani…
Capitolo 3 – La Puszta, Hortobagy ed i suoi bellissimi cavalli
Se alle 7.30 di mattina guardassi da una finestra del centro di Milano, vedrei una quantità enorme di automobili che lottano come leonesse per guadagnare un semaforo verde che tanto le porterà inevitabilmente solo al rosso successivo; clacson che urlano le incazzature del lunedì e la disperazione per il weekend ancora troppo lontano. Qui a Szeged, invece, sembra di stare su un altro pianeta. Tre auto di numero all’incrocio sotto la finestra mia e di Capo Woody e nella tranquillità della piazza vedi passare Tiziano e Maristella che, a passo svelto, tornano verso l’hotel. Ma dove saranno mai andati così presto? A sentire lei, sembra che lui non le lasci scelta; si sveglia talmente presto che già all’alba scalcia la porta della camera e scalpita per uscire, per cui Maristella disperata non può far altro che assecondare questa fame d’aria per non venire travolta. Questa volta però unisce l’utile al dilettevole e si fa accompagnare dal purosangue a visitare quella parte di Seghedino che non è riuscita a vedere la sera precedente; adesso stavano rientrando velocemente per dargli la meritata colazione a base di latte e biada.
Oggi la partenza è prevista verso le 9.00, quindi molto in tranquillità. Colazione praticamente di gruppo, ironie e provocazioni di Simone e del Sassi che già di prima mattina scivolano tra i corridoi e mettono di buonumore. Ogni tanto la Susy richiama il Sassi all’ordine ma oggi lui mi sembra in ottima forma: sta carburando il ragazzo. I sorrisi lampeggiano appena svoltato l’angolo dell’ascensore e non spariscono neanche quando la macchina del caffè manda fuori un espresso con un colore così arancione che, personalmente, mi fa deviare verso un più sicuro infuso ai frutti di bosco. Ale e Silvia che fanno i conti di quando lavare le magliette “tecniche” di lui, Enrico Parolo che mi abbraccia mentre passa, lo Sceriffo che cerca la marmellata che poi, sta bastarda, è sempre in un angolino dietro di te, esattamente in quel mezzo metro di buffet dove non avevi guardato. I Lattuada ed i Cirignano che li senti arrivare prima ancora che compaiano all’ingresso della sala. Effettivamente tutti quanti siamo un po’ “rumorosi”, anche se non tantissimo; però vedo che gli altri clienti dell’hotel apprezzano perché inizieranno la settimana in modo diverso dal solito, Potranno raccontare di aver fatto colazione insieme a 39 harleyisti italiani. Mica niente, oh!
Sgasiamo in relax ed usciamo facilmente da Seghedino, anche se il traffico è aumentato; alle fermate dell’autobus i residenti rimangono basiti quando ci vedono passare ed anche a loro lasceremo qualcosa da raccontare in ufficio quando bontà loro ci arriveranno. La prima sosta benzina è prevista dopo 120 km ma calcolando che abbiamo fatto tutti il pieno la sera prima, andiamo via veloci, sempre divisi in tre tronconi come da accordi del Gruppo Strada. Attraversando i paesini tra Szeged e Hortobagy incontriamo nuovamente i pali telefonici attrezzati per accogliere le cicogne ed i loro piccoli – allora non era una casualità quella di ieri, ma un’abitudine della zona, carina come idea – e la stranezza di vedere molti proprietari di villette tagliare l’erba del proprio giardino contemporaneamente. Siamo ormai nel pieno della Puszta, pianura di immense coltivazioni a perdita d’occhio, che incuriosiscono moltissimo Cornelia, Enrico e la parte “agronoma” della personalità di Luca. Anzi direi che per Luca è stato amore a prima vista: macchine agricole di tutti i tipi e strategie di coltivazione originali per non lasciare inutilizzato neanche un centimetro di terreno. Tutto fantastico e bellissimo fino a che, appena finito un villaggio dove tutti ci salutavano, il navigatore ci fa girare a sinistra in una strada allucinante, così incredibilmente “bucata” proprio grazie ai cornutissimi trattori di cui sopra: ecco perché tutti ci salutavano; era un addio. Non mi ricordo precisamente quanti chilometri abbiamo percorso di questa mulattiera folle perché ad un certo punto dovevamo pensare a portare in salvo le moto (a parte i Panamericani che facevano i fighi con le loro sospensioni elettroniche); comunque, visto che sono qui a raccontarla, siamo tutti sopravvissuti anche se sicuramente questa strada ha fissato una nuova definizione di “strada di merda”.
Attraversiamo il Ponte a Nove Archi ed arriviamo finalmente alla Hortobagy Csarda che ci ospiterà il pranzo. Ogni tot passa un’ambulanza che secondo il Sassi arriva a salvare chi ha mangiato il gulasch 30 minuti prima (lo dicevo che era in forma) ma noi ci sediamo lo stesso, confidando che sia solo una battuta. Così è, fortunatamente, e direi che ci godiamo assolutamente i menu tipici ungheresi che ci servono – c’è anche una specie di carbonara di sapore accettabile -. Finiamo giusto nei tempi previsti per spostarci a visitare il Màtai Menes, uno dei più importanti centri di allevamento di equini, bovini e pecore all’interno del Parco Nazionale di Hortobagy.
Il Parco si estende su circa 70-80.000 ettari di terreno per cui, per poter visitare la parte relativa a questo centro, veniamo caricati su delle specie di carrozze dove nelle varie tappe ci viene spiegata la storia, l’organizzazione ed i prodotti, soprattutto lanieri, dell’allevamento. Prima di partire con le carrozze però facciamo in tempo ad entrare nelle stalle con i box degli equini; l’impatto è pazzesco, sia per le dimensioni delle stalle che per le decine e decine di cavalli di una bellezza imponente e statuaria. Ammetto che un pensiero è andato alla Blegy: se fosse stata qui credo si sarebbe fatta adottare e vedendoli da vicino capisco la sua passione sfrenata per questi animali. Nell’ultima tappa della visita i mandriani a cavallo ci regalano un loro spettacolo equestre condito dallo schiocco fortissimo delle loro tipiche fruste; sembrano colpi di pistola tanto sono secchi e rumorosi.
Tornati alla base, riprendiamo le nostre moto ed il nostro viaggio. Siamo diretti a Debrecen e, essendo abbastanza vicini, nel giro di un’oretta siamo già al nostro Hotel di arrivo per oggi, il Mercure – molto bello anche questo, Monica. Complimenti -. Segue la cena, sempre con menu predefiniti prima ancora di partire, al ristorante Regi Posta Etterem; il tutto abbastanza veloce, sia perché sono organizzati ma anche perché abbiamo capito che in quella zona d’Ungheria i locali chiudono presto. Alle 20.10 siamo entrati ed alle 21.30 siamo già fuori per Debrecen a cercare il Lycium, questo albero di 250 anni piantato per risolvere una discussione religiosa. Lo troviamo nascosto dietro il fianco sinistro posteriore della Grande Chiesa Riformata, simbolo di Debrecen e della sua piazza principale. Anche se sono solo le dieci di sera, la città è praticamente deserta ma noi non demordiamo e riusciamo a scovare un paio di localini ancora aperti dove concludiamo la serata a suon di birra, Gin Tonic, eccetera. La giornata di oggi è stata particolarissima e divertente; domani ci toccherà invadere la Regione del Tokaj e, visto il gruppo di diversamente astemi di cui siamo composti, diciamo che NON si strapperanno i capelli dalla disperazione. Chiudo lasciandovi la chicca della giornata:
stiamo tornando a piedi verso le moto dopo aver concluso la visita del centro di allevamento. Il Sassi nota sul retro delle stalle un grosso tubo verde e subito richiama l’attenzione di Tiziano (un altro che non si fa pregare).
“Quello è un inseminatore artificiale. Lo usano per far riprodurre i cavalli senza stressarli.”
Tiziano intanto ascolta interessato e cerca di dire qualcosa ma sempre il Sassi di botto “ce lo avevo anch’io a casa”
A questo punto interviene la Susy per cercare di frenarlo “non sarebbero proprio cose bellissime da dire” ma lui si smarca velocissimo “ma perché? Sai che comodo che è?”. Standing ovation!! Poi non mi ricordo più niente perché stavo lacrimando dal ridere però alla sera a cena il Sassi era un pizzico claudicante. A domani….
Capitolo 4 – Il Tokaj degli Hobbit ed un castello nella foresta
Le prime giornate di questo Europeo sono sempre state molto impegnative tra chilometri percorsi e visite effettuate ed in più la sera non è che si vada proprio a letto con le galline; ho dato, quindi, per scontato che sarebbe stato abbastanza complicato tirarsi su viste le poche ore di sonno. Invece ogni benedetta mattina ci vede ingarellati con l’alba per chi sorge prima e fino ad oggi abbiamo sempre perso; di un soffio ma comunque perso: non siamo del tutto normali, diciamolo. Stamattina invece temo che Sciukky l’abbia presa a pedate nel sedere l’alba perché lo trovo già che sbuffa e sospira curvo sul suo telefonino a cercare delle soluzioni che evidentemente non esistono. Poi prende fiato e sbuffa ancora ma questa volta girandosi verso il mio letto.
“Cosa c’è?” con una voce così rauca che sembra mi sia ingoiato un altoparlante della stazione. Maledetta aria condizionata. Si avvisano i signori passeggeri che il treno del Legnano Chapter è in arrivo al binario 3. Le carrozze di prima classe sono in testa al convoglio ed il furgone-ristorante McArrigons è sempre in coda. Ferma a Celje, Szeged, Debrecen, Lillafured, Budapest. Vi auguriamo un buon viaggio con Ronaldinha Tours.
“C’è che sono preoccupato per domani quando arriveremo a Budapest. L’hotel non ha voluto aiutarci con la prenotazione del parcheggio per cui, una volta là, dovremo cercare un posto che accetti tutte le ventinove moto tenendo presente che saremo in centro città, magari zona pedonale, ed il traffico ed i semafori faranno di tutto per spezzarci in vari tronconi”.
Non ha torto il Road perché effettivamente sembra un bel casino però… “vuoi che il Direttivo non abbia già pensato ad una qualche soluzione?” (spoiler: si, l’aveva fatto!). “Prima di partire per il Tokaj sentiamo i boss”. “Dai che oggi ci aspetta la cantina con la degustazione dei vini. La preoccupazione più urgente è vedere se dopo saremo ancora in grado di guidare fino a Lillafured eheheheh. Oltretutto nel gioco dei tre gruppi oggi toccherà a noi stare davanti per primi; quindi, cerchiamo di trovarla questa Winery”.
E così scendiamo in sala colazione di questo Hotel Mercure che troviamo piena di persone chiaramente in viaggio di lavoro; ci sono anche alcuni italiani che, senza sforzo visto che non passiamo proprio inosservati, ci notano e ci studiano per poi cercare un aggancio e capire cosa diavolo facciamo lì a Debrecen. Descrivo loro il progetto del nostro viaggio che alla fine ci porterà domani a Budapest per festeggiare il 120mo della Harley Davidson. Ad uno di loro scappa un “oh, però! Che viaggio!” di ammirazione ma poi rovina tutto dicendomi che anche lui va in moto perché ha uno scooter. “Ma va?! Che bagnoschiuma ci metti?”. E niente… una possibile amicizia internazionale uccisa in culla.
Partiamo, lasciandoci alle spalle Debrecen e pian piano anche tutta la Puszta e le sue infinite coltivazioni per dirigerci verso nord-est, molto vicino all’Ucraina che in questo momento ha ben altri pensieri. Il viaggio scorre senza particolari intoppi; qualche sorpasso ed una signora che s’incazza quando la rallento un pelino per agevolare il passaggio del mio gruppo. Non rispondo perché tanto so che potrò poi vendicarmi quando scriverò l’articolo e parlerò di lei. “Vecchia stronza! Baciami il culo! Tiè!”. Ecco fatto, tutto a posto.
Quando iniziamo a vedere i vigneti è evidente che siamo entrati nella Regione del Tokaj, patrimonio Unesco tanto per capire lo splendore della zona, dove producono questo vino dolce famoso in tutto il mondo; arriviamo quindi a Hercegkùt, villaggio ricoperto di erba e vigneti dove hanno creato tutta una serie di cantine particolarissime scavate nel tufo che vanno in profondità delle colline e dove ogni famiglia proprietaria conserva il proprio vino. Come fa notare più d’uno, sembra effettivamente un villaggio di Hobbit; le cantine sono in realtà delle grotte e sono “abitabili” per modo di dire vista la temperatura freschina, l’umidità e la mancanza di luce, nel senso che ci si può stare all’interno per un certo periodo e godersi il vino in tranquillità. La nostra destinazione è la Gotz Pincészet, di proprietà appunto della famiglia Gotz, che possiede la maggior parte dei vigneti della zona. Ci accoglie una splendida ragazza – Ildiko Gotz – che in un fluente inglese, tradotto dal tuttofare Marco, ci racconta la storia della zona, della sua famiglia e ci accompagna poi all’interno della loro cantina di rappresentanza per il pranzo con degustazione di sei dei loro vini accompagnati da salumi e formaggi tipici. Il tutto viene da noi ingollato senza battere ciglio; non sa che ha a che fare con dei professionisti dell’alcool ed infatti, nonostante i sei vini differenti, non mi sembra che nessuno abbia particolari problemi di equilibrio. Ci salutiamo con la nostra gentilissima guida e la sua famiglia; Tiziano ed il Sassi fanno i furbini facendosi accompagnare alle moto con l’auto da Ildiko ma, visto che il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, Tiziano lascia la propria felpa sull’auto della ragazza. Credo che stasera i claudicanti saranno due….
Ripartiamo in direzione ovest ed in un paio d’ore siamo a destinazione: Hotel Palota, sul lago Hàmori, tra gli alberi della Foresta di Bukki. Un castello spettacolare finito di costruire nel 1930 che – come se non bastassero già la bellezza stilistica della struttura e la vista su lago e montagne – include anche un giardino botanico, grotte e pure una cascata. All’interno dell’hotel tutto è stato mantenuto il più possibile “in stile neo-rinascimentale”, dalla hall alle stanze; per chi vuole è disponibile una SPA con piscina, altri puntano il bar per gustarsi una birra nell’immenso giardino ed altri ancora si dirigono al lago per noleggiare delle barche a remi ed esplorarlo un po’. Onestamente, il tutto, è una cosa incantevole; io finisco sulla barca a remi ma fortunatamente sgobba Ale Cro perché sa il fatto suo mentre il nostro Director gironzola per l’hotel in accappatoio, infradito ed un cocktail in mano: l’ha preso alla grande l’idea della SPA.
Ci godiamo la cena con consegna delle magliette per l’evento Harley della sera dopo ed il dopocena nella sala interna del bar, a bassa voce perché l’ambiente lo richiede ma per noi è uno sforzo disumano. Anche oggi è andato tutto bene e domani si vedrà. Vi saluto con la chicca di oggi:
siamo nella cantina Gotz seduti a tavola in attesa di partire con la degustazione. Non mi ricordo come, sarà forse per l’ambientazione buia della grotta, arriviamo a parlare di animaletti nelle cantine ed interviene Bellasimo:
“ho trovato anch’io delle blatte nel mio giardino”
“ah, intendi gli scarafaggi!”
“No proprio le blatte”
“E qual è la differenza?”
“Le blatte hanno il corpo allungato e quando le schiacci fanno BLAT!”.
In dieci secondi Simone ha risolto un mistero che neanche Piero Angela in 70 anni di carriera. Bastava chiedere a quello giusto. E andiamoooo…
Capitolo 5 – Dal castello delle favole ad una favolosa città
L’orologio vibra per dirmi che è ora. Cacchio, per una volta che stavo dormendo… Lancio un’occhiata fuori dalla finestra ed il Galli è già nel terrazzo a fumare la prima sigaretta della giornata godendosi un panorama incredibile tra montagne verdissime e lago sul loro lato sinistro. Ha ragione; non sarà facile avere nuovamente l’occasione di svegliarsi con una vista così in un hotel altrettanto particolare. Oppure era solo stufo di stare in camera senza tanti ragionamenti filosofici. Giusto il tempo di fare colazione e dovremo abbandonare tutto questo anche se quello che ci attende non sembra affatto malvagio: viaggio attraverso la foresta di Bukki, stop a Szentendre (Sant’Andrea per chi non vuole slogarsi la mandibola) con i suoi musei artigianali e, a seguire, arrivo a Budapest.
La partenza dal Hotel Palota avviene alle 9.00 in punto con davanti il gruppo Woody sempre capitanato da Sciukky, mio sensei alcolico, seguito a breve distanza dai Paprikesi di Enrico Lattuada il quale mi fa correttamente notare che ieri sono partiti loro come primo gruppo per andare alle cantine – giusto per mettere i puntini sulle “i” di Lattuada – ma poi siamo arrivati prima noi e non abbiamo ancora capito come sia stato possibile. Chiude la carovana il gruppo Tokaj di Paolo Foley, dentista in libera uscita in Ungheria, che ancora non si è ripreso da quando mi ha avuto come Safety per un paio d’ore.
Il percorso stradale nella foresta di Bukki è tortuoso e divertente, anche se l’asfalto è un po’ sporco e capita ogni tanto di trovare rami in strada che ci costringono a spostarci verso il centro della carreggiata. Il tutto profuma abbastanza di selvaggio ed incontaminato anche perché di auto ne passano pochissime; le foto però che escono dalle ditine delle zavorrine (rima incredibile; mi sono evoluto come un Pokemon ed adesso sono a livello poeta) sono da incorniciare. Un’oretta e mezza di moto per fare una settantina di km molto tranquilli, mezz’oretta di pit stop così da dare libero sfogo alle prostate urlanti e permettere a Max il Fotografo di calmare l’astinenza da gelato, e poi via ancora verso Szentendre dove parcheggiamo in un grande boschetto proprio a mezzogiorno, giusto in tempo per mangiare come i muratori (questa la dice sempre mia mamma ma non ho mai verificato: i muratori mangiano veramente tutti a mezzogiorno in punto? Chi mi risponde può limonare coi Webmaster).
Protetti dall’ombra di questi alberi, McArrigons, insieme al Pacca ed al suo gruppo d’assalto, scatenano l’inferno di tavoli e panche, taglieri e salumi, insalata e pomodori, pasta e fagioli – no, questa no, anche se dopo avremmo risparmiato benzina andando a reazione – e sempre feroci come locuste spazziamo tutto quello che sfornano. Qualche minuto di pausa chiacchierosa e casinara, repulisti della cucina da campo e poi caffettino al bar pizzeria lì vicino, accolti dalla classica gentilezza distaccata degli ungheresi dove non capisci se sono contenti di vederti o se non vedono l’ora che tu ti tolga dai marroni. La sensazione finale è ”voi italiani siete simpatici ma noi di qua e voi di là”. Agli ordini!
Mentre Antonio, Carlo e Marco salgono in moto e si dirigono verso Budapest per risolvere il dubbio parcheggio, sacrificando la visita che ci aspetta a breve, noi restanti ci dividiamo in gruppetti casuali per entrare a piedi in Szentendre e curiosare la cittadina ed i musei. Visto l’orario molti sono chiusi per la pausa e, per quanto mi riguarda, riesco a visitare solo il Museo del Marzapane grazie alla pervicacia della Susy che, nonostante venga accolta sempre da questa strana gentilezza ungherese, non demorde e riesce ad acquistare i biglietti per tutti senza strangolare la cassiera. Brava lei. Per capire la bellezza delle rappresentazioni che abbiamo trovato all’interno dovete necessariamente guardare le foto: è impensabile credere siano tutte fatte in marzapane.
Finiamo il giretto turistico sbirciando i negozietti di artigianato locale e, giusto il tempo di tornare al boschetto, ecco che arriva da Budapest il telegramma dei Tre Moschettieri: “problema parcheggio risolto. Stop! Muovete il culo. Stop! Com’era la pasta e fagioli? Stop! Non l’abbiamo mangiata. Stop! Allora potete entrare a Budapest. Stop!”. E così, belli accaldati, partiamo verso una delle città più belle che abbia mai visitato. Meglio anche dello spogliatoio dell’Inter, non so se mi spiego. Il tragitto dura un’oretta, tutto fila liscio anche a livello di compattezza dei tre gruppi e finalmente entriamo in questa città carinissima costruita sulle rive del Danubio a sua volta attraversato da vari ponti, alcuni carichi di Storia, altri carichi di auto e Harley, che la rendono molto particolare. Domani inizieremo a visitarla; per oggi ci interessa solo arrivare velocemente in albergo per toglierci da questo caldo infernale che sta cuocendo noi e le moto. A passo d’uomo ce la facciamo e penso che l’aria condizionata del Hotel Zenit Palace sia la cosa più fantastica di Budapest in questo momento. Doccia, wi-fi, relax sbirciando i 9 milioni di foto caricate sulla chat di gruppo ed alle 18.30 ritrovo per tutti nella hall per l’ennesima chicca pensata da Monica, nostro genio dedicato: cena sul Danubio a bordo del battello con musica e spettacolo.
Effettivamente la serata lo è proprio uno spettacolo: dalla sala ben apparecchiata ai camerieri solerti nel servire le varie portate, dalla musica suonata dall’orchestrina alla vista di Budapest di notte che si può godere uscendo all’aperto. Direi che è un’esperienza che va fatta nel caso di una visita a questa città. Come tutte le cose anche questa trova la sua conclusione e verso le 22.30, visto che è ancora presto, ci dividiamo liberamente in gruppetti a seconda delle preferenze: alcuni vanno a bere qualcosina altri si dirigono al Hard Rock Cafè per acquistare l’immancabile maglietta da uomini di mondo (si, c’ero anch’io 😊).
È il momento di chiudere la giornata; le moto sono al sicuro nel parcheggio sotterraneo e per i prossimi due giorni saremo turisti “classici”, che si muoveranno con i mezzi pubblici e la guida che ci racconterà la città. Sensazione un po’ strana per dei biker ma – dopo la milionata di chilometri che ci siamo già fatti in questi cinque giorni – è una sensazione che accogliamo volentieri. Vi saluto con la chicca di oggi:
è mattina e stiamo per accingerci a lasciare l’hotel Palota…
Chat di Gruppo – ore 8.38 il Pacca giustamente scrive: “Se avete lasciato la carta d’identità in Reception, ricordatevi di ritirarla”
Cinque minuti esatti dopo, sempre chat di Gruppo arriva Cornelia: “Pacca i tuoi documenti li hanno consegnati a me”.
Siamo in una botte di ferro! Ma chi c’ammazza? E andiamoooo….
Capitolo 6 – In giro per Budapest
Ed eccoci al sesto capitolo della nostra saga ungherese. Ma non sembra anche a voi che questo Editor sia un po’ lento nello scrivere gli articoli? Fossi nel Direttivo lo cambierei subito con uno più rapido e, soprattutto, più conciso. Vuoi che tra tutti i soci non ce ne sia uno con queste caratteristiche?
Ma ecco subito il Chiodini che bombarda in volo radente: “Cosa? Non se ne parla neanche! Se lo dici ancora ti incateno alla sedia. Sei il miglior Editor che il Legnano Chapter abbia avuto negli ultimi quattro minuti!”. Che è giusto il tempo che ho impiegato a pensare questa minchiata. E quindi… niente da fare! Abbiate pazienza…
Dov’eravamo rimasti? Ah, sì! Ci siamo lasciati ieri sera, quando siamo finalmente andati a dormire poco dopo aver vandalizzato l’Hard Rock Cafè Budapest a colpi di bancomat. Oggi ci aspetta il giro turistico della città. Quindi giù di corsa dal letto e pipì rigenerante per restituire all’Ungheria le birre bevute ieri sera; poi tocca a Sciukky ed il Danubio si alza di mezzo metro: mai sfidare il proprio maestro. Arrivano foto di Bellasimo e dei Marinello’s dalla palestra dove sfoggiano una forza di volontà fuori dal comune, della Laura che dalla Malpensa smadonna per il ritardo di un’ora del suo aereo per Budapest e del Galli con la sua immancabile sigaretta che oggi apre la sua giornata fumando in strada su una panchina di fronte al Hotel. Io e Sciukky proseguiamo con la nostra ristrutturazione generale, look da Fantozzi in gita scolastica e via verso la colazione e poi la Hall per il ritrovo con tutti gli altri. Arriva Adam, la tanto attesa guida parlante italiano, con la quale scorrazzeremo a piedi in lungo ed in largo: è alto, simpatico, con un cappello un po’ buffo e ha un che di ungherese ma non capisco bene cosa.
Parte subito in quinta dirigendosi verso il primo stop culturale: la statua della “Ragazza con il cane”, posizionata di fronte alla Sala Concerti di Vigadò e che racconta di una storia molto romantica, per poi proseguire lungo il Danubio verso la Statua della Piccola Principessa che sembra porti fortuna a chi le sfrega le ginocchia. Adam arrotonda spesso le spiegazioni mostrando anche alcune foto che tiene in un book che si è portato a dietro e mette altrettanto spesso l’accento su una simpatia storica ed istintiva che scorre tra ungheresi ed italiani: a quanto pare non è un caso che abbiamo le bandiere nazionali con gli stessi colori anche se orientati in modo differente. Si incammina verso la stazione della metropolitana più vicina e, per arrivarci, passiamo di fronte al più famoso caffè/pasticceria ungherese: Café Gerbeaud, 165 anni di storia! All’interno hanno mantenuto l’arredamento dell’800 e servono tra le altre cose la Torta Dobos, il dolce preferito della Principessa Sissi. Il languorino sale subito ma Adam, ferocemente ligio al suo programma, ci guida a prendere la metropolitana per portarci a visitare la Piazza degli Eroi.
Una volta arrivati e risaliti in superficie l’impatto con la Piazza è notevole: è sostanzialmente un immenso semicerchio chiuso a destra ed a sinistra dalla Galleria d’arte Mucsarnok e dal Museo delle Belle Arti. Nel semicerchio sono raffigurate le statue dei capi delle sette tribù magiare che fondarono l’Ungheria, mentre nel centro della piazza compare il Monumento del Millenario. È un po’ anche la porta d’ingresso del grandissimo Parco municipale che è alle sue spalle e dove troviamo modo di visitare il Castello di Vajdahunyad che è appena dietro.
Dopo un momento di riposo, il grande caldo si fa sentire, ripartiamo di buona lena nuovamente verso la metropolitana per ritornare quasi nelle zone del nostro hotel per andare a vedere la Basilica di Santo Stefano, versione ridotta della nostra Basilica di San Pietro. Proprio pochi metri prima dell’ingresso incrociamo il Direttore Carlo e Laura, finalmente arrivata a destinazione. Foto di gruppo di fronte alla Basilica, anche per festeggiare la presenza di Laura, e poi ci troviamo davanti la statua più bella di Budapest. Adam prova a spacciarlo per il “Soldato Ungherese” ma anche lui si deve arrendere all’evidenza: è la statua di Sciukky, poche balle! A noi non la si fa.
Camminata veloce per la piazza con la ruota panoramica e poi ancora in metropolitana passando sotto il Danubio per sbucare in collina dall’altro lato. Autobus di linea ed eccoci nel quartiere del Castello di Buda di fronte alla Chiesa di Mattia, spettacolare edificio con i tetti realizzati con piastrelle di ceramica, seguita poi da una piccola ulteriore scarpinata per arrampicarci sulla collina di Buda e goderci lo splendido panorama di Budapest vista dall’alto. SI vedono nitidamente anche i tre ponti principali: Ponte delle Catene, Ponte Margherita e Ponte Erzsébet, quello più vicino al nostro hotel. Ci salutiamo con Adam e ci dividiamo in gruppetti: qualcuno va a mangiare in un ristorante suggerito da Adam, altri vanno a visitare l’interno della Chiesa di Mattia per poi rientrare comunque in hotel e prepararci all’evento per i 120 anni della Harley Davidson che si tiene alla Puskas Arena.
Alle 17.30 siamo tutti nella Hall con le nostre magliette verde lime fluo. Sembriamo un po’ degli Hari Krishna daltonici ma, una volta presa la metropolitana ed arrivati all’evento al quale partecipano migliaia di persone, ci si rende subito conto della comodità della cosa: il Legnano Chapter lo vedi anche al buio e molti altri Chapter si complimentano con noi per l’idea che probabilmente copieranno alla prossima occasione.
La festa è bellissima, con uno padiglione Harley immenso dove presentano tutti i loro modelli, inclusi i nuovissimi CVO ultratecnologici. Al padiglione del merchandising ufficiale c’è da pazientare per almeno mezz’oretta per riuscire ad entrare ma in coda mi ci metto solo io che stupidamente non ho ordinato il Rally Pack dedicato. Mea culpa. Nel frattempo, però, tutto il Legnano Chapter sparisce tra gli stand di abbigliamento, ricambi, accessori after-market e soprattutto quelli dello street-food (più che altro direi street-drink conoscendo i miei polli); però, grazie alle magliette abbaglianti, li rintraccio subito non appena mi libero dalla coda per il merchandising. La musica rock dei gruppi chiamati sul palco rimbomba e trascina per tutta l’area dello stadio Puskas mischiandosi al tuono di centinaia di marmitte. In questo casino totale ci troviamo da Dio ma dopo quasi cinque orette di divertimento le nostre energie entrano in riserva e, silenziosi come una curva ultrà, riprendiamo la metropolitana che ci riporta al nostro Hotel Zenit. Anche per oggi la giornata è già finita, purtroppo; questo Europeo corre via più veloce delle nostre moto anche perché veramente bellissimo: Monica lo ha studiato nei minimi particolari e, finora, non abbiamo incontrato nessuna emergenza. Siamo tutti in salute e le moto non hanno avuto neanche mezzo problema di affidabilità. Anche l’armonia all’interno del gruppo è ai massimi livelli. Meglio di così…
Capitolo 7 – Rush finale
Venerdì 23
Ieri sera, con la partecipazione all’evento per i 120 anni della Harley Davidson, direi che abbiamo raggiunto il picco di questo Europeo ungherese. Certo, chi si è iscritto alla parata di Sabato ha ancora una cartuccia importante da sparare e da aggiungere ai ricordi, ma direi che da stamattina inizia il “ritorno sulla Terra”. Infatti la giornata di oggi prevede sostanzialmente che tutti siano liberi di gironzolare per Budapest in autonomia, senza quindi niente di “guidato” e così, non appena finita la colazione, si formano vari gruppetti che si dirigono a seconda delle preferenze verso i punti d’interesse che ancora mancano da vedere a Budapest: Mercato Centrale, Memoriale della Shoah “Le Scarpe sulla Riva del Danubio” che onestamente fa a pezzi il cuore, Parlamento di Budapest (bellissimo), Grande Sinagoga (altrettanto bella e ottimamente organizzata a livello di guide parlanti varie lingue). Per vedere tutto questo bisogna snocciolarsi circa 10 km a piedi ma ormai siamo allenatissimi e non battiamo ciglio nonostante un caldo boia. Per la serata è previsto di tornare alla Puskas Arena per godersi ancora un po’ dell’evento Harley; alcuni decidono di andarci in moto (me compreso nonostante Sciukky mi avesse sconsigliato) mentre altri prendono la più tranquilla metro. Il motore emozionale di tutto è: ma quando mi ricapita di girare per Budapest in moto? Già! Peccato che giusto due orette dopo essere entrati nello stadio ed aver mangiato un po’ di insano street food da fiera, le nuvole nere che si vedevano in lontananza non sono più così lontane: per cui fuggi fuggi a recuperare le moto ed a correre indietro verso il nostro Hotel Zenit Palace. Ovviamente non facciamo in tempo ad arrivarci e ci becchiamo una lavata coi fiocchi. Quando imparerò ad ascoltare il Maestro, eh? Quando?! Scooter Boia! Comunque, il progetto Budapest by Night finisce annegato prima ancora di iniziare. Alcuni tornano in camera ad asciugarsi, altri puntano qualche locale per chiudere la serata con dei drink consolatori e raccontarsi cosa hanno visto durante la giornata.
Sabato 24
Oggi è il fatidico momento dove ci divideremo in due gruppi per lasciare Budapest: uno inizierà già dalla mattina il percorso di ritorno verso la Slovenia, costeggiando però una parte del lato Nord del Lago Balaton fino a Tihany per poi attraversarlo verso la sponda Sud salendo sul traghetto di collegamento che “sbuca” a Szantod. Si pensava che sarebbero state presenti solo una decina di moto; invece, l’idea dev’essere piaciuta perché si sono aggregati anche molti che avevano il biglietto per la parata. In totale alla fine il gruppo è composto da ben 22 equipaggi (come li chiama Biker58) capitanate dal Road Enrico Lattuada, protette dalla chiusura di Alberto Galli e supportate dal Safety Marco Marinello e dal solito fighissimo editor tuttofare. Il secondo gruppo invece parteciperà alla parata organizzata dalla Harley Davidson che porterà 6.000 moto in giro per le vie del centro di Budapest e poi raggiungerà direttamente la Slovenia seguendo la via più diretta. Facciamo giusto in tempo a salutare Hans che ritorna in Olanda e Roberto e Donatella Riva che si staccano da noi per andare in solitaria a visitare la Romania in sella alla loro Harley Panamerica. Grandi!
Tutto fila liscio ad ambedue i gruppi perché a sera ci ritroviamo tutti allo stesso hotel sloveno che ci ha ospitato all’andata: il mitico Hotel A (chiamato così per far incazzare gli ungheresi ed i loro nomi impronunciabili). I racconti di chi è andato alla parata sono entusiasti ma anche il giro del Lago Balaton guidato da Lattuada è stato molto carino: quindi tutti contenti e soddisfatti. Chiudiamo la serata con la cena “finale” e poi tutti a nanna perché il giorno dopo ci aspetta la botta da 600 km per arrivare a casa.
Domenica 25
Ultima sveglia “fuori-casa”… La colazione scorre via un po’ mogia; non c’è una gran voglia di chiudere qui questa esperienza e la tireremmo più in lungo molto volentieri . Però è anche vero che dobbiamo pur tornare a casa se vogliamo che la nostra Ronaldinha ci organizzi l’Europeo del 2024, no? Così a malincuore carichiamo per l’ultima volta il bagaglio sulla moto e partiamo. Il viaggio è molto semplice: sempre dritto fino a Legnano. Soliti pit stop per rifornire le moto, soliti gelati per rifornire Max Montefiori e più velocemente di quel che pensassi ci ritroviamo in concessionaria. Foto di gruppo, saluti e baci abbastanza frettolosi perché il caldo è proprio infernale ed a questo punto anch’io non vedo l’ora di arrivare a casa, buttarmi nella doccia e guardare sul calendario quali saranno i prossimi Run che ci aspettano. Anche luglio effettivamente non è messo male con Run dei Felliniani a Riccione, Rock on The Beach in Liguria e Run delle Cime innevate in Val d’Aosta. Cavoli, abbiamo appena spento la moto dopo 3.000 km in giro per l’Ungheria e sono già in crisi d’astinenza…. Vai Monica, la palla adesso ritorna a te; io mi sono divertito moltissimo sia a viverlo che a raccontarlo questo Europeo. Grazie infinite ancora a te, a Giovanni, a tutti gli amici che hanno reso indimenticabile questo viaggio e soprattutto agli eroi che hanno letto tutti i sette capitoli che ho scritto senza suicidarsi. Alla prossima. Ciao!
Davide

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LADIES NATIONAL RUN 2023

Si dice che se delle donne si ritrovano a confabulare, il diavolo prende appunti: figuriamoci con 800 donne! Ci si potrebbe scrivere un libro intero..

Invece vi racconto io cosa fanno 800 donne tutte insieme!

14 e 15 ottobre: una data tanto attesa per un week end tutto ‘rosa’ per il Ladies National Run organizzato dal HOG Bologna Chapter.

Un raduno preparato benissimo che, oltre ad emozionare ed emozionarci, ha anche un fine benefico: il ricavato dalle vendite delle magliette verrà infatti devoluto all’associazione Veronesi che si occupa della ricerca sui tumori femminili.

L’evento si avvicina, ma le previsioni meteo non sono a nostro favore e quindi moto si o moto no? Ma arrivato il venerdì, il tempo sembra stringerci l’occhiolino e così si decide di andare in moto.

La sera preparo tutto… metto la sveglia anche se so che è inutile: infatti alle 5.00 già in piedi mi preparo. Alle  7.15 vado in concessionaria e sono la prima!  Verso le 7.30 iniziano ad una ad una a raggiungermi le altre comprese le 9 ladies che si sono organizzate in due macchine.
Ad omaggiare la nostra partenza c’è sia il nostro Dealer Antonio ma anche Marco, Tony, Roberto ed Enrico che non possono fare a meno di catturare con scatti fotografici la nostra partenza.
Sono quasi le 8:00, ci posizioniamo e salutiamo gli ometti. Sembra che Tony, più che salutare me, dia la benedizione alla moto (sia mai né?!) e via che si parte!

Io e Cinzia chiudiamo il gruppo, Cornelia è la nostra bravissima  Road Captain che ci guida per oltre 500 km e noi tutte belle allineate ( nemmeno gli ‘ometti’ sono così bravi).
Dopo circa 60 km arriviamo a San Zenone dove ci incontriamo con i Chapter del Monza, Mediolanum, Gate 32, Como e Lugano; facciamo rifornimento, un caffè, due chiacchiere con le ladies degli altri Chapter, fin quando Lara del Monza, col suo fischietto, inizia a farci ripartire. Seconda tappa a San Martino ed infine all’area di servizio Cantagallo dove ci ritroviamo “col resto del mondo rosa”: l’area è completamente invasa da più di 300 Harley tra i tir con i camionisti incuriositi ed in ammirazione. Intanto la temperatura si è alzata (così come l’adrenalina) permettendoci di guidare meno bardate. A capo del serpentone c’è Chantal del Roma Chapter che ci conduce tutte alla Polisportiva di Calderara di Reno dove pranziamo nel centro sportivo gentilmente concesso dal sindaco che decide di unirsi a noi.
Le nostre ladies partite in macchina, prima di ricongiungersi con noi in concessionaria, ne approfittano per godersi un tour nei paraggi. Il gruppo in macchina con Susy si dirige a visitare il labirinto della Masone a Fontanellato ed a fare ‘shopping’ a Fidenza. Il gruppo in macchina con Paola visita invece il chiosco storico Agnese delle Cocomere e fa una sosta al Caffè dei gomitoli, dove tra un sorso e l’altro, hai anche la possibilità di lavorare a maglia qualora tu lo volessi.
Finito di pranzare risaliamo sulle moto e ci avviamo verso la Harley Davidson Bologna. Giusto il tempo di visitare la concessionaria e piazzare qualche acquisto che si riparte per raggiungere l’albergo Savoia, una struttura molto spaziosa ed elegante con tanto di piscina e una grande fontana davanti all’entrata. Abbastanza velocemente ci ricomponiamo ed alle 19.00 ci ritroviamo nel giardino dell’albergo per l’aperitivo con isole imbandite di stuzzichini e camerieri che servono da bere. Con il clima tiepido, le lucine poste intorno agli alberi e la piscina illuminata il tutto risulta grazioso e piacevole. Successivamente ci fanno accomodare in due grandi sale per cenare
Il dress code è Pink / Rock ed ogni Chapter si è organizzato con un outfit a tema. Sarà perché siamo tutte donne ma ognuno di noi ha qualcosa di rosa addosso.
Noi del Legnano Chapter indossiamo un foulard di seta, occhiali a cuore e dei braccialetti fluorescenti, il tutto esclusivamente e rigorosamente rosa!
La serata è molto movimentata, mangiamo, balliamo… c’è anche una band e vengono premiati i circa 60 Chapter partecipanti, tra cui alcuni provenienti dalla Francia e dalla Svizzera. Visto che la notte prima ho dormito solo tre ore perché eccitata dalla partenza, quasi a mezzanotte, decido di ritirarmi in stanza cercando di riposare per paura di non farcela il giorno dopo. C’è chi invece tiene duro come Tanya e Federica che resistono fino alle 3 di notte…ah beata gioventù!

E’ l’alba, anzi no, sono appena le sei e già sveglia mi preparo per la colazione. Ovviamente sono la prima in assoluto nella sala, mi manca solo di aiutare i camerieri a finire di preparare il banco..
Man mano vedo arrivare le altre peccato che io sia già pronta e che continui a girovagare per l’albergo come un fantasma in attesa che tutte loro siano pronte per la partenza.
Ci allineiamo sulle moto nel parcheggio dell’albergo per la parata mentre le altre ladies, venute in auto, saranno portate a destinazione da un pullman.
L’emozione mi sta travolgendo sempre di più: quando ci ritroviamo per strada tra la gente che ci saluta, ci filma, ci sorride, inizio a sentire le lacrime che scendevano sul mio viso mentre guido..
La parata si svolge tra le strade di questa bellissima città e le sua incantevoli colline fino ad arrivare alla grande piazza dei caduti 8 agosto 48 al centro di Bologna. Di fronte alla piazza dove parcheggiamo le moto, c’è il monumento con una grande scalinata dove si sono già posizionate le altre ladies giunte in pullman . Al nostro arrivo esultano e vederle là tutte insieme ad accoglierci mi fa scendere ancora una volta le lacrime. È difficile descrivere quello che proviamo durante questo raduno, perché siamo una forza tutta al femminile, dove facciamo sentire la nostra voce❤️. Un evento che emoziona tutte noi e chi ci guarda. Un evento che ripeto, oltre a farci unire e divertire, è anche utile per beneficenza!

Finito il questo momento di gloria esclusivamente nostro ci prepariamo per tornare in albergo per il pranzo. Ora siamo adesso più di 350 moto e la parata si svolge in sicurezza grazie anche alle Safety del Bologna che sono state bravissime a gestire il gruppo e alla polizia che ha contribuito con il suo prezioso aiuto. Tornate in albergo ci aspetta il pranzo ma ancora una volta il tempo minaccia pioggia nel tardo pomeriggio. Mentre quelle di noi in moto partono verso Legnano, le lady in auto decidono così di rimanere

Certi momenti vorresti non finissero mai ma la stanchezza ti ricorda quanto sia bello anche tornare a casa. Qualcuna di noi è talmente veloce che è già pronta in sella creando anche un po’ di ansia a tutte. Martina da questo ha preso spunto per inventare il suo motto: “chi per prima accende la moto per prima crea ansia”! Abbiamo così stabilito che, quando il nostro Road Cornelia è pronta, solo allora, possiamo tutte accendere la propria moto!!

Ah le donne… È proprio vero! Se non ci fossero dovrebbero inventarle.

Ciao a tutte e tutti. Alla prossima!

Lory

 

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RUN DELLA LOMELLINA 2023

RUN DELLA LOMELLINA 2023

Succede che il Genova Chapter organizza un bel Run aperto ad altri Chapter HOG, che oltre a portarci in giro per la Lomellina, abbina anche un bellissimo sostegno alla Fondazione Onlus “Dopo di Noi” che realizza strutture residenziali per aiutare ed accogliere persone disabili.

E succede, quindi, che il Legnano Chapter, sempre molto sensibile a questi argomenti, si iscriva in gran numero così come fanno anche il 100 Torri di Pavia e l’American Chapter di Torino. Arrivano pure delle rappresentanze dell’Alba Chapter e del Gate 32 ed alla fine di tutto questo ne viene fuori una giornata bellissima. Partiamo?

Ritrovo fissato dal Road Max Tacchi alle 8.30 in concessionaria Harley Davidson Legnano e, ridendo e scherzando, siamo 47 soci iscritti. Mettetevi comodi che ve li elenco tutti… Paura, eh?

Max, per raggiungere Gropello Cairoli, punto d’incontro con gli altri Chapter, studia un percorso di circa 80 km che da Legnano ci porta giù ad Inveruno per poi svoltare a destra verso Castano Primo e, dopo aver attraversato il Ticino, scende a Trecate, Vigevano, Garlasco e dulcis in fundo a Gropello (grazie ancora a Teskio per alcuni interventi importanti).

Quando arriviamo nel parcheggio di fronte all’ingresso dell’autostrada troviamo già un nutrito gruppetto del 100 Torri ed a brevissima distanza arrivano anche tutti gli altri. Un po’ di riposo, un po’ di saluti e ripartiamo per il Run studiato dall’organizzazione. L’obbiettivo è Cerreto Lomellina ed il tragitto è studiato per farci scoprire il territorio: grazie a strade secondarie, che ci permettono di apprezzare la natura costeggiando campi, qualche ruscello  con pescatori (speriamo che i pescatori abbiano finito di insultarci per la musica dei nostri scarichi che spaventavano i pesci)  scopriamo anche i centri dei piccoli paesini della Lomellina che altrimenti non avremmo conosciuto. Sostanzialmente saliamo verso nord e circumnavighiamo Garlasco per andare a ovest e poi ancora a sud verso Scaldasole (è proprio il nome giusto per giornata di fine giugno…ops inizio ottobre ma col caldo che c’era… ) e successivamente ancora a nord-ovest verso la nostra meta. I Gruppi Strada del Genova Chapter e del 100 Torri lavorano molto bene mentre noi affrontiamo con coraggio una milionata di buche divertendoci anche a fare lo slalom fra i tombini: con il millesimo, complice un passaggio a livello chiuso, decido di farci amicizia e l’ho invitato alla nostra festa di Natale. Se non avrà qualche scooter da far cadere mi ha promesso che verrà volentieri a bersi un prosecchino.!

Ma ecco l’Avvocato del diavolo (ops del Director): “scusi Editor. Mi sembra che lei stia un po’ divagando”.

Nella piazza di Cerreto ci aspettano i volontari della Fondazione che dopo averci fatto sistemare le moto molto ordinatamente, ci guidano ai tavoli per il pranzo a base di salumi locali, gorgonzola, risotto, arrosto e torta. Il tutto accompagnato da un gruppo Rock Heavy Metal molto bravo e preparato: i Bad Bon Roses. Non male come festa col gruppo che  parte con calma per poi crescere d’intensità, raggiungendo il picco quando il frontman propone la canzone “base” di Flashdance e le nostre Ladies si lanciano in pista dandogli meritata soddisfazione. Io non sono un grande intenditore di musica però a me sembrano proprio bravi questi ragazzi.

Ma riecco l’avvocato del Diavolo ( sempre del Director): “scusi Editor. Lei non ha barba, né tatuaggi; di musica rock non sa quasi niente. Cosa ci fa nel Chapter?”

Editor: “Avvocato… ma non stava andando a giocare a mosca cieca in autostrada?”.

Dopo tre ore di musica non propriamente da piano-bar il Director – sua maestosità – Carlo, insieme ai direttori degli altri Chapter presenti, riceve dalla Fondazione un attestato di merito che il nostro boss orgogliosamente posta subito sulla chat di gruppo. La festa con la musica dei Bad Bon Roses va avanti ma il buon Road Tacchi ci richiama ai nostri fedeli destrieri: è il momento di rimetterci in sella verso casa.

Il tragitto di ritorno è tranquillo e serafico come lo è stata tutta la giornata bucolica e per le 18.30 giungiamo alla nostra concessionaria Harley-Davidson Legnano per i saluti… ma  già pronti per il prossimo run!

Alla prossima. Ciao.

Davide

 

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HOG40

HOG40

Qualche giorno prima dell’evento ricevo messaggio dal nostro editor nel quale mi chiede di preparare l’articolo ed io, che per natura non mi sottraggo mai alle sfide, decido di accettare e mi cimento in questa opera che ho deciso avrà l’impronta editoriale stile film di Tarantino, cioè una cronistoria a puntate 😊. Quindi buona lettura!!

La sera prima della partenza.

Dopo aver preparato i bagagli e mentre prepariamo la cena, consultiamo tutte le app meteo possibili ed immaginabili. Pare che la pioggia caratterizzerà la nostra tappa di avvicinamento, ma abbiamo una speranza di finestra senza acqua proprio nella fascia oraria della partenza. Alla mia esclamazione che tutto ciò è davvero una scocciatura (anche perché devo affrontare questo run con la nuova moto, quindi non è che sto proprio rilassata come un fiore) mio figlio replica: “Zitta mamma. I motociclisti viaggiano con qualunque condizione meteo!”.

Ci tocca stare veramente muti di fronte a cotanta saggezza ed io e mio marito, rassegnati da tutto ciò, andiamo a dormire, sperando in buoni auspici per la mattina successiva.

Giorno 1: Lost in Chianti, o no?

Sveglia presto e partenza, il ritrovo è  fissato presso l’area di servizio San Zenone per evitare di doverla percorrere in gruppo con il traffico intenso. Alle ore 9 partiamo che la pioggia inizia a lambire i nostri caschi; siamo 12 moto quindi in Autostrada facciamo la nostra bella figura.

Strada facendo qualche gocciolina, facciamo la prima sosta tecnica e ripartiamo appena Chiodini, il nostro Head Road, ci sprona al suono di “a bombazzaaaaaa!”. Appena entriamo in Emilia-Romagna il cielo si apre ed il nostro precisissimo Road Captain Enrico Lattuada ci porta fino in Toscana dove Sua Ortenzietà (mi scusi l’Editor se mi approprio della sua licenza poetica) prende lo Scettro del Potere e ci guida per le colline del Chianti: Chiese, Castelli, cipressi e curve dolci ci accompagnano nel nostro giro.

Giungiamo a Gaiole in Chianti dove nella piazza principale ci accomodiamo all’esterno di un bar e nell’attesa di rifocillarci lanciamo qualche Makumba alle nuvole grigie che si stagliano minacciose sopra di noi…. Non ci abbattiamo e partiamo alla volta di Spoleto ma la Makumba non ha funzionato! Becchiamo uno scroscio di acqua e Carlo, il “Road Director”, ci fa prontamente uscire e ci porta sotto la tettoia di un Eurospin, dove tra il metto e non metto alla fine indossiamo le tute antipioggia. Quasi quasi volevo fare la spesa, giusto per non perdere tempo, ma non avrei avuto posto dove ritirarla…

Ripartiamo: siamo in moto già da parecchie ore e la stanchezza inizia a farsi sentire, quindi di conseguenza iniziamo a straparlare. Sassi rivela che le tute antiacqua sulle donne hanno su di lui un effetto “rinvigorente”, Marinello sacrista perché’ la sua moto nuova non fa casino, Chiodini smanetta con le app dei distributori Eni…

Ma giungiamo comunque a destinazione presso l’agriturismo “Valle Rosa” a Spoleto e ci raggiungono anche i nostri dealer Antonio e Barbara. Siamo quindi a 14 moto. Doccia, phon a manetta per asciugare i nostri amati gilet, cena e poi alcuni si ritirano nei propri alloggi perché domani si riparte… ma altri temerari  si fermano nella “hobby room” dell’albergo, dove assistono ad una lezione di stiro da parte del Sassi che ci spiega come si fa a stirare bene un pantalone. Ancora non abbiamo capito perché in una “hobby room” debba esserci un asse, un ferro da stiro ed un telone da proiettore esattamente dietro all’asse medesimo. Che lo stirare sia considerato un hobby? Ma per noi non si butta via nulla, quindi il Sassi ci illumina con le sue conoscenze da casalingo navigato. Dopo questa sessione didattica si passa alla parte ludica con un incontro /scontro tra Direttivo e Soci a suon di Forza 4 e scopa con le carte napoletane, che per inciso praticamente nessuno di noi conosce e quindi dobbiamo cercare su Internet.

Oggi praticamente 600 km macinati, Roma dista 160 km da qui ma, secondo voi, noi prendiamo ed andiamo a Roma dritti per dritti? Macché! Noi dobbiamo guidare e goderci i nostri bolidi quindi faremo altri 400/500 km ….

Giorno 2: il carnazza day

Lasciamo di buon’ora l’agriturismo e partiamo per un run sulle colline circostanti con direzione Monteleone di Spoleto. Incantevole borgo con bellissima vista panoramica, il silenzio regna sovrano e la gente del luogo guarda con una certa curiosità questo numeroso e rumoroso gruppo di motociclisti giunti a disturbare la loro amena quiete.

Le nuvole sono ancora minacciose, il Road Director deve più volte riprogrammare il percorso perché l’inno di Cirignano recita: ”giragli intorno alle nuvole!!”. Scendiamo verso Leonessa direzione Roma. Dopo qualche km ci rifocilliamo in un bar lungo il percorso e ripartiamo verso la nostra meta. Arriviamo a Roma un po’ stanchi ed assetati, un caldo infernale alimentato dai nostri bicilindrici. Passiamo di fronte al Colosseo, Altare della Patria, Circo Massimo, San Giovanni in Laterano, Terme di Caracalla ed Il Tempio di Minerva. I nostri Safety hanno un bel da fare e si prendono un po’ di insulti in romanesco, ma sono bravi e tengono botta. Usciamo dal centro, prendiamo due goccioline e giungiamo sudatissimi in albergo dove ci aspetta il nostro Secretary Enrico Parolo già dotato di tessera alla mano e ci apre il cancellone del parcheggio. Ad oggi siamo arrivati a 15 moto.

Ci aspetta una serata al Kill Joy dove la carnazza regna incontrastata. Mangiamo, quattro chiacchere con membri di altri Chapter e poi indietro in albergo che domani ci aspetta un’altra giornata impegnativa…. Ma… Come facciamo a tornare che non si trovano taxi? Noi Marinello insieme ai Sassi ed a Valter riusciamo ad impietosire due del Lepini Chapter che carinissimi ci accompagnano in albergo. Elena ed Antonella finiscono nel bagagliaio di un taxi, Lattuada, Michele, Massimo e Parolo si siedono normalmente e riescono a tornare anche loro… Sua Ortenzietà, l’Assistant, Chierici e Guerrino non pervenuti…. Arriva un messaggio sulla chat che la partenza è alle 9.30 quindi presumiamo tutto bene…. Sperem….

Giorno 3: Belli tra i colli

Anche questa giornata inizia abbastanza presto. Questa cosa dei run è praticamente un lavoro!! Ci dobbiamo puntare la sveglia anche qui perché il programma è serrato.

Nel frattempo, nella chat di gruppo, seguiamo l’altro gruppo di soci che è partito questa mattina all’alba per raggiungerci e partecipare all’evento di questa sera.

Partiamo alla volta della concessionaria per il ritrovo pre run, ci accolgono i ragazzi dei Chapter romani con un gran sorriso e con un: “a moveteve che i cornetti stanno pe’ finì!” Ingurgitiamo le brioches e qualche biscotto e corriamo alle moto per la partenza e via! I Safety Romani fanno un gran lavoro, non è facile guidare qui, i locali sono piuttosto “creativi” e “coloriti” oltre che molto dediti all’utilizzo delle mani per gestacci di varia natura… sono anche da capire neh. Te ne vuoi uscire dalla tua viuzza, o da uno stop o da una rotonda e ti vedi arrivare centinaia di motociclisti con Harley che fanno un casino di Inferno… ma noi andiamo avanti per la nostra strada che tra l’altro è praticamente tutta occupata da noi. Guardo nello specchietto e vi assicuro che non si può descrivere se non lo vedete di persona: un serpentone infinito, il tempo ha tenuto ed il cielo è pieno di nuvolette che rendono l’atmosfera ancora più bella! Iniziamo a salire per i Colli Romani, giungiamo a Castelgandolfo dove il lago domina il panorama: sembra il cratere di un meteorite che si è riempito di acqua cristallina. Poi scendiamo giù e proseguiamo per giungere infine all’Eur dove ha sede la mostra motociclistica.

Iniziamo ad incontrare i volti già conosciuti, come i ragazzi del Licata, Salerno, Bergamo, Torino e Treviso. Giungiamo all’ingresso dove chiediamo numi per entrare e ci viene detto: “voi cor braccialetto arancione potete fa’ quello che volete!”

Entriamo e ci aggiriamo per stand e bancarelle fino ovviamente a fermarci a bere e mangiare.

Più tardi ci raggiunge il gruppo partito questa mattina all’alba: sono Frank, Marco Zaroli, Lucio, Ivan, Filippo, Enrico Fazio, Luigi. Siamo quindi al completo per un totale di 22 moto. Mica scherziamo noi quando ci muoviamo!

Rientriamo in albergo, ci docciamo e si va a Trastevere da “Ai spaghettari” insieme ai ragazzi dell’American Chapter di Torino. Come al solito il tragitto per le Vie di Roma è un parto, bisogna avere attenzione, scaltrezza e soprattutto prudenza ai massimi livelli, ma il nostro Road Enrico Lattuada ci porta a destinazione con parcheggio creativo compreso. Ci accomodiamo e mangiamo come se non avessimo mai cenato in vita nostra e poi via nuovamente per le strade romane destinazione Eur alle Terrazze.

Dopo 5 rampe di scale che hanno messo a dura prova le nostre coronarie, giungiamo sul terrazzo e ci fiondiamo a bere qualcosa, poi a vedere i vari spettacoli che hanno preparato per l’occasione.

Rientriamo perché il giorno dopo ci aspetta una caterva di Km per tornare a casa e scendendo incontriamo anche gli amici del Pescara che ci salutano con il loro consueto calore.

Giorno 4: back home

A li mortacci, ce tocca torna’ a casa!!! Oh mamma! Scusate! Sono entrata in mood romanesco! Ci aspettano 680 km e non è prevista pioggia.

Dovremo fare la Via Aurelia per poi imboccare la Cisa e proseguire verso Milano. Alla prima sosta presso l’area di servizio di Montalto di Castro sta per consumarsi un dramma passionale. Il Marinello, in un accesso di testosterone, fa notare alla Sacra Ortenzietà che le ballerine dello spettacolo della serata precedente erano delle gran gnocche. Peccato che si sia scordato che ha il casco in testa con microfono acceso ed io sento il tutto. Alla mia esclamazione di “stare schiscio” e fra l’ilarità di tutti, vedo avvicinarsi il Sassi con in mano la tuta antiacqua e mi propone di testare con lui la teoria che le tute antipioggia hanno effetto “rinvigorente”. Comunque, il lato positivo è che ottengo la licenza per poter fare anche io altrettanto nei prossimi run, quindi vi aggiornerò sugli sviluppi.

All’Autogrill successivo ci stiamo prendendo una pausa e stiamo chiacchierando e vediamo avvicinarsi un camper con la targa “CZ” (quindi Repubblica Ceca) che bello fresco entra nel parcheggio ignorando le barre in altezza e fracassa il tettuccio ed il condizionatore, rimanendo incastrato. Per forza che è successo, è cieco! 😊. Dopo gli insulti che la moglie del cecato autista rivolge al proprio consorte, arriva un addetto dell’Autogrill per prendere tutti i documenti per denunciare l’accaduto alla Società Autostrade…. insomma, di gente strana in giro ce n’è e non siamo solo noi!

Comunque… ci siamo sparati 1600 km in 4 giorni.

Mi faccio sempre più convinta che “normali” non siamo…. Ma questo è il bello no??

Alla prossima! LCI sempre nel ❤️

Cinzia

 

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Run delle Dolomiti ’23

Run delle Dolomiti ’23

Ed eccoci qui, raccolgo la penna dal nostro mitico Safitor (un po’ Safety, un po’ editor…) provato dalle erculee fatiche legate al racconto del nostro europeo, e ci provo io, a raccontare uno dei più bei run di questa stagione: il Run delle Dolomiti 2023.

Siccome le cose o si fanno bene, o non si fanno, l’appuntamento del sabato ci ha fornito l’occasione di passare tre giorni in allegria: partenza al venerdì e rientro alla domenica… cosa vuoi di più?

Il messaggio nella chat dedicata al run, ricevuto qualche giorno prima della partenza, recita: “ritrovo alle ore 8.30 con partenza alle 9.00 di venerdì 01 settembre”… dai che andiamo!!!!

E così…

DAY 1

Come detto, partenza fissata per le 9, alla testa del gruppo il Road Max Tacchi. Il percorso di avvicinamento a Bolzano si preannuncia veramente interessante: autostrada fino a Lomazzo Sud, percorriamo poi la statale fino ad Arosio dove ci immettiamo sulla Statale 36 del Lago di Como e dello Spluga, il percorso è veloce e molto spesso in galleria fino a Bellano, dove abbandoniamo la superstrada e scendiamo in paese per una sosta caffè.

Ne approfitto per scrivere a casa “ciao, sosta a Bellano per un caffè” e in tutta risposta ricevo “ma stai andando a Bolzano, cosa ci fai sul lago di Como?????”: domanda legittima ma si sa, l’importante non è la meta ma il viaggio…. E poi, tutte le strade portano a Bolzano, no?

Tornando a noi, rifocillati dopo la sosta caffè ripartiamo percorrendo la strada provinciale 72 in direzione dell’alto lago e della Valtellina, tra verdi panorami ed il lago che placido ci guarda passare: in breve, sfiorata la penisola di Piona raggiungiamo Colico e subito dopo il trivio di Fuentes, dove imbocchiamo la Statale 38 dello Stelvio in direzione Sondrio, il traffico è poco e la nuova variante della statale ci permette di bypassare i paesi della bassa valle, in men che non si dica siamo a Teglio, oltrepassiamo l’abitato di Tresenda e pieghiamo a destra per salire lungo le curve della Statale 39 che attraverso verdi boschi e ripide pareti rocciose ci porta fino all’Aprica, località in cui è prevista la sosta per il pranzo. Il menù (redatto peraltro dai migliori cardiologi, per cui sono in lista pizzoccheri, ravioli con bresaola ed altre specialità locali a base di colesterolo liquido) soddisfa pienamente il nostro appetito e dopo esserci rimpinzati siamo pronti a ripartire, in direzione di…. Bolzano, direte voi… sì sì ma prima, qualche curvetta per stimolare la digestione!

Scendiamo quindi fino a Edolo, da qui via verso Ponte di Legno e il passo del Tonale, che raggiungiamo non prima di aver ammirato, anche solo di sfuggita, il complesso dell’Adamello con il suo ghiacciaio. Cominciano ad apparire i primi cartelli con scritto “Trento” (visto che in Trentino ci arriviamo???) infatti dai 1883 metri del tonale iniziamo la discesa verso il trentino, attraversiamo Cles e sfioriamo il Lago di Santa Giustina raggiungendo poi Mezzolombardo, pieghiamo a nord e percorrendo un tratto di Strada del Vino raggiungiamo Appiano ed infine Bolzano, la nostra meta prima di raggiungere l’hotel è, ovviamente, la concessionaria Harley di Bolzano dove sono già presenti alcuni Chapter. Finita la giornata, direte voi… e invece no! Dopo una breve sosta in hotel per “rimettersi in sesto” ci rechiamo nuovamente in concessionaria e da lì, una volta raggruppati tutti in Chapter partecipanti, puntiamo in direzione nord fino a Naturno, per andare a cena al Biergarten della Forst Brauerei. Lungo la strada si agganciano alla colonna anche gli amici Stefano e Stefania, Lucio e Chiara, partiti da Lodi in un secondo momento. Giunti in birreria, riusciamo a sederci tutti ad un unico tavolo per una cena in allegria, cena squisita ed accompagnata da ottima birra. A fine serata possiamo fare rientro all’hotel per il meritato riposo, in previsione di un sabato che si annuncia davvero spettacole, anche in virtù del meteo, quest’anno estremamente favorevole.

DAY 2

Sabato mattina, giorno in cui è fissato il Run organizzato dal Dolomiti Chapter, partiamo alle 9 dall’hotel per raggiungere la concessionaria. Quest’anno, rispetto all’anno scorso, il run è stato organizzato con un percorso ad anello e 4 check point da toccare per far timbrare la cartolina dell’evento: i Chapter presenti sono stati divisi in due gruppi, che effettueranno il percorso ad anello in direzioni opposte; ciascun Chapter all’interno del gruppo assegnato potrà percorrere il giro con il proprio ritmo, l’importante sarà avere i quattro timbri dei check point a fine giornata.

Siccome è più facile da fare, che da raccontare, in breve siamo pronti per la partenza: partiamo primi all’interno del nostro gruppo (con noi in seconda posizione il Chianti Chapter ed a seguire il Lepini Chapter): lasciamo Bolzano puntando a nord attraverso la Statale 38 fino a Lana, lasciata la statale iniziamo a salire attraverso distese di conifere e pascoli fino ai 1781 metri del Passo Castrin, abbiamo raggiunto il primo check point respirando a pieni polmoni tutti i profumi del bosco. Breve sosta, e poi si riparte in direzione Matzlaun, risaliamo per la forcella di Brez, poi sfioriamo Tret e Senale, puntiamo nuovamente verso nord e siamo ai 1518 metri del Passo Palade raggiungendo così il secondo check point.

Nel frattempo, si è fatta l’ora di pranzo e dobbiamo spostarci verso la seconda parte del percorso: scendiamo verso Lana e Merano, risalendo poi la Val Passiria ci fermiamo per pranzo al Martinerhofs Brauhotel di San Martino in Passiria. Ripartiamo poco dopo le 15 in direzione del passo Giovo, che dista pochi chilometri: raggiunta la cima siamo a 2094 metri e al terzo check point… ormai ne manca solo uno per completare il giro.

Iniziamo la discesa (asfalto non bellissimo, in questa parte di percorso, ma comunque più che percorribile) e raggiungiamo Vipiteno, subito prima dell’ingresso in città pieghiamo verso sud e iniziamo a risalire in direzione del Passo Pennes a 2211 metri, abbiamo conquistato anche il quarto check point. A questo punto c’è l’ultima discesa da percorrere, per rientrare in direzione Bolzano: arriviamo in concessionaria attorno alle 18, dopo 240 chilometri percorsi tra curve, tornanti e paesaggi mozzafiato. C’è un ultimo sforzo da fare: tornare in albergo e prepararsi per la cena del sabato, organizzata presso la fiera di Bolzano; soddisfatti per la giornata appena trascorsa partiamo a piedi dall’hotel ed in circa 15 minuti raggiungiamo la location prescelta per la serata in compagnia degli altri Chapter.

DAY 3

È già ora di tornare…

La partenza è come d’abitudine fissata per le 9: anche oggi la giornata è meravigliosa ed un cielo sereno ci accompagna nella nostra discesa verso Trento, risaliamo quindi la valle del Sarca passando dai laghi di Toblino e Santa Massenza, continuiamo poi in direzione di Tione di Trento e rientriamo in Lombardia percorrendo la valle del Chiese e raggiungendo così il Lago d’Idro.

La sosta per il pranzo è presso il Ristorante “Villa la pausa”, in posizione panoramica con vista sul lago (e menù redatto sempre dai migliori cardiologi, anche qui abbiamo la possibilità di degustare alcune specialità locali).

Alla ripartenza siamo tutti un po’ malinconici, ben consci che questi tre giorni speciali stanno volgendo al termine: percorriamo la statale fino al casello di Brescia Est, dove imbocchiamo la A4 in direzione Milano.

Al bivio con la Brebemi si staccano dal gruppo i ragazzi di Lodi (Stefano e Stefania, Lucio con Chiara) mentre noi proseguiamo dritti verso il capoluogo lombardo.

Un’ultima sosta in autogrill ci permette sia di dissetarci (ammazza che caldo, oh) che di salutarci… arrivo a casa poco dopo le 17, ho percorso 990 km in tre giorni, come sempre in ottima compagnia, e come sempre dobbiamo ringraziare il nostro fantastico gruppo strada, che ci ha accompagnato e scortato anche in questa fantastica esperienza. Alla prossima.

Luca

 

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Run delle Cime Innevate

Run delle Cime Innevate

Il nome scelto per il run in programma il 23 luglio (proposto da Danilo, Roberto e Gianfranco) è di quelli da non farsi scappare: per noi poveri oppressi dalla caldazza stagnante il pensiero di una giornata al fresco è stato un chiodo fisso durante tutta la settimana precedente.

Così ci si trova alle 8 di domenica mattina, puntuali, sul retro della concessionaria.

Neanche il tempo di togliersi il casco ed iniziare il giro dei saluti di rito, che dalle nuvolette che assediano il cielo di Legnano piovono alcune gocce: qualche minuto scarso di pioggia ed il piazzale è umido come Saigon, per fortuna siamo pronti a partire, ci si incolonna e via, al comando del road Davide Solbiati.

Pochi km ed imbocchiamo la A4 a Marcallo/Mesero, direzione Torino e poi A5 fino a Pont Saint Martin, dove usciamo dall’autostrada e percorriamo la statale puntando verso Aosta: la strada si snoda tra i vari paesi con un piacevole alternarsi di curve e saliscendi, cime rocciose e verdi pendii sfilano via veloci.

Attraversiamo qualche località famosa (Arnad tra tutti, con un pensiero al lardo…) e passiamo ai piedi del forte di Bard, che ci guarda severo dall’alto della rupe su cui è stato costruito: nel corso dei secoli ha visto passare armate a cavallo ed altri eserciti, oggi vede il passaggio dei valorosi del Legnano Chapter (una volta eravamo Mirmidoni, ma questa è un’altra storia…).

Giunti alle porte di Aosta due lunghe gallerie ci permettono di imboccare la strada per Valpelline e quindi, risalendo la vallata, Bionaz e su su (al fresco finalmente…) sino alla diga di Place Moulin, spettacolare opera di ingegneria: alta 155 metri, larga 678 m, può contenere fino a 93 milioni di metri cubi d’acqua immagazzinata a scopo idroelettrico.

Dopo una breve sosta per ammirare la diga e le creste alpine circostanti si iniziano a sentire dei brontolii, non sono tuoni ma i nostri stomaci che segnalano “abbiamo fame!”, veloci quindi si rimonta in sella per scendere un pochino di quota, giusto qualche chilometro di strada e qualche centinaio di metri più in basso per accomodarsi in una graziosa area verde sulle rive del lago Lexert: prato, alberi e tutto quanto necessario per fare un picnic in assoluta tranquillità.

Si sa però che, da buoni motociclisti, non si riesce a star fermi più di tanto… per cui alle ore 15 tutti pronti per il rientro: delle due strade proposte (una più dritta e l’altra più tortuosa) prevale ovviamente la più movimentata, quindi scendiamo nuovamente fino ad Aosta per ritornare lungo la statale fino a Saint Vincent, dove pieghiamo a destra ed imbocchiamo una strada secondaria che si arrampica fino al Col de Joux per poi ridiscendere fino a Brusson e da lì a Verres, sul fondovalle (magnifica la vista del castello che domina il paese), dove imbocchiamo l’autostrada in direzione casa.

A fine giornata il contachilometri, azzerato alla partenza, segna quota 474, una bella cifra per una giornata davvero piacevole in compagnia di bella gente (come sempre), attraversando paesaggi meravigliosi.

Alla prossima.

Luca

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Run Rock on the Beach

Run Rock on the Beach

Ed anche il Rock on the beach è qui, finalmente!!! Il rock show by Fabry Chiarelli – ideato, voluto e realizzato da Paolo Foley – si terrà al Chiosco11 di Savona l’8 e 9 luglio ’23. Il binomio “Rock & Harley” è l’accostamento perfetto, è come il cacio sui maccheroni, è per noi anime rock ed io ho deciso che non posso perdermi quest’occasione in più a Lino piace il mare.

L’incontro in concessionaria è previsto sabato 8 luglio alle 9, partenza 9,30. Siamo in 27 moto scintillanti, esuberanti, con le ruote scalpitanti ed ansiose di fare kilometri, i nostri cavalli chiassosi ma per noi non è rumore bensì musica. Le ladies con moto sono tre, Barbara, Cinzia e Lory – sveglia dalle 3 per  l’agitazione e l’emozione, al suo primo run dell’anno dopo un lungo periodo di assenza – e si posizionano sulla griglia di partenza ed a seguire il resto della banda.

Via, si va verso Savona!! L’emozione ad ogni partenza da Legnano è sempre forte, credo di non abituarmici mai, senti addosso gli sguardi dei passanti, vedo sorrisi e stupore nei loro visi; la mia mano che sorregge il cellulare per la consueta ripresa della partenza è pronta, così come tutto lo speciale Gruppo Strada che ci supporta e protegge, formato da Andrea, Marco, Davide, Teskio (new entry o special guest come racconterò più  avanti). Il Road è Paolo Foley, chiude il gruppo il director Carlo, accompagnato da Laura. Ci dirigiamo verso l’autostrada A4, entriamo a Mesero dove Sara e Manuel ci stanno aspettando. Durante la prima sosta caffè/benza/bisogni, Carlo ci presenta Teskio – un Safety con guida brillante ed attenta – un viso nuovo per qualcuno mentre, per qualche socio di vecchia data, no poiché faceva parte del Legnano già qualche tempo fa, il quale spende anche due parole di augurio di lunga vita al Legnano Chapter. Teskio, che ci ha fatto la cortesia di accompagnarci nel nostro giro solo per il sabato, è famoso per una prodezza: in piedi sulla sella con la moto in movimento e le braccia aperte, in volo d’angelo. Mi ha mostrato il video, non ci credevo.

In autostrada non sono molti i km, il percorso è misto, ben studiato e accontenta tutti; il Road ha previsto una sosta pranzo ad Alba e poi di nuovo in sella, ma stavolta nelle bellissime terre dei vini piemontesi. Barolo, Novello, Monforte d’Alba, Roddino, Cerretta Langhe, Serravalle Langhe, Bossolasco ci deliziano con i loro stupendi paesaggi dai verdi intensi e con le immense distese di vitigni, si rimane senza fiato davanti alla natura!

Una scenetta simpatica ad Alba: mentre si aspettavano gli altri al ritrovo per la ripartenza, Marco posiziona con cura all’ombra il casco di Chierici (lui doveva ancora arrivare), quindi Cinzia gli chiede spiegazioni sul perché non abbia messo anche il suo all’ombra?! Nel frattempo, spunta anche Andrea che si siede sulle gambe di Marco. Risultato è che Cinzia esclama: “Marco ma cosa sta succedendo con Andrea?” e scoppia la risata!!

Si procede quindi verso Cuneo e poi la sp661 fino a Montezemolo, famosa per il miele leggo su qualche cartello, di fatti l’odore si avvertiva nell’aria. Raggiungiamo località fabbrica Montezemolo (alt 754) per una sosta e, nel mentre scendiamo, all’orizzonte vediamo una piazza immersa da moto da strada, con i loro conducenti svestiti dalle loro pesanti tute protettive dato il gran caldo, noi  harleyisti in maglietta e top ma proprio TOP!! Toppissimo!

A questo punto mancano solo 35 km a Savona; il percorso riprende sempre nell’entroterra tra curve e colline ed alle 16 giungiamo a destinazione, “Chiosco11” all’ altezza di una bellissima chiesa “Santo Spirito e Concezione di Savona”. Troviamo ad aspettarci Alberto con Elena, Serena con la piccola Greta, Luca il figlio di Davide e Bellasimo. La location ovviamente si trova proprio sul mare, ci sono ombrelloni e lettini a noi riservati, la spiaggia è molto ampia, c’è un bar e ristorante con cucina, tavolini, birra fresca ed un fantastico albero che ci regala una bella porzione d’ombra; troviamo anche il palco del concerto che si terrà la sera e la band che sta provando col tecnico audio e poi il sig. Dino proprietario del locale, contento di accoglierci.

Ora… libertà – 3 ore – dopo una bella birra ghiacciata e qualche chiacchiera e risata con gli amici. Io e Lino, Toni e Lory ci dirigiamo verso l’hotel a 3 km dal chiosco, per una doccia rigenerante; abbiamo poco tempo perché alle 19 Carlo ci vuole tutti presenti al chiosco e pronti per la festa !!! Nel frattempo, c’è  chi  ha  deciso di  noleggiare l’ombrellone e rimanere direttamente in spiaggia e divertirsi  in compagnia rigorosamente in ammollo. Da una  foto deduco che Sverter sia stato lanciato in acqua vestito con tutta la sedia: ahahah fantastico!!

Ceniamo molto velocemente, siamo irrequieti, tra una portata e l’altra si scappa all’esterno, il caldo e l’afa in sala ristorante benché fosse quasi tutto aperto è insopportabile e poi abbiamo un intrattenitore d’eccellenza là fuori: formiamo un cerchio con le sedie e Teskio inizia con il suo show in italo-siculo, mi sono offerta come traduttrice viste le mie origini, Messina. Inizia un siparietto con Demis e Yasmine riguardo il loro fidanzamento: Teskio voleva convincere Demis a regalarle un diamante incastonato da 1500€, visti i tanti anni di fidanzamento; sosteneva che più sono gli anni, tanto il valore dell’anello deve salire. Si è anche proposto di accompagnarlo alla  Findomestic. Poi è arrivato il turno dei loro nomi, quasi impronunciabili per Teskio, che quindi ha deciso di ribattezzarli Carmelo e Giorgia per comodità; ahahah quanto ridere! Il suo linguaggio prevede l’uso di italiano con cadenza e parole completamente in dialetto senza perdite di tempo in traduzioni, ma la cosa strana è che comunque tutti capivano e si spanciavano dalle risate. Credo ci sia in lui una dote naturale di comunicatore per riuscire a catalizzare l’attenzione in questo modo. Stasera c’è anche una ricorrenza importante Luca Solbiati festeggia i suoi 18 anni e la torta con discorso non può mancare ed a seguire il tunnel umano con annesse pacche sulle sue povere spalle in segno di buon augurio; dopodiché discorso con ringraziamenti al Legnano Chapter, che frequenta praticamente da quando era piccolino.

Sono le 21 ed il concerto ha inizio; Lory parte subito alla prima nota ed io la seguo: il richiamo della musica per noi è forte, scusate .Fabry Chiarelli – professionista del settore con la sua band – intona pezzi dei Queen, Led Zeppelin, AC-DC, Aerosmith ma a me salta all’occhio il batterista, un talento. Il fenomeno Tommy Chiarelli, il figlio di  Fabry che ha solo 13 anni!!! Un prodigio!! La serata rock è nel pieno e appostate sulla panca ci siamo Laura, Sara, Lory ed io; facciamo dei balletti a tempo, in un altro lato Elena e Barbara che si scatenano anche loro e dove ho scoperto in Elena una profonda anima rock: non si è mai fermata in 2 ore di concerto.

Il concerto finisce alle 23,15 col  benestare del sig. Dino che ci ha concesso un quarto d’ora in più.

Adesso finalmente ci aspetta il letto, siamo abbastanza cotti complice anche il gran caldo; invece, una parte di soci si rimette in sella perché hanno scelto di rientrare in notturna  – come da programma – e, da 27 moto, ci ridimensioniamo a 12 .

La domenica mattina è free, ognuno ha la libertà di fare la qualunque. Quindi c’è chi ha deciso di rilassarsi sotto l’ombra del pino al Chiosco11, chi è salito in moto ed ha fatto dei giri sulla costiera ligure come me e Lino sull’Aurelia a 50 all’ora a goderci i vari paesaggi che ci offre la Liguria. Noli, Bergeggi, Pietra Ligure, Finale, Ceriale, Loano, Borghetto Santo Spirito.

L’appuntamento col resto del gruppo è alle 13, pranzo al Chiosco11, dove ci preparano svariati piatti a scelta, veramente buoni e di qualità. Qui ho approfondito la conoscenza con i 4 amici simpaticissimi di Lodi : Chiara e Lucio e Stefania e Stefano.

Un’oretta di pausa post pranzo, il fischietto incombe, prepariamo noi e le nostre moto per il rientro; ci si trasforma da bagnanti in infradito a riders: quindi pantaloni lunghi, scarpe da viaggio e gilet. Il Road ci comunica che passeremo dal Sassello e poi ad Alessandria in autostrada.

Al bivio con autostrada per Piacenza altre 2 moto ci salutano, sono gli amici di Lodi. Il run volge al termine, ultimo stop in area di servizio: è  tempo di saluti ed arrivederci. I Km percorsi – circa 600 – la compagnia e l’organizzazione del Road e Gruppo Strada, sempre e comunque bravi, hanno confermato quanto è bello il Legnano Chapter !!

Grazie e Ri-grazie a tutti!

LCI ❤

Rosanna

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