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Blessing Day 2024

Rieccomi qua!

Contenti? Come no?! Ma se è da ottobre che non imperverso su queste pagine. Miii come siete permalosi. Dai… partiamo!
Come sempre il tempo passa – direi fortunatamente in questo caso – e ci siamo messi alle spalle l’inverno dei pomeriggi infreddoliti alla macchinetta del caffè in concessionaria, l’Annual Meeting, il lancio dei nuovi modelli 2024 della Harley Davidson e la Juve che parte in una fuga scudetto che dura solo una settimana perché c’è la Marotta League; così zitta zitta è già arrivata l’ora del nostro Blessing Day 2024, run sempre particolarmente partecipato e sentito. Anche quest’anno non ci smentiamo perché domenica 24 marzo ci ritroviamo nel parcheggio della nostra casa Harley Davidson Legnano in circa 80 soci accomodati su una sessantina di moto, tra le quali anche la nuovissima Street Glide di Lucio e Chiara; sono tantine, ma il Gruppo Strada presente è numeroso, per cui il nostro nuovo Head Road Captain Enrico Lattuada è abbastanza sicuro di riuscire a portarle tutte quante sane e salve a casa. Non che a noi Safety ci freghi granché, ma lui ci tiene quindi vediamo di accontentarlo (scherzo… Anzi, facciamo così: chi non legge i miei articoli lo faccio “stirare” alle rotonde. Molto sadica l’idea di mettere l’Editor a fare anche il Safety).

Il meteo è perfetto ed il viaggio verso il Santuario di Caravaggio (BG), che ci ospiterà per la benedizione dei nostri bolidi grazie all’intercessione del nostro Paolo Folegatti, è scorrevole e senza intoppi; autostrada fino a Gessate e poi strade provinciali e paesini così da avere un po’ di rotonde “da chiudere” per scrollare la noia di dosso a Bellasimo. La basilica di Santa Maria del Fonte è effettivamente imponente come dichiarato ed il silenzio che regna intorno ad essa viene improvvisamente squarciato dal nostro arrivo che non passa inosservato nonostante i nostri sforzi di tenere un profilo basso e sobrio (ma quando mai). Mi sembra proprio “tanta roba” poter benedire la moto in cotanto splendore (complimenti ancora a Foley) e siamo arrivati con un paio d’ore di anticipo per la Messa e la successiva benedizione a noi riservata, per visitare l’interno della bellissima basilica, il Sacro Speco che ricostruisce l’apparizione della Madonna alla contadina e sotto al quale (si accede dall’esterno della Basilica) si trova il Sacro Fonte, sorgente d’acqua fatta sgorgare dalla Vergine per dimostrare la propria origine divina. Occhio che la fonte sarà pure divina ma non è potabile. I giardini che circondano il tutto sono altrettanto curati ed approfittiamo del sole di mezzogiorno che risplende e scalda per goderci quattro chiacchiere tra noi e conoscere meglio alcuni dei tanti nuovi soci appena iscritti.

Dopo la cerimonia beneaugurante per noi e le nostre immortali Harley Davidson, ci dirigiamo alla Cascina Reina, agriturismo molto ben organizzato, per goderci un ottimo pranzo a base di antipasto, due primi tipici locali (casoncelli e risotto), due secondi (arrosto e stracotto), dolce e caffè, così bucolico da renderci complicato il riuscire a risalire in sella. La giornata ormai è alla fine e, visto che il pranzo è andato per le lunghe, il nostro Head Road decide per un rientro veloce tutto autostradale che ci riporta in concessionaria per le 17.30.

La Gruppo Strada Airlines ringrazia i passeggeri per aver scelto di volare con noi e vi augura un buon proseguimento di settimana in attesa del prossimo run che sarà il 7 Aprile al Castello di Vigoleno. Prima di scendere vi preghiamo di controllare di non lasciare oggetti nelle cappelliere se no l’Editor se li vende per pagarsi la moto nuova.

Buona Pasqua a tutti! Alla prossima. Ciao.

Davide

Rompighiaccio 2024

Rompighiaccio 2024

Sono passati poco più di 3 mesi da HOG Inverno a Torino e il QFFF è stato annullato per maltempo, per cui c’è parecchio fermento per l’apertura della stagione. Infatti, al lancio delle iscrizioni, le adesioni sono così numerose, che il limite massimo di iscritti viene innalzato per ben due volte.

L’incognita pioggia, però, è la proverbiale “Spada di Damocle” che pende sui nostri caschi. Per almeno una settimana (se non di più), si martellano i siti e le app dei meteo, ma i responsi sul 10 marzo sono sempre inclementi… Quindi, sulla chat dedicata, cominciano ad arrivare i primi pareri, le prime impressioni, e sorgono i primi dubbi e le prime perplessità… Io, il mio primo consulto, lo faccio direttamente in famiglia, e qui mi rendo conto di aver creato un mostro (nel senso amorevole e appassionato del termine… si intende). A metà settimana, infatti, per galanteria e correttezza coniugale, chiedo a Stefania cosa preferirà fare in caso di mal tempo; mi sento rispondere, in maniera repentina e bonariamente stupita: “Moto!!! Perché me lo chiedi?”… Quindi, con la mia fidata Zavorker al fianco, io so già felicemente “di che morte morire”.

Le 24 ore precedenti alla partenza sono quelle che maggiormente agitano i soci… ma ormai le decisioni devono essere prese: esserci comunque o rinunciare, auto o moto…

Domenica mattina, ore 6:00 la sveglia suona e la prima cosa che i neuroni mi permettono di fare, è guardare oltre le griglie delle imposte… acqua, pioggia, scrosci, rovesci, temporale, chiamatelo come volete, ma il risultato non cambia. È ufficiale: Wet Run!!!

Ovviamente eravamo pronti sia psicologicamente che materialmente, e quindi iniziamo a prepararci quasi “come se niente fosse”. Il primo appuntamento è poco fuori Lodi dove, al riparo di un distributore, ci raggiungono in sequenza Fabio e poi Lucio e Chiara. Ripartiamo tutti insieme e, in meno di 30 chilometri, siamo all’area di servizio di Somaglia Ovest, dove abbiamo la reunion con tutti gli altri. Arriviamo e la moto del Melo si staglia già nel parcheggio, probabilmente è almeno un’ora che ci aspetta. Sono le 8:20 e l’appuntamento è per le 9:00.

Arrivano due o tre auto con a bordo qualche ragazzo e alcune Ladies del Legnano, ma delle moto, ancora niente. Quando ormai siamo più preoccupati che altro, alle 9:40 entrano in area di servizio in formazione Max, Paolo e Filippo. Hanno avuto grossi problemi di viabilità fino alla zona prima di Lodi, ecco il perché del ritardo. Ci raccontano di momenti di tensione e pericolo a causa di allagamenti e forte vento. Effettivamente è un problema che abbiamo avuto anche noi arrivando da casa, soprattutto il vento, ma evidentemente in misura diversa.

Le “anti pioggia” sono indossate, i guanti inforcati, i caschi già grondanti e i motori avviati… Finalmente si può partire, direzione Reggio Emilia. Max come Road, a seguire Stefania, io, Franz, Lucio & Chiara, Paolo, Melo e Filippo come scopa. Faccio i primi metri in apnea, sperando non tanto che la pioggia smetta, quanto che il vento non soffi lateralmente in maniera troppo forte. L’andatura è molto tranquilla, si viaggia intorno ai 100 km/h tra prima e seconda corsia. Fin dopo Piacenza la pioggia non sembra essere particolarmente intensa, e il vento, come preventivato, è il maggiore dei problemi, ma dopo essere entrati in terra emiliana le gocce si intensificano notevolmente. Max, da quell’ottimo Road Captain che è, ci tiene compatti, allineati e in piena sicurezza.

Proseguiamo in formazione (con un certo stupore anche degli occupanti delle auto che incontriamo e che non perdono occasione di farci filmati che non vedremo mai) sull’A1 per poco meno di cento chilometri dalla ripartenza, fino all’uscita di Reggio Emilia che raggiungiamo intorno alle 11:05. Allo svincolo imbocchiamo la tangenziale (SS722) e, paradossalmente, al limite della città ci accoglie il sole… si proprio lui, l’ormai insperato compagno di viaggio. Non smette di piovere, ma il sole ci illumina con i suoi raggi quasi come ad indicarci la strada e come premio per aver sfidato le intemperie come si addice ai veri bikers. La situazione è abbastanza surreale, ma l’essere inserito, seppur casualmente, in quel mix di natura e paradosso, mi ha fatto sentire vivo e speciale. Attraverso le arterie principali di Reggio, raggiungiamo la parte sud della città dove ci aspetta la nostra meta. Infatti il RUN da Correggio era programmato per le ore 10:30, ma arrivando noi in zona troppo tardi, ci siamo diretti subito a “Ruote da Sogno”, ormai classica location della festa organizzata dagli amici dell’Emila Road Chapter.

Alle 11:30 tutte le moto sono parcheggiate, ci siamo cambiati e abbiamo iniziato a salutare i primi amici che vivranno con noi la giornata. Arrivano alla spicciolata anche tutti gli iscritti del Legnano… la distribuzione dei Rally Pack, qualche risata, un po’ di cagnara, e siamo pronti per entrare. L’organizzazione è però piuttosto ferrea, quindi aspettiamo il nostro turno, senza nemmeno dirlo, sotto l’acqua, che nel frattempo ha ricominciato a cadere.

Nonostante i numeri dicano che siamo in 980 persone (circa), lo spazio è notevole e tutti gli iscritti ai 37 Chapter (giunti da tutta Italia e uno anche dalla Svizzera) che partecipano, riescono a prendere posto all’interno della struttura. Tra musica, filmati, proiezioni e intrattenimento, iniziamo a mangiare… Antipasto e due primi. Dopo di che, ci sono le premiazioni per tutti i Chapter convenuti, a seguire il secondo e i dolci. Anche se l’adesione è stata veramente alta, pure quest’anno in cucina hanno mantenuto, come del resto praticamente sempre, molto alto il livello del servizio: diciamo pure che è all’altezza della location che ci ha fatto passare qualche ora “in un altro mondo”… Tra una portata e l’altra si può infatti girare tra auto e moto da favola: Ferrari, Porsche, Jaguar, Corvette, McLaren e perfino una Stratos la fanno da padrone rendendo l’ambiente e l’atmosfera che si respira, decisamente “fuori dall’ordinario”.

A riportarci alla realtà ci pensa un messaggio di Alberto che recita: “Per chi è in moto partenza ore 15:00!!!”. La preparazione non è delle più semplici, pertanto non bisogna perdere tempo. Ricomporsi ed essere operativi per il viaggio di ritorno ci lascia con un po’ di affanno, ma è veramente giunta l’ora di rientrare. Allineamento dettato da Max e controllato da Filippo davanti al parcheggio, e poi si parte. Ci fermiamo prima di rientrare in autostrada solo per il rabbocco del carburante.

Il viaggio di ritorno è leggermente più sostenuto grazie al fatto che, non solo ha smesso di piovere, ma le nuvole si sono talmente diradate, che il sole (che in mattinata è stato solo un piacevole fuori programma) diventa attore principale della nostra risalita verso nord.

In meno di un’ora di viaggio arriviamo a rivarcare il confine con la nostra Lombardia, e da lì inizia lo sfoltimento del gruppo. Prima il Melo a Guardamiglio, poi io, Stefania, Franz, Lucio e Chiara a Lodi abbandoniamo le tre moto che proseguono verso Milano e oltre. Solo qui ed ora realizzo (visto che in mattinata i pensieri erano ben diversi) che Paolo è stato, e sarà, l’unico a viaggiare con un Road “dedicato” e una scopa tutta per lui, quasi come un “Paolo mini-Run”, roba da farci una patch… questo pensiero mi coglie e mi fa sorridere proprio mentre cerco di evitare di incagliarmi nella sbarra del telepass che, per la quarta volta su quattro oggi, non si apre al mio passaggio…

Prima di parcheggiare le moto in garage, ci concediamo ancora un caffè insieme. Lo facciamo forse più per la voglia di stare ancora in giro, che per la necessità vera e propria di assumere della caffeina. Per le 18:00 siamo però definitivamente a casa, e sulla chat di gruppo dell’evento, continuano a rincorrersi foto e video della giornata e arrivano i messaggi con le conferme che tutti siano giunti sani e salvi ai loro domicili.

La stagione 2024 è quindi ufficialmente cominciata. Quest’anno il “Rompighiaccio” si sarebbe potuto anche chiamare “Spartiacque Run”, oppure “Double Face Run” o ancora “Gone with the wind Run”, ma per noi l’importante è stato esserci ed esserci in moto. Alla prossima e buona strada a tutti.

Stefano Biker58

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EUROPEO 2023 LEGNANO CHAPTER – HD120th BUDAPEST

EUROPEO 2023 LEGNANO CHAPTER – HD120th BUDAPEST

Capitolo 1 – Si parte!
Whatsapp, venerdì sera: “Ciao Direttore Galattico, ma per l’Europeo ci verrà data una maglietta? Non so quante magliette portare per nove giorni”. Risposta: “Dipende se arrivano e comunque all’evento non mancherà certo la possibilità di comprare del vestiario Harley”. Trooooppo pratico il Director…
Effettivamente non ha tutti i torti. Però non si sa mai, quindi carico comunque nove di tutto e tocco i 15,6 kg di valigia. La porto la macchinetta del caffè? No, non ci entra. Medicine varie che non si sa mai, tablet per il lavoro; servirà il costume? Boh, portiamolo.
Inizia così il mio primo Europeo con il Legnano Chapter Italy #7552 : fretta di partire e strizza di arrivarci impreparato. Mi ci vedo proprio in giro per la foresta di Bukki a spiegare ad un magiaro che vorrei delle mutande… Poi finalmente svengo sul letto ed in un attimo sono già le sei della fatidica mattina della partenza. Un bacio a salutare la moglie e la sua infinita pazienza; carico il Mammuth da 15 kg sul sellino del passeggero, perennemente vuoto, gilet giallo da Safety e via verso la concessionaria. Siamo già in tantissimi e di questi sono tanti anche quelli al primo Europeo, con la mia stessa fregola di partire. Inizia il briefing pre-partenza ma (c’è sempre un cazzo di “ma” quando stai per lanciarti in qualcosa di mitico) arriva una bordata inaspettata: i Chiodini hanno avuto un grosso problema familiare e non possono venire. Come non vengono? Non vengono. Punto! In un colpo solo perdiamo il Giò, Assistant Director e Monica Maria Eva Ceriani Chiodini che, anche se non è brasiliana, è comunque la nostra Ronaldinha delle organizzatrici di Europei in moto; direi che l’inizio non è proprio dei migliori… Che si fa? Si va comunque? Si, andiamo. Penseranno alla gestione del viaggio il Direttivo ed il mitico Pacca. E per l’inglese schiereremo a tutto campo Marco Marinello anche se lui ancora non lo sa.
Siamo 29 moto divisi, per comodità di viaggio, in 3 gruppi; Gruppo Tokaj con Foley come Road Captain, Simone come Safety, Antonio in chiusura. In mezzo al campo lo Sheriff, il Pacca con Magda, Valentino con Maria Grazia, Danilo, Pamela, la new entry del gruppo che fortunatamente si chiama Davide denotando quindi un certo stile innato nella scelta del nome. Non so perché ma già mi piace.
Gruppo Paprika diretto dal Road Enrico Lattuada (e non da Tinto Brass come speravo ma non si può avere tutto), Safety è Marco “the Englishman di Lonate”, Enrico Parolo in chiusura. In mezzo Giuseppe, Michele con Antonella, Monica Breda, Cornelia, Cinzia, Daniele con Maria Angela, Max il Fotografo con la pazienza di Giobbe.
Gruppo Woody guidato dal Road Alberto, come Safety il fantastico ed umilissimo Editor, in chiusura il Director Carlo. In mezzo, a pregare che il Safety non si faccia i cavoli suoi alle rotonde, ci sono: Luca, Paolo, Alessandro con Silvia, Alberto Galli con Elena, Davide Sassi con Susy, Roberto con Donatella, Tiziano con Maristella. A supportare i tre gruppi segue, come sempre agli Europei, il mitico Alberto Arrigoni che col furgone d’appoggio carica ricambi e cibo per alcuni pranzi in corsa previsti dal programma di Monica. Ad occhio direi che siamo uno squadrone organizzatissimo, poche balle.
Ci avviamo, con un pizzico di retrogusto amaro per il problema che ha colpito i Chiodini, ed abbiamo davanti 600 km di autostrada verso la Slovenia. Ovviamente la cosa è un po’ noiosa ma fortunatamente ogni 100/120 km ci si ferma per rifornimenti, pipì e soprattutto per fare un po’ di sano puttanaio. Così casinando qui e là lungo gli autogrill della A4, ci ritroviamo quasi senza accorgercene in Slovenia a Celje al nostro albergo di destinazione per la tappa di oggi. Si chiama Hotel A, insuperabile esempio di fantasia slovena per i nomi degli alberghi. L’hotel è conciso solo nel nome perché dentro invece è bellissimo e c’è pure un bar/ristorante nel quale ci lanciamo, subito dopo la doccia, in cerca di una birra.
Sempre senza spostarci di un millimetro passiamo dal momento aperitivo a quello della cena che scivola via alla grande in mezzo a chiacchiere e risate che stanno aumentando di quantità: ognuno di noi è un pezzo di puzzle che man mano si va ad incastrare con gli altri ed il quadro finale si sta già componendo. Si vede chiaramente e, anche se siamo solo al primo giorno, sono sicuro che sarà un Europeo bellissimo perché, fortunatamente, è un gruppo bellissimo.
Chiudiamo la serata con i festeggiamenti per il compleanno di Cinzia e con Simone che improvvisamente decide di trasformarsi in un mago della finanza: l’idea geniale è rientrare dei soldi spesi per questo Europeo e farlo a costo zero. Comunica quindi a tutti e tutte che la sua camera è la 109 e chi è interessato deve presentarsi con minimo 50 euro da mettere sul comodino solo per iniziare. Poi si vedrà. Probabilmente siamo tutti stanchi del viaggio perché ottiene solo una foto hot di Tiziano di fronte alla sua porta chiusa…. Ci riproverà però nel frattempo andiamo a dormire . Domani sarà un’altra lunga tappa ma ormai il Legnano è in viaggio, la prima tappa è alle spalle e non si torna indietro.
Capitolo 2 – Seghedino chiama, Legnano risponde
La nottata, in questa zona della Slovenia, è stata un po’ umida e le selle delle moto lo sono di conseguenza. “Giubbotto e felpina?”; “Ma no, sta già arrivando il caldo.” “Solo giubbotto, dai, poi vediamo”.
Con Sciukky – Capo Woody – scendiamo per colazione abbastanza in anticipo rispetto all’apertura della sala per scoprire che tre quarti del gruppo è subito a ruota; praticamente è un Chapter d’insonni il nostro ma credo che il recordman sia il Galli. Alle 3.30, per disperazione, era in giardino a fumare per cercare di raggiungere un relax mentale che alla fine non è mai arrivato; anzi, visto il fresco che faceva, credo sia tornato in stanza a ballare sul letto di Elena, più sveglio di prima. Calcolando che alle 7.30 abbiamo il ritrovo alle moto, scateniamo una pressione psicologica importante sul cameriere per accelerare la portata di cose dolci al buffet. Ecco, la sensazione è che forse la parte più difficile di questi nove giorni nell’Est Europa sarà proprio la colazione: ogni mattina ci mettiamo un po’ ad individuare la zona “dolce”, sempre abbastanza ristretta, perché hanno una passione smodata per riempire i buffet di cibo salato. Che senso ha aprire la giornata con prosciutto, formaggio e frittata quando puoi iniziarla con brioches, nutella e marmellata? Giusto o no? Mi sento già Antonio: “a me piace la frittata di mattina”. Tu sei il Dealer e puoi fare quello che vuoi. Magari domani mattina ci prendiamo tutti e due la peperonata, eh? (datemi un secondo che mi ricompongo perché con la lingua fuori non vedo la tastiera e non riesco a scrivere).
Alle 8.00, puntualissimi e con partenza stile “Le Mans” (vedere foto), siamo già in strada direzione Ungheria. CI aspettano altri 500 km circa con destinazione finale Szeged o Seghedino per gli amici; gli ungheresi hanno una fenomenale attitudine a chiamare le loro città in modi impronunciabili per poi doverle sottotitolare per sperare che qualcuno riesca ad arrivarci. Contenti loro.
Benzina subito appena entrati in autostrada e poi dopo altri 85 km. Niente da segnalare a parte il Safety artista che manda ai matti il Road Folegatti perché scala a prendere informazioni sul resto del gruppo ma poi non torna mai a riferirgliele in quanto trova sempre qualcosa o qualcuno che lo distrae dal compito. D’altronde se uno è artista, interpreta a modo suo… Il passaggio autostradale tra Slovenia e Ungheria è indolore – nel senso che non c’è proprio niente da attraversare – solo un cartello che segna il confine come da noi tra le Regioni; cambia però la qualità dell’asfalto che in Ungheria è meno curato a livello di buche ma niente di ingestibile. Primo rifornimento ungherese, terzo della giornata, a Nagykanisza. Il primo che dice che Domodossola è un nome difficile si becca una zoccolata in fronte; provate a pronunciare Nagykanisza senza ridere e poi vediamo. Ormai siamo usciti dall’autostrada e finora, in totale, abbiamo percorso un terzo del tragitto di oggi; anche se siamo appena entrati nel Paese e quindi forse è ancora presto per giudicare, l’Ungheria non mi sembra affatto male. Molto pulita e curata. Per fare la pausa pranzo ci sorbiamo ancora una tappa da 100 km e, quando arriviamo all’area di sosta individuata da Road Lattuada, vi troviamo il ristorante/grill più assurdo che abbia mai visto; praticamente hanno posizionato in questo grande parcheggio tre autobus gialli, in disuso e con look sovietico, ed all’interno hanno allestito: ristorante con aria condizionata in uno, bar/paninoteca e cucina nel secondo, bagno nel terzo. Dei geni criminali. Si chiama Ikarus Faloda ed è pure indicato sulle mappe di Google; andate a vederlo su internet. Sembra una roba da zingari invece il caffè che prendiamo a fine pranzo è pure buono. Noi però, per non sapere né leggere né scrivere, il pranzo lo facciamo col nostro ristorante mobile “McArrigons”: va bene andare all’avventura ma calma e sangue freddo.
Due parole sul “pranzo col furgone” perché è la prima volta che mi capita di assistere: Alberto arriva e parcheggia cercando un’ombra. Non appena apre il portellone posteriore un gruppetto di persone, soprattutto harleyiste con autista ma non solo, si lancia a dare una mano ad allestire tavoli d’appoggio, panche e preparare il cibo che Alberto passa all’esterno. Il Pacca dirige, organizza, prepara ed in tempo zero stiamo già mangiando, spesso all’ombra del furgone stesso. Si torna al discorso del puzzle: siamo 39 pezzi che man mano s’incastrano trovando il proprio posto per rendersi utili. Finita la spazzolata, altrettanto velocemente il gruppo di persone, sempre guidato da Alberto ed il Pacca – che sgobbano un casino, niente da dire – fa sparire il tutto come dei prestigiatori. Si vede che è un meccanismo oliatissimo da anni di Europei ed è un’idea molto intelligente per le tappe tecniche dove dobbiamo metterci alle spalle velocemente molti chilometri. Chapeau.
Dopo pranzo facciamo altre due tappe benzina ma la seconda, che risulta lunga e macchinosa, ci fa arrivare un po’ tardi al Novotel di Seghedino. Il mio gruppo Woody arriva infatti per le 18.30 anziché nel pomeriggio come previsto. Sembra niente ma purtroppo pregiudica alla maggior parte di noi la visita alla città che Monica aveva minuziosamente preparato con tanto di mappa e tragitto a piedi da seguire (sei un mito!). Forse è il momento dove più si è sentita l’assenza della nostra Ronaldinha perché sono convinto che, se ci fosse stata, in qualche modo avrebbe recuperato le visite nonostante i tempi molto ristretti. Magari ci avrebbe tirato giù dal letto alle 6 di mattina; tanto siamo sempre tutti svegli all’alba. Invece con Capo Woody, Luca e Max riusciamo solo a vedere il lungo-fiume Tibisco, la piazza del Mora Ferenc Museum con lo splendido gioco di fontane d’acqua e la Chapel of Wine, una cappella bellissima che hanno riconvertito in birreria dove, dopo aver assaggiato la loro fantastica birra IPA decidiamo che Seghedino è finita lì. Ci sarebbe da vedere il municipio, l’hotel Tisza, la fontana dei re, l’università, la Cattedrale, la Sinagoga, ma tant’è, questa birra è incredibile.
Ormai è già ora di raggiungere il ristorante per la cena. Chiudiamo la serata al Halaszcsarda Kiskorossy godendoci i menu a base di pesce-gatto con paprika in volo radente qui e là – Seghedino è la patria di questa spezia – già prenotati prima ancora di partire. Facciamo seguire una passeggiata sul lungo-fiume per digerire le mega-porzioni che ti servono nei ristoranti ungheresi e, una volta giunti nella piazza di fronte al hotel, un bel giro di “Anisetta” originale gentilmente caricato sul McArrigons dai mitici Michele ed Antonella. Meglio di così….
Tra una risata ed un’altra sono già le 23.30 di sera; le giornate volano qui all’Europeo come sempre quando ci si diverte sul serio. Domani cominceremo ad affrontare l’immensa pianura ungherese – la Puszta – ed un pomeriggio intenso a Hortobagyi per atterrare poi a Debrecen: meno chilometri e più turismo culturale, con l’intermezzo di una strada di campagna che ci ricorderemo per un bel pezzo. Ma è storia di domani…
Capitolo 3 – La Puszta, Hortobagy ed i suoi bellissimi cavalli
Se alle 7.30 di mattina guardassi da una finestra del centro di Milano, vedrei una quantità enorme di automobili che lottano come leonesse per guadagnare un semaforo verde che tanto le porterà inevitabilmente solo al rosso successivo; clacson che urlano le incazzature del lunedì e la disperazione per il weekend ancora troppo lontano. Qui a Szeged, invece, sembra di stare su un altro pianeta. Tre auto di numero all’incrocio sotto la finestra mia e di Capo Woody e nella tranquillità della piazza vedi passare Tiziano e Maristella che, a passo svelto, tornano verso l’hotel. Ma dove saranno mai andati così presto? A sentire lei, sembra che lui non le lasci scelta; si sveglia talmente presto che già all’alba scalcia la porta della camera e scalpita per uscire, per cui Maristella disperata non può far altro che assecondare questa fame d’aria per non venire travolta. Questa volta però unisce l’utile al dilettevole e si fa accompagnare dal purosangue a visitare quella parte di Seghedino che non è riuscita a vedere la sera precedente; adesso stavano rientrando velocemente per dargli la meritata colazione a base di latte e biada.
Oggi la partenza è prevista verso le 9.00, quindi molto in tranquillità. Colazione praticamente di gruppo, ironie e provocazioni di Simone e del Sassi che già di prima mattina scivolano tra i corridoi e mettono di buonumore. Ogni tanto la Susy richiama il Sassi all’ordine ma oggi lui mi sembra in ottima forma: sta carburando il ragazzo. I sorrisi lampeggiano appena svoltato l’angolo dell’ascensore e non spariscono neanche quando la macchina del caffè manda fuori un espresso con un colore così arancione che, personalmente, mi fa deviare verso un più sicuro infuso ai frutti di bosco. Ale e Silvia che fanno i conti di quando lavare le magliette “tecniche” di lui, Enrico Parolo che mi abbraccia mentre passa, lo Sceriffo che cerca la marmellata che poi, sta bastarda, è sempre in un angolino dietro di te, esattamente in quel mezzo metro di buffet dove non avevi guardato. I Lattuada ed i Cirignano che li senti arrivare prima ancora che compaiano all’ingresso della sala. Effettivamente tutti quanti siamo un po’ “rumorosi”, anche se non tantissimo; però vedo che gli altri clienti dell’hotel apprezzano perché inizieranno la settimana in modo diverso dal solito, Potranno raccontare di aver fatto colazione insieme a 39 harleyisti italiani. Mica niente, oh!
Sgasiamo in relax ed usciamo facilmente da Seghedino, anche se il traffico è aumentato; alle fermate dell’autobus i residenti rimangono basiti quando ci vedono passare ed anche a loro lasceremo qualcosa da raccontare in ufficio quando bontà loro ci arriveranno. La prima sosta benzina è prevista dopo 120 km ma calcolando che abbiamo fatto tutti il pieno la sera prima, andiamo via veloci, sempre divisi in tre tronconi come da accordi del Gruppo Strada. Attraversando i paesini tra Szeged e Hortobagy incontriamo nuovamente i pali telefonici attrezzati per accogliere le cicogne ed i loro piccoli – allora non era una casualità quella di ieri, ma un’abitudine della zona, carina come idea – e la stranezza di vedere molti proprietari di villette tagliare l’erba del proprio giardino contemporaneamente. Siamo ormai nel pieno della Puszta, pianura di immense coltivazioni a perdita d’occhio, che incuriosiscono moltissimo Cornelia, Enrico e la parte “agronoma” della personalità di Luca. Anzi direi che per Luca è stato amore a prima vista: macchine agricole di tutti i tipi e strategie di coltivazione originali per non lasciare inutilizzato neanche un centimetro di terreno. Tutto fantastico e bellissimo fino a che, appena finito un villaggio dove tutti ci salutavano, il navigatore ci fa girare a sinistra in una strada allucinante, così incredibilmente “bucata” proprio grazie ai cornutissimi trattori di cui sopra: ecco perché tutti ci salutavano; era un addio. Non mi ricordo precisamente quanti chilometri abbiamo percorso di questa mulattiera folle perché ad un certo punto dovevamo pensare a portare in salvo le moto (a parte i Panamericani che facevano i fighi con le loro sospensioni elettroniche); comunque, visto che sono qui a raccontarla, siamo tutti sopravvissuti anche se sicuramente questa strada ha fissato una nuova definizione di “strada di merda”.
Attraversiamo il Ponte a Nove Archi ed arriviamo finalmente alla Hortobagy Csarda che ci ospiterà il pranzo. Ogni tot passa un’ambulanza che secondo il Sassi arriva a salvare chi ha mangiato il gulasch 30 minuti prima (lo dicevo che era in forma) ma noi ci sediamo lo stesso, confidando che sia solo una battuta. Così è, fortunatamente, e direi che ci godiamo assolutamente i menu tipici ungheresi che ci servono – c’è anche una specie di carbonara di sapore accettabile -. Finiamo giusto nei tempi previsti per spostarci a visitare il Màtai Menes, uno dei più importanti centri di allevamento di equini, bovini e pecore all’interno del Parco Nazionale di Hortobagy.
Il Parco si estende su circa 70-80.000 ettari di terreno per cui, per poter visitare la parte relativa a questo centro, veniamo caricati su delle specie di carrozze dove nelle varie tappe ci viene spiegata la storia, l’organizzazione ed i prodotti, soprattutto lanieri, dell’allevamento. Prima di partire con le carrozze però facciamo in tempo ad entrare nelle stalle con i box degli equini; l’impatto è pazzesco, sia per le dimensioni delle stalle che per le decine e decine di cavalli di una bellezza imponente e statuaria. Ammetto che un pensiero è andato alla Blegy: se fosse stata qui credo si sarebbe fatta adottare e vedendoli da vicino capisco la sua passione sfrenata per questi animali. Nell’ultima tappa della visita i mandriani a cavallo ci regalano un loro spettacolo equestre condito dallo schiocco fortissimo delle loro tipiche fruste; sembrano colpi di pistola tanto sono secchi e rumorosi.
Tornati alla base, riprendiamo le nostre moto ed il nostro viaggio. Siamo diretti a Debrecen e, essendo abbastanza vicini, nel giro di un’oretta siamo già al nostro Hotel di arrivo per oggi, il Mercure – molto bello anche questo, Monica. Complimenti -. Segue la cena, sempre con menu predefiniti prima ancora di partire, al ristorante Regi Posta Etterem; il tutto abbastanza veloce, sia perché sono organizzati ma anche perché abbiamo capito che in quella zona d’Ungheria i locali chiudono presto. Alle 20.10 siamo entrati ed alle 21.30 siamo già fuori per Debrecen a cercare il Lycium, questo albero di 250 anni piantato per risolvere una discussione religiosa. Lo troviamo nascosto dietro il fianco sinistro posteriore della Grande Chiesa Riformata, simbolo di Debrecen e della sua piazza principale. Anche se sono solo le dieci di sera, la città è praticamente deserta ma noi non demordiamo e riusciamo a scovare un paio di localini ancora aperti dove concludiamo la serata a suon di birra, Gin Tonic, eccetera. La giornata di oggi è stata particolarissima e divertente; domani ci toccherà invadere la Regione del Tokaj e, visto il gruppo di diversamente astemi di cui siamo composti, diciamo che NON si strapperanno i capelli dalla disperazione. Chiudo lasciandovi la chicca della giornata:
stiamo tornando a piedi verso le moto dopo aver concluso la visita del centro di allevamento. Il Sassi nota sul retro delle stalle un grosso tubo verde e subito richiama l’attenzione di Tiziano (un altro che non si fa pregare).
“Quello è un inseminatore artificiale. Lo usano per far riprodurre i cavalli senza stressarli.”
Tiziano intanto ascolta interessato e cerca di dire qualcosa ma sempre il Sassi di botto “ce lo avevo anch’io a casa”
A questo punto interviene la Susy per cercare di frenarlo “non sarebbero proprio cose bellissime da dire” ma lui si smarca velocissimo “ma perché? Sai che comodo che è?”. Standing ovation!! Poi non mi ricordo più niente perché stavo lacrimando dal ridere però alla sera a cena il Sassi era un pizzico claudicante. A domani….
Capitolo 4 – Il Tokaj degli Hobbit ed un castello nella foresta
Le prime giornate di questo Europeo sono sempre state molto impegnative tra chilometri percorsi e visite effettuate ed in più la sera non è che si vada proprio a letto con le galline; ho dato, quindi, per scontato che sarebbe stato abbastanza complicato tirarsi su viste le poche ore di sonno. Invece ogni benedetta mattina ci vede ingarellati con l’alba per chi sorge prima e fino ad oggi abbiamo sempre perso; di un soffio ma comunque perso: non siamo del tutto normali, diciamolo. Stamattina invece temo che Sciukky l’abbia presa a pedate nel sedere l’alba perché lo trovo già che sbuffa e sospira curvo sul suo telefonino a cercare delle soluzioni che evidentemente non esistono. Poi prende fiato e sbuffa ancora ma questa volta girandosi verso il mio letto.
“Cosa c’è?” con una voce così rauca che sembra mi sia ingoiato un altoparlante della stazione. Maledetta aria condizionata. Si avvisano i signori passeggeri che il treno del Legnano Chapter è in arrivo al binario 3. Le carrozze di prima classe sono in testa al convoglio ed il furgone-ristorante McArrigons è sempre in coda. Ferma a Celje, Szeged, Debrecen, Lillafured, Budapest. Vi auguriamo un buon viaggio con Ronaldinha Tours.
“C’è che sono preoccupato per domani quando arriveremo a Budapest. L’hotel non ha voluto aiutarci con la prenotazione del parcheggio per cui, una volta là, dovremo cercare un posto che accetti tutte le ventinove moto tenendo presente che saremo in centro città, magari zona pedonale, ed il traffico ed i semafori faranno di tutto per spezzarci in vari tronconi”.
Non ha torto il Road perché effettivamente sembra un bel casino però… “vuoi che il Direttivo non abbia già pensato ad una qualche soluzione?” (spoiler: si, l’aveva fatto!). “Prima di partire per il Tokaj sentiamo i boss”. “Dai che oggi ci aspetta la cantina con la degustazione dei vini. La preoccupazione più urgente è vedere se dopo saremo ancora in grado di guidare fino a Lillafured eheheheh. Oltretutto nel gioco dei tre gruppi oggi toccherà a noi stare davanti per primi; quindi, cerchiamo di trovarla questa Winery”.
E così scendiamo in sala colazione di questo Hotel Mercure che troviamo piena di persone chiaramente in viaggio di lavoro; ci sono anche alcuni italiani che, senza sforzo visto che non passiamo proprio inosservati, ci notano e ci studiano per poi cercare un aggancio e capire cosa diavolo facciamo lì a Debrecen. Descrivo loro il progetto del nostro viaggio che alla fine ci porterà domani a Budapest per festeggiare il 120mo della Harley Davidson. Ad uno di loro scappa un “oh, però! Che viaggio!” di ammirazione ma poi rovina tutto dicendomi che anche lui va in moto perché ha uno scooter. “Ma va?! Che bagnoschiuma ci metti?”. E niente… una possibile amicizia internazionale uccisa in culla.
Partiamo, lasciandoci alle spalle Debrecen e pian piano anche tutta la Puszta e le sue infinite coltivazioni per dirigerci verso nord-est, molto vicino all’Ucraina che in questo momento ha ben altri pensieri. Il viaggio scorre senza particolari intoppi; qualche sorpasso ed una signora che s’incazza quando la rallento un pelino per agevolare il passaggio del mio gruppo. Non rispondo perché tanto so che potrò poi vendicarmi quando scriverò l’articolo e parlerò di lei. “Vecchia stronza! Baciami il culo! Tiè!”. Ecco fatto, tutto a posto.
Quando iniziamo a vedere i vigneti è evidente che siamo entrati nella Regione del Tokaj, patrimonio Unesco tanto per capire lo splendore della zona, dove producono questo vino dolce famoso in tutto il mondo; arriviamo quindi a Hercegkùt, villaggio ricoperto di erba e vigneti dove hanno creato tutta una serie di cantine particolarissime scavate nel tufo che vanno in profondità delle colline e dove ogni famiglia proprietaria conserva il proprio vino. Come fa notare più d’uno, sembra effettivamente un villaggio di Hobbit; le cantine sono in realtà delle grotte e sono “abitabili” per modo di dire vista la temperatura freschina, l’umidità e la mancanza di luce, nel senso che ci si può stare all’interno per un certo periodo e godersi il vino in tranquillità. La nostra destinazione è la Gotz Pincészet, di proprietà appunto della famiglia Gotz, che possiede la maggior parte dei vigneti della zona. Ci accoglie una splendida ragazza – Ildiko Gotz – che in un fluente inglese, tradotto dal tuttofare Marco, ci racconta la storia della zona, della sua famiglia e ci accompagna poi all’interno della loro cantina di rappresentanza per il pranzo con degustazione di sei dei loro vini accompagnati da salumi e formaggi tipici. Il tutto viene da noi ingollato senza battere ciglio; non sa che ha a che fare con dei professionisti dell’alcool ed infatti, nonostante i sei vini differenti, non mi sembra che nessuno abbia particolari problemi di equilibrio. Ci salutiamo con la nostra gentilissima guida e la sua famiglia; Tiziano ed il Sassi fanno i furbini facendosi accompagnare alle moto con l’auto da Ildiko ma, visto che il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, Tiziano lascia la propria felpa sull’auto della ragazza. Credo che stasera i claudicanti saranno due….
Ripartiamo in direzione ovest ed in un paio d’ore siamo a destinazione: Hotel Palota, sul lago Hàmori, tra gli alberi della Foresta di Bukki. Un castello spettacolare finito di costruire nel 1930 che – come se non bastassero già la bellezza stilistica della struttura e la vista su lago e montagne – include anche un giardino botanico, grotte e pure una cascata. All’interno dell’hotel tutto è stato mantenuto il più possibile “in stile neo-rinascimentale”, dalla hall alle stanze; per chi vuole è disponibile una SPA con piscina, altri puntano il bar per gustarsi una birra nell’immenso giardino ed altri ancora si dirigono al lago per noleggiare delle barche a remi ed esplorarlo un po’. Onestamente, il tutto, è una cosa incantevole; io finisco sulla barca a remi ma fortunatamente sgobba Ale Cro perché sa il fatto suo mentre il nostro Director gironzola per l’hotel in accappatoio, infradito ed un cocktail in mano: l’ha preso alla grande l’idea della SPA.
Ci godiamo la cena con consegna delle magliette per l’evento Harley della sera dopo ed il dopocena nella sala interna del bar, a bassa voce perché l’ambiente lo richiede ma per noi è uno sforzo disumano. Anche oggi è andato tutto bene e domani si vedrà. Vi saluto con la chicca di oggi:
siamo nella cantina Gotz seduti a tavola in attesa di partire con la degustazione. Non mi ricordo come, sarà forse per l’ambientazione buia della grotta, arriviamo a parlare di animaletti nelle cantine ed interviene Bellasimo:
“ho trovato anch’io delle blatte nel mio giardino”
“ah, intendi gli scarafaggi!”
“No proprio le blatte”
“E qual è la differenza?”
“Le blatte hanno il corpo allungato e quando le schiacci fanno BLAT!”.
In dieci secondi Simone ha risolto un mistero che neanche Piero Angela in 70 anni di carriera. Bastava chiedere a quello giusto. E andiamoooo…
Capitolo 5 – Dal castello delle favole ad una favolosa città
L’orologio vibra per dirmi che è ora. Cacchio, per una volta che stavo dormendo… Lancio un’occhiata fuori dalla finestra ed il Galli è già nel terrazzo a fumare la prima sigaretta della giornata godendosi un panorama incredibile tra montagne verdissime e lago sul loro lato sinistro. Ha ragione; non sarà facile avere nuovamente l’occasione di svegliarsi con una vista così in un hotel altrettanto particolare. Oppure era solo stufo di stare in camera senza tanti ragionamenti filosofici. Giusto il tempo di fare colazione e dovremo abbandonare tutto questo anche se quello che ci attende non sembra affatto malvagio: viaggio attraverso la foresta di Bukki, stop a Szentendre (Sant’Andrea per chi non vuole slogarsi la mandibola) con i suoi musei artigianali e, a seguire, arrivo a Budapest.
La partenza dal Hotel Palota avviene alle 9.00 in punto con davanti il gruppo Woody sempre capitanato da Sciukky, mio sensei alcolico, seguito a breve distanza dai Paprikesi di Enrico Lattuada il quale mi fa correttamente notare che ieri sono partiti loro come primo gruppo per andare alle cantine – giusto per mettere i puntini sulle “i” di Lattuada – ma poi siamo arrivati prima noi e non abbiamo ancora capito come sia stato possibile. Chiude la carovana il gruppo Tokaj di Paolo Foley, dentista in libera uscita in Ungheria, che ancora non si è ripreso da quando mi ha avuto come Safety per un paio d’ore.
Il percorso stradale nella foresta di Bukki è tortuoso e divertente, anche se l’asfalto è un po’ sporco e capita ogni tanto di trovare rami in strada che ci costringono a spostarci verso il centro della carreggiata. Il tutto profuma abbastanza di selvaggio ed incontaminato anche perché di auto ne passano pochissime; le foto però che escono dalle ditine delle zavorrine (rima incredibile; mi sono evoluto come un Pokemon ed adesso sono a livello poeta) sono da incorniciare. Un’oretta e mezza di moto per fare una settantina di km molto tranquilli, mezz’oretta di pit stop così da dare libero sfogo alle prostate urlanti e permettere a Max il Fotografo di calmare l’astinenza da gelato, e poi via ancora verso Szentendre dove parcheggiamo in un grande boschetto proprio a mezzogiorno, giusto in tempo per mangiare come i muratori (questa la dice sempre mia mamma ma non ho mai verificato: i muratori mangiano veramente tutti a mezzogiorno in punto? Chi mi risponde può limonare coi Webmaster).
Protetti dall’ombra di questi alberi, McArrigons, insieme al Pacca ed al suo gruppo d’assalto, scatenano l’inferno di tavoli e panche, taglieri e salumi, insalata e pomodori, pasta e fagioli – no, questa no, anche se dopo avremmo risparmiato benzina andando a reazione – e sempre feroci come locuste spazziamo tutto quello che sfornano. Qualche minuto di pausa chiacchierosa e casinara, repulisti della cucina da campo e poi caffettino al bar pizzeria lì vicino, accolti dalla classica gentilezza distaccata degli ungheresi dove non capisci se sono contenti di vederti o se non vedono l’ora che tu ti tolga dai marroni. La sensazione finale è ”voi italiani siete simpatici ma noi di qua e voi di là”. Agli ordini!
Mentre Antonio, Carlo e Marco salgono in moto e si dirigono verso Budapest per risolvere il dubbio parcheggio, sacrificando la visita che ci aspetta a breve, noi restanti ci dividiamo in gruppetti casuali per entrare a piedi in Szentendre e curiosare la cittadina ed i musei. Visto l’orario molti sono chiusi per la pausa e, per quanto mi riguarda, riesco a visitare solo il Museo del Marzapane grazie alla pervicacia della Susy che, nonostante venga accolta sempre da questa strana gentilezza ungherese, non demorde e riesce ad acquistare i biglietti per tutti senza strangolare la cassiera. Brava lei. Per capire la bellezza delle rappresentazioni che abbiamo trovato all’interno dovete necessariamente guardare le foto: è impensabile credere siano tutte fatte in marzapane.
Finiamo il giretto turistico sbirciando i negozietti di artigianato locale e, giusto il tempo di tornare al boschetto, ecco che arriva da Budapest il telegramma dei Tre Moschettieri: “problema parcheggio risolto. Stop! Muovete il culo. Stop! Com’era la pasta e fagioli? Stop! Non l’abbiamo mangiata. Stop! Allora potete entrare a Budapest. Stop!”. E così, belli accaldati, partiamo verso una delle città più belle che abbia mai visitato. Meglio anche dello spogliatoio dell’Inter, non so se mi spiego. Il tragitto dura un’oretta, tutto fila liscio anche a livello di compattezza dei tre gruppi e finalmente entriamo in questa città carinissima costruita sulle rive del Danubio a sua volta attraversato da vari ponti, alcuni carichi di Storia, altri carichi di auto e Harley, che la rendono molto particolare. Domani inizieremo a visitarla; per oggi ci interessa solo arrivare velocemente in albergo per toglierci da questo caldo infernale che sta cuocendo noi e le moto. A passo d’uomo ce la facciamo e penso che l’aria condizionata del Hotel Zenit Palace sia la cosa più fantastica di Budapest in questo momento. Doccia, wi-fi, relax sbirciando i 9 milioni di foto caricate sulla chat di gruppo ed alle 18.30 ritrovo per tutti nella hall per l’ennesima chicca pensata da Monica, nostro genio dedicato: cena sul Danubio a bordo del battello con musica e spettacolo.
Effettivamente la serata lo è proprio uno spettacolo: dalla sala ben apparecchiata ai camerieri solerti nel servire le varie portate, dalla musica suonata dall’orchestrina alla vista di Budapest di notte che si può godere uscendo all’aperto. Direi che è un’esperienza che va fatta nel caso di una visita a questa città. Come tutte le cose anche questa trova la sua conclusione e verso le 22.30, visto che è ancora presto, ci dividiamo liberamente in gruppetti a seconda delle preferenze: alcuni vanno a bere qualcosina altri si dirigono al Hard Rock Cafè per acquistare l’immancabile maglietta da uomini di mondo (si, c’ero anch’io 😊).
È il momento di chiudere la giornata; le moto sono al sicuro nel parcheggio sotterraneo e per i prossimi due giorni saremo turisti “classici”, che si muoveranno con i mezzi pubblici e la guida che ci racconterà la città. Sensazione un po’ strana per dei biker ma – dopo la milionata di chilometri che ci siamo già fatti in questi cinque giorni – è una sensazione che accogliamo volentieri. Vi saluto con la chicca di oggi:
è mattina e stiamo per accingerci a lasciare l’hotel Palota…
Chat di Gruppo – ore 8.38 il Pacca giustamente scrive: “Se avete lasciato la carta d’identità in Reception, ricordatevi di ritirarla”
Cinque minuti esatti dopo, sempre chat di Gruppo arriva Cornelia: “Pacca i tuoi documenti li hanno consegnati a me”.
Siamo in una botte di ferro! Ma chi c’ammazza? E andiamoooo….
Capitolo 6 – In giro per Budapest
Ed eccoci al sesto capitolo della nostra saga ungherese. Ma non sembra anche a voi che questo Editor sia un po’ lento nello scrivere gli articoli? Fossi nel Direttivo lo cambierei subito con uno più rapido e, soprattutto, più conciso. Vuoi che tra tutti i soci non ce ne sia uno con queste caratteristiche?
Ma ecco subito il Chiodini che bombarda in volo radente: “Cosa? Non se ne parla neanche! Se lo dici ancora ti incateno alla sedia. Sei il miglior Editor che il Legnano Chapter abbia avuto negli ultimi quattro minuti!”. Che è giusto il tempo che ho impiegato a pensare questa minchiata. E quindi… niente da fare! Abbiate pazienza…
Dov’eravamo rimasti? Ah, sì! Ci siamo lasciati ieri sera, quando siamo finalmente andati a dormire poco dopo aver vandalizzato l’Hard Rock Cafè Budapest a colpi di bancomat. Oggi ci aspetta il giro turistico della città. Quindi giù di corsa dal letto e pipì rigenerante per restituire all’Ungheria le birre bevute ieri sera; poi tocca a Sciukky ed il Danubio si alza di mezzo metro: mai sfidare il proprio maestro. Arrivano foto di Bellasimo e dei Marinello’s dalla palestra dove sfoggiano una forza di volontà fuori dal comune, della Laura che dalla Malpensa smadonna per il ritardo di un’ora del suo aereo per Budapest e del Galli con la sua immancabile sigaretta che oggi apre la sua giornata fumando in strada su una panchina di fronte al Hotel. Io e Sciukky proseguiamo con la nostra ristrutturazione generale, look da Fantozzi in gita scolastica e via verso la colazione e poi la Hall per il ritrovo con tutti gli altri. Arriva Adam, la tanto attesa guida parlante italiano, con la quale scorrazzeremo a piedi in lungo ed in largo: è alto, simpatico, con un cappello un po’ buffo e ha un che di ungherese ma non capisco bene cosa.
Parte subito in quinta dirigendosi verso il primo stop culturale: la statua della “Ragazza con il cane”, posizionata di fronte alla Sala Concerti di Vigadò e che racconta di una storia molto romantica, per poi proseguire lungo il Danubio verso la Statua della Piccola Principessa che sembra porti fortuna a chi le sfrega le ginocchia. Adam arrotonda spesso le spiegazioni mostrando anche alcune foto che tiene in un book che si è portato a dietro e mette altrettanto spesso l’accento su una simpatia storica ed istintiva che scorre tra ungheresi ed italiani: a quanto pare non è un caso che abbiamo le bandiere nazionali con gli stessi colori anche se orientati in modo differente. Si incammina verso la stazione della metropolitana più vicina e, per arrivarci, passiamo di fronte al più famoso caffè/pasticceria ungherese: Café Gerbeaud, 165 anni di storia! All’interno hanno mantenuto l’arredamento dell’800 e servono tra le altre cose la Torta Dobos, il dolce preferito della Principessa Sissi. Il languorino sale subito ma Adam, ferocemente ligio al suo programma, ci guida a prendere la metropolitana per portarci a visitare la Piazza degli Eroi.
Una volta arrivati e risaliti in superficie l’impatto con la Piazza è notevole: è sostanzialmente un immenso semicerchio chiuso a destra ed a sinistra dalla Galleria d’arte Mucsarnok e dal Museo delle Belle Arti. Nel semicerchio sono raffigurate le statue dei capi delle sette tribù magiare che fondarono l’Ungheria, mentre nel centro della piazza compare il Monumento del Millenario. È un po’ anche la porta d’ingresso del grandissimo Parco municipale che è alle sue spalle e dove troviamo modo di visitare il Castello di Vajdahunyad che è appena dietro.
Dopo un momento di riposo, il grande caldo si fa sentire, ripartiamo di buona lena nuovamente verso la metropolitana per ritornare quasi nelle zone del nostro hotel per andare a vedere la Basilica di Santo Stefano, versione ridotta della nostra Basilica di San Pietro. Proprio pochi metri prima dell’ingresso incrociamo il Direttore Carlo e Laura, finalmente arrivata a destinazione. Foto di gruppo di fronte alla Basilica, anche per festeggiare la presenza di Laura, e poi ci troviamo davanti la statua più bella di Budapest. Adam prova a spacciarlo per il “Soldato Ungherese” ma anche lui si deve arrendere all’evidenza: è la statua di Sciukky, poche balle! A noi non la si fa.
Camminata veloce per la piazza con la ruota panoramica e poi ancora in metropolitana passando sotto il Danubio per sbucare in collina dall’altro lato. Autobus di linea ed eccoci nel quartiere del Castello di Buda di fronte alla Chiesa di Mattia, spettacolare edificio con i tetti realizzati con piastrelle di ceramica, seguita poi da una piccola ulteriore scarpinata per arrampicarci sulla collina di Buda e goderci lo splendido panorama di Budapest vista dall’alto. SI vedono nitidamente anche i tre ponti principali: Ponte delle Catene, Ponte Margherita e Ponte Erzsébet, quello più vicino al nostro hotel. Ci salutiamo con Adam e ci dividiamo in gruppetti: qualcuno va a mangiare in un ristorante suggerito da Adam, altri vanno a visitare l’interno della Chiesa di Mattia per poi rientrare comunque in hotel e prepararci all’evento per i 120 anni della Harley Davidson che si tiene alla Puskas Arena.
Alle 17.30 siamo tutti nella Hall con le nostre magliette verde lime fluo. Sembriamo un po’ degli Hari Krishna daltonici ma, una volta presa la metropolitana ed arrivati all’evento al quale partecipano migliaia di persone, ci si rende subito conto della comodità della cosa: il Legnano Chapter lo vedi anche al buio e molti altri Chapter si complimentano con noi per l’idea che probabilmente copieranno alla prossima occasione.
La festa è bellissima, con uno padiglione Harley immenso dove presentano tutti i loro modelli, inclusi i nuovissimi CVO ultratecnologici. Al padiglione del merchandising ufficiale c’è da pazientare per almeno mezz’oretta per riuscire ad entrare ma in coda mi ci metto solo io che stupidamente non ho ordinato il Rally Pack dedicato. Mea culpa. Nel frattempo, però, tutto il Legnano Chapter sparisce tra gli stand di abbigliamento, ricambi, accessori after-market e soprattutto quelli dello street-food (più che altro direi street-drink conoscendo i miei polli); però, grazie alle magliette abbaglianti, li rintraccio subito non appena mi libero dalla coda per il merchandising. La musica rock dei gruppi chiamati sul palco rimbomba e trascina per tutta l’area dello stadio Puskas mischiandosi al tuono di centinaia di marmitte. In questo casino totale ci troviamo da Dio ma dopo quasi cinque orette di divertimento le nostre energie entrano in riserva e, silenziosi come una curva ultrà, riprendiamo la metropolitana che ci riporta al nostro Hotel Zenit. Anche per oggi la giornata è già finita, purtroppo; questo Europeo corre via più veloce delle nostre moto anche perché veramente bellissimo: Monica lo ha studiato nei minimi particolari e, finora, non abbiamo incontrato nessuna emergenza. Siamo tutti in salute e le moto non hanno avuto neanche mezzo problema di affidabilità. Anche l’armonia all’interno del gruppo è ai massimi livelli. Meglio di così…
Capitolo 7 – Rush finale
Venerdì 23
Ieri sera, con la partecipazione all’evento per i 120 anni della Harley Davidson, direi che abbiamo raggiunto il picco di questo Europeo ungherese. Certo, chi si è iscritto alla parata di Sabato ha ancora una cartuccia importante da sparare e da aggiungere ai ricordi, ma direi che da stamattina inizia il “ritorno sulla Terra”. Infatti la giornata di oggi prevede sostanzialmente che tutti siano liberi di gironzolare per Budapest in autonomia, senza quindi niente di “guidato” e così, non appena finita la colazione, si formano vari gruppetti che si dirigono a seconda delle preferenze verso i punti d’interesse che ancora mancano da vedere a Budapest: Mercato Centrale, Memoriale della Shoah “Le Scarpe sulla Riva del Danubio” che onestamente fa a pezzi il cuore, Parlamento di Budapest (bellissimo), Grande Sinagoga (altrettanto bella e ottimamente organizzata a livello di guide parlanti varie lingue). Per vedere tutto questo bisogna snocciolarsi circa 10 km a piedi ma ormai siamo allenatissimi e non battiamo ciglio nonostante un caldo boia. Per la serata è previsto di tornare alla Puskas Arena per godersi ancora un po’ dell’evento Harley; alcuni decidono di andarci in moto (me compreso nonostante Sciukky mi avesse sconsigliato) mentre altri prendono la più tranquilla metro. Il motore emozionale di tutto è: ma quando mi ricapita di girare per Budapest in moto? Già! Peccato che giusto due orette dopo essere entrati nello stadio ed aver mangiato un po’ di insano street food da fiera, le nuvole nere che si vedevano in lontananza non sono più così lontane: per cui fuggi fuggi a recuperare le moto ed a correre indietro verso il nostro Hotel Zenit Palace. Ovviamente non facciamo in tempo ad arrivarci e ci becchiamo una lavata coi fiocchi. Quando imparerò ad ascoltare il Maestro, eh? Quando?! Scooter Boia! Comunque, il progetto Budapest by Night finisce annegato prima ancora di iniziare. Alcuni tornano in camera ad asciugarsi, altri puntano qualche locale per chiudere la serata con dei drink consolatori e raccontarsi cosa hanno visto durante la giornata.
Sabato 24
Oggi è il fatidico momento dove ci divideremo in due gruppi per lasciare Budapest: uno inizierà già dalla mattina il percorso di ritorno verso la Slovenia, costeggiando però una parte del lato Nord del Lago Balaton fino a Tihany per poi attraversarlo verso la sponda Sud salendo sul traghetto di collegamento che “sbuca” a Szantod. Si pensava che sarebbero state presenti solo una decina di moto; invece, l’idea dev’essere piaciuta perché si sono aggregati anche molti che avevano il biglietto per la parata. In totale alla fine il gruppo è composto da ben 22 equipaggi (come li chiama Biker58) capitanate dal Road Enrico Lattuada, protette dalla chiusura di Alberto Galli e supportate dal Safety Marco Marinello e dal solito fighissimo editor tuttofare. Il secondo gruppo invece parteciperà alla parata organizzata dalla Harley Davidson che porterà 6.000 moto in giro per le vie del centro di Budapest e poi raggiungerà direttamente la Slovenia seguendo la via più diretta. Facciamo giusto in tempo a salutare Hans che ritorna in Olanda e Roberto e Donatella Riva che si staccano da noi per andare in solitaria a visitare la Romania in sella alla loro Harley Panamerica. Grandi!
Tutto fila liscio ad ambedue i gruppi perché a sera ci ritroviamo tutti allo stesso hotel sloveno che ci ha ospitato all’andata: il mitico Hotel A (chiamato così per far incazzare gli ungheresi ed i loro nomi impronunciabili). I racconti di chi è andato alla parata sono entusiasti ma anche il giro del Lago Balaton guidato da Lattuada è stato molto carino: quindi tutti contenti e soddisfatti. Chiudiamo la serata con la cena “finale” e poi tutti a nanna perché il giorno dopo ci aspetta la botta da 600 km per arrivare a casa.
Domenica 25
Ultima sveglia “fuori-casa”… La colazione scorre via un po’ mogia; non c’è una gran voglia di chiudere qui questa esperienza e la tireremmo più in lungo molto volentieri . Però è anche vero che dobbiamo pur tornare a casa se vogliamo che la nostra Ronaldinha ci organizzi l’Europeo del 2024, no? Così a malincuore carichiamo per l’ultima volta il bagaglio sulla moto e partiamo. Il viaggio è molto semplice: sempre dritto fino a Legnano. Soliti pit stop per rifornire le moto, soliti gelati per rifornire Max Montefiori e più velocemente di quel che pensassi ci ritroviamo in concessionaria. Foto di gruppo, saluti e baci abbastanza frettolosi perché il caldo è proprio infernale ed a questo punto anch’io non vedo l’ora di arrivare a casa, buttarmi nella doccia e guardare sul calendario quali saranno i prossimi Run che ci aspettano. Anche luglio effettivamente non è messo male con Run dei Felliniani a Riccione, Rock on The Beach in Liguria e Run delle Cime innevate in Val d’Aosta. Cavoli, abbiamo appena spento la moto dopo 3.000 km in giro per l’Ungheria e sono già in crisi d’astinenza…. Vai Monica, la palla adesso ritorna a te; io mi sono divertito moltissimo sia a viverlo che a raccontarlo questo Europeo. Grazie infinite ancora a te, a Giovanni, a tutti gli amici che hanno reso indimenticabile questo viaggio e soprattutto agli eroi che hanno letto tutti i sette capitoli che ho scritto senza suicidarsi. Alla prossima. Ciao!
Davide

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25° Anniversario BASSANO DEL GRAPPA CHAPTER

25° Anniversario BASSANO DEL GRAPPA CHAPTER

Un tempo si raggiungeva la maggiore età al compimento del 21° anno ed era festa grande; perché mancare dunque ai festeggiamenti di un traguardo ancor più importante come quello di un 25° anniversario?

DETTO… FATTO!!

La mattina di venerdì 9 Giugno, 4 moto hanno acceso i motori davanti alla concessionaria HD di Legnano per intraprendere un viaggio che, conquistando vette, passi e laghi, le avrebbero condotte fino a Bassano del Grappa per una 2 giorni all’insegna di chilometri e del sano divertimento in stile “on the road”.

Guidati dal Capitano Max, dopo i pochissimi chilometri programmati di autostrada, dall’uscita di Bergamo si cominciano ad assaporare le prime curve che ci fanno ammirare il versante sinistro del Lago di Endine prima e d’Iseo dopo.

La strada comincia a salire, e dopo circa 45 minuti siamo alla conquista del Passo di Crocedomini (1.900m sul livello del mare a sud del parco dell’Adamello) che segna l’inizio della discesa verso il Lago d’Idro.

Una breve sosta per il pranzo a Ponte Caffaro (BS) e sotto qualche goccia d’acqua si riprende il viaggio verso Trento per costeggiare il Lago di Caldonazzo ed imboccare la statale della Valsugana fino alla destinazione finale.

Dopo circa 370km, il 90% dei quali su strada a scorrimento lento, la nostra prima meta è la concessionaria HD di Bassano del Grappa dove siamo accolti con un rinfrescante spritz che ridona vigore a corpo e “spirito”.

Puntuale come un orologio svizzero Paolo Pogliani e sua moglie Viviana ci raggiungono dopo essere partiti da Milano nel primo pomeriggio in solitaria e la combriccola cresce di 2 unità, in attesa del mattino seguente quando saremo finalmente al completo con l’arrivo di Marco Boscolo e Demis con le rispettive ladies, Liliana e Yasmine.

La prima serata è all’insegna del totale relax nella bellissima piazza centrale di Marostica che, oltre a qualche “giro” di aperitivo, offre al gruppo la possibilità di immergersi in un turbinio di sapori gastronomici presso una nota osteria della zona.

Dalle 10:00 di sabato mattina la strada adiacente alla concessionaria è un fiume di moto pronte ad allinearsi e dare inizio ad un Run che, passando da una collina all’altra tra dolci sali e scendi, porta centinaia di partecipanti alla tanto sponsorizzata “merenda in stile Bassano”: fritture di ogni genere, buonissima carne alla brace, focacce e pizze sfornate in real time accompagnano sinceri brindisi sotto un sole che scalda e unisce nuovi e vecchi amici provenienti da ogni parte della penisola (e questa è una magia che scalda l’anima ancor più che la pelle sotto il sole d’estate).

Il cielo, che aveva accompagnato con benevolenza e rispetto ciascuno di noi nel suo viaggio, ha deciso però di farci l’occhiolino e “allietare” il nostro trasferimento serale su due ruote dall’hotel alla location finale con una bella scarica d’acqua che però non scalfisce minimamente l’entusiasmo del gruppo, consapevole che qualsiasi situazione si possa affrontare e superare insieme.

All’insegna del “chi mangia bagnato, mangia fortunato” si va avanti e non si arretra di un centimetro vivendo intensamente la serata in compagnia di tutti i Chapter presenti fino a tarda notte.

Dopo qualche ora di meritato riposo, capitanati questa volta dal Road Alberto Sciuccati, siamo nuovamente in modalità “on” con la chiave girata per un nuovo viaggio che da Marostica, con il consolidato programma di evitare il più possibile la rete autostradale, porterà ciascuno dei partecipanti alla propria dimora. Dopo una trentina di chilometri comincia la salita alla conquista del Passo della Borcola che mette in comunicazione la provincia di Trento e Vicenza, fra la Val Posina e la Val Terragnolo fino a raggiungere Rovereto. Da questo punto in avanti si viaggia a buona andatura verso l’ultima tappa programmata: il centro di Verona dove il nostro grande Frank ha organizzato uno spettacolare pranzo vista Arena.

Con la pancia piena la nostra bussola può definitivamente puntare verso casa percorrendo gli ultimi 170km sotto un sole rovente che ci accompagna per l’intero tratto.

Dopo circa 2 ore sono immerso nella quiete domestica e con in corpo ancora l’adrenalina che solo un viaggio in moto sa darmi, comincio a pensare alla prossima partenza rileggendo quanto scritto indelebilmente sulla mia pelle da molti anni:

“Siate liberi di guardare lontano, oltre l’orizzonte… siate liberi di viaggiare veloci o lentissimi, ma sempre dove vi porta il suono schietto della moto che annuncia il vostro arrivo come un tuono annuncia il temporale.”

SEMPLICEMENTE GRAZIE a Max, Alberto (Sciuccati), Frank, Simona, Paolo (Pogliani), Viviana, Demis (Dennis dopo questo week-end ) Yasmine, Marco (Boscolo) e Liliana per aver condiviso con me questo week end onorando il nostro Legnano Chapter in quel di Bassano del Grappa e soprattutto per essere stati uniti e compatti, sempre col sorriso sulle labbra e la voglia di stare semplicemente bene INSIEME.

Ci sarebbero molti modi per chiudere il racconto che ci ha visto protagonisti come LEGNANO CHAPTER ITALY in un week end molto importante per i nostri amici del BASSANO DEL GRAPPA CHAPTER, ma credo che il tutto si possa racchiudere in poche semplici parole:

L’amore per la moto riesce, come una magia, a liberare l’energia imprigionata nel cuore degli uomini e ad illuminare i sotterranei dell’anima…. quindi: SPINGEREEEEEE!!!! 

Filippo

 

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QFFF2023

QFFF2023

Quando Fuori Fa Freddo 2023 – 05 Marzo 2023

Quando fuori fa (ancora) freddo, qualcuno si alza di buon mattino la prima domenica di marzo, si veste a strati talmente bene che alla fine sembra l’omino Michelin, e tutto allegro salta in moto per recarsi al primo run della stagione.

La voglia di andare in moto è davvero tanta perché ci si ritrova in concessionaria con un buon anticipo rispetto all’orario stabilito, tanto che ben prima delle 9.30 il Road Max Tacchi fischia la partenza… un primo tratto in autostrada ci porta subito dopo il casello della A7, dove incontriamo con il resto del Chapter. Compattato il gruppo ci dirigiamo all’uscita di Binasco e da lì, lungo la statale, ci spostiamo in direzione Pavia, che sfioriamo aggirandola da nord puntando decisi verso l’Oltrepò.

In men che non si dica passiamo il ponte della Becca e attraversiamo il Grande Fiume, provato dalla siccità.

A Stradella sosta per il caffè, e allegramente sconvolgiamo la routine del bar in cui ci fermiamo: pare non siano abituati a così tanta gente contemporaneamente, ma se la cavano egregiamente e possiamo ripartire soddisfatti, puntando in direzione Piacenza che raggiungiamo agevolmente mentre l’aria si fa via via più gradevole: non c’è una nuvola e si sta davvero bene, in questa domenica soleggiata di fine inverno.

Da Piacenza ci arrampichiamo verso le colline e raggiungiamo la meta del nostro run, ovvero il piccolo borgo di Gropparello, in cui si trova anche l’omonimo castello che purtroppo è chiuso e dunque non visitabile.

Parcheggiate le nostre moto affrontiamo un breve tragitto a piedi (giusto per stimolare l’appetito, se mai ce ne fosse bisogno…) fino alla piazza centrale del paese e alla “Antica Trattoria Val Vezzeno”, all’interno della quale ci è stata riservata una sala tutta per noi: ci accomodiamo ed in men che non si dica appaiono vassoi ricolmi di deliziosi salumi ed un gustoso bis di primi.

Non può mancare un brindisi per tributare un caloroso benvenuto agli amici di Lodi che si sono uniti a noi da quest’anno, non c’è modo migliore per suggellare la cosa che sedersi in allegria allo stesso tavolo.

Dopo aver degustato i “sapori della collina”, il momento del caffè ci ricorda che è ora di rientrare, sfruttando le ultime ore di tepore della giornata.

Di nuovo giù per strade belle e tortuose fino alla pianura, entriamo in autostrada a Piacenza e ci riportiamo in direzione nord: all’area di servizio Somaglia una breve sosta per i saluti a chi uscirà al casello di Lodi, il rimanente gruppo raggiunge Milano e fa rotta verso casa con tappa finale nella nostra concessionaria H-D Legnano.

A fine giornata il contachilometri segna quota 276, non male come inizio di stagione: un grazie va ovviamente al Road Max Tacchi, ai Safety Alberto e Simone che come sempre ci hanno guidato in modo impeccabile.

Che altro dire…. Appuntamento al prossimo run!

Luca

Una Harley nel deserto

Una Harley nel deserto

Una Harley nel deserto…Una Harley nel deserto non si vede tutti i giorni.

Sono il titolo e il succo di una meravigliosa avventura mototuristica di 15 giorni attraverso il Marocco vissuta da me e Donatella a cavallo tra ottobre e novembre di quest’anno post-Covid, il 2022 che ci ha finalmente liberati dalle pastoie della pandemia e ci ha restituito la libertà di muoverci, vivere e viaggiare di nuovo in sella ai nostri cavalli di acciaio.

È stata un’iniziativa individuale, sganciata e indipendente dai programmi e dal calendario degli eventi organizzati o sponsorizzati dal nostro Chapter, ma ciononostante, con il consenso del Direttivo, abbiamo voluto portare la testimonianza dell’appartenenza al mondo HOG e in particolare al Legnano Chapter Italy, indossando con orgoglio durante le tappe del viaggio i nostri gilet con le patches ufficiali.

Eccoci dunque a Tangeri, porto del Mediterraneo di fronte alle coste spagnole e a Gibilterra, che raggiungiamo in aereo e dove troviamo ad attenderci nel parcheggio dell’Hotel la nostra Ultra Limited, trasportata fin lì a cura del Tour Operator che ha curato l’organizzazione del viaggio e ci mette a disposizione un tour leader e il “furgone scopa”, al seguito del gruppetto di moto di cui facciamo parte assieme a quattro BMW GS, una Honda Crosscountry, una Triumph 900 e una Suzuki V-Strom.

Sono tutte maxi-enduro decisamente più adatte rispetto alla nostra Harley per le strade che percorreremo. Un totale di 3600 Km, non sempre con asfalto impeccabile, spesso malandate con buche e sconnessioni, talora con tratti sterrati e sabbia traditrice.

Ma la nostra Ultra ha stretto un patto d’acciaio con noi e ci farà fare un figurone cavandosela sempre alla grande in ogni situazione, anche difficile, e facendoci guadagnare la stima e l’apprezzamento del tour leader e dei nostri compagni in sella a moto sicuramente più performanti in quelle circostanze.

Il Marocco ci stupisce al di là delle nostre più entusiastiche aspettative. Mare e coste che alternano spiagge meravigliose a scogliere rocciose con colori affascinanti e forme spettacolari scolpite dall’acqua e dal vento. Percorriamo tutta la costa atlantica da Tangeri a Mirleft attraversando Casablanca e il suo traffico che definire caotico è un eufemismo, ammirandone la Moschea (la più grande del Nord Africa) per poi fare tappa a Rabat, capitale odierna e prima grande Città Imperiale del nostro viaggio, e ad Essaouira, con la sua affascinante medina.

Abbandonata la costa dell’Atlantico, pieghiamo verso est e cominciamo a inerpicarci sull’Antiatlante e sull’Atlante propriamente detto, la catena che divide il Marocco settentrionale dalla parte desertica meridionale andando da sud-ovest a nord-est fino alla regione del Rif.

Montagne e passi ad oltre 2000 metri s.l.m. che si attraversano su strade spesso sconnesse, strettissime e pericolosamente esposte su strapiombi paurosi che si snodano aprendosi su paesaggi continuamente diversi ad ogni curva o tornante (ce ne sono davvero tante!) tra rocce di tufo rosso, arancione e giallo che a tratti fanno ricordare, per chi li conosce, i paesaggi dello Utah. Canyon e strette valli percorse da torrenti per lo più ridotti a rigagnoli d’acqua, che tuttavia permettono la crescita al fondo delle valli stesse di lussureggianti e fitti palmeti dove l’ombra regala un po’ di frescura. Infine, a sud, il Sahara, il simbolo del Maghreb, le cui dune in territorio marocchino vengono chiamate Erg. Noi dormiremo una notte ai margini dell’Erg Chabbi, dopo una escursione a dorso di dromedario che ci porta a godere un’affascinante e romantico tramonto sulla cima di una duna, circondati dal deserto a perdita d’occhio, fino alle montagne dell’Atlante che abbiamo appena attraversato a fare da sfondo, come la chiusura di una quinta teatrale.

Attraversiamo i passi di Tizen-Test e Tizen-Tichka (2260 metri slm!!) e raggiungiamo Marrakesh, seconda città Imperiale riconosciuta come la più colorita e movimentata città cosmopolita del Marocco. La strafamosa grande Piazza Jemaa el-Fna è il cuore della città e racchiude un mondo intero: si va dai ristorantini all’aperto montati su carretti, agli ammaestratori di scimmie, dai venditori di dentiere (sic!), agli incantatori di serpenti. La sera vi si riuniscono migliaia di turisti e di abitanti della città: la vista dall’alto, dalle terrazze dei locali attorno alla piazza, è quella di un coloratissimo formicaio di gente di tutti i tipi: tutti vendono o comprano qualcosa e tutti ti chiedono soldi, per qualsiasi cosa, una informazione, una fotografia, un oggetto che ti vogliono vendere…

Quello dei mercati delle medine (i centri storici delle città), ovvero i souk, sono un altro aspetto della vita del Marocco, e in genere di tutto il Maghreb, difficile da descrivere. Un dedalo di vicoli su cui si aprono centinaia di bottegucce in cui si vende e si compra letteralmente qualsiasi cosa. Se non si ha una guida non se ne esce, è un vero labirinto, dove si aggirano persone di tutti i tipi, dalle donne più o meno velate che fanno la spesa quotidiana ai carretti trainati da asini che trasportano merci improbabili, ai motocarri e motorette cinesi che, Dio (anzi Allah…) sa come, si districano tra gente e animali schiacciandoti contro i muri per evitarli.

Lo spettacolo si ripete nelle altre due città Imperiali che abbiamo visitato nel nostro tragitto: Fes e Meknes, che raggiungiamo dopo il deserto di Zagora e Merzuga a sud e dopo aver nuovamente scavalcato l’Atlante.

Chiudiamo il nostro tour con la visita di Chefchaouen, la Città Azzurra, con una straordinaria medina realmente tutta dipinta di bianco e di azzurro.

L’ultima cavalcata motociclistica ci riporta a Tangeri dove la nostra avventura si chiude. Il giorno successivo l’areo ci riporta a Milano e la nostra Harley, impolverata, sporca lercia (ma carica di gloria!) ci segue dopo un paio di giorni.

Negli occhi ci rimangono i colori del Mediterraneo e del deserto, con le stelle che di notte le puoi quasi toccare.

Nelle narici i mille odori, dalle piantagioni di Argan alle spezie che si vendono e si mangiano ovunque, ai “tajin” fumanti delle specialità gastronomiche per finire alle autentiche puzze insopportabili dei conciatori di pelli di Fes.

Nelle orecchie il vociare e la confusione delle medine, le nenie degli altoparlanti dei minareti che richiamano i fedeli islamici alle ore della preghiera, il frastuono del traffico caotico delle metropoli e i grandi silenzi dei deserti e delle montagne.

Su tutto il ricordo di un viaggio in moto tra i più affascinanti che si possano organizzare e la gioiaa di condividere al ritorno un’esperienza motociclistica ed umana indimenticabile.

Al prossimo moto-tour, inshallah….

 

Roberto, Donatella e la loro

H-D Ultra Limited

Dolomiti Run 2022

Dolomiti Run 2022

Ed eccoci ancora una volta pronti per una nuova avventura tra i passi e le montagne patrimonio dell’Unesco, le Dolomiti!!!!

Ci troviamo di buon’ora il venerdì in concessionaria, pronti e carichi ma con qualche preoccupazione per il clima che non promette un week end all’insegna del sole. Siamo tutti con il cell alla mano a confrontare una varietà quasi infinita di app meteo italiane e non (mi sembra che ci fosse anche una diretta dalla Luna perché da lassù la vista dei movimenti delle nuvole era più precisa J), fino a che Road Davide non dà il segnale della partenza.

Ci muoviamo ordinati con il nostro bel Pack di moto percorrendo le autostrade A8 e A4 fino a Brescia Est dove ci dirigiamo, via Statale 237 verso il lago D’Idro. Superato il lago arriviamo a Tione dove imbocchiamo la statale 239 verso Madonna di Campiglio dove è prevista la sosta pranzo al rifugio Patascoss.

Dopo la pausa Road Davide ci rimette in strada verso il passo della Mendola. Strada suggestiva e di grande impatto per la particolarità del panorama che si para davanti ai nostri occhi. Passiamo in quota sopra il lago di Santa Giustina, dove si può vedere netto l’impatto della siccità di questa caldissima estate, ed i meleti della Val di Non fino ad arrivare al Passo dove, mantenendo la dovuta attenzione ai tornanti della discesa, si può ammirare la piana di Bolzano, il lago di Caldaro e gli estesi vigneti della via del vino.

Passata la caratteristica strada nella roccia del passo scendiamo definitivamente verso Bolzano dove andiamo a trovare gli Amici del Dolomiti presso la concessionaria HD. Arrivati in concessionaria ci prendiamo un po’ di ristoro (birretta per i non astemi ahahah) e salutiamo sia i ragazze/i del Dolomiti Chapter che gli altri Hogger già arrivati ed in arrivo.

Preso commiato ci rechiamo in Hotel per una rapida sistemazione e ritorno in concessionaria per la serata.

Si parte tutti assieme per il Braugarten Forst di Lagundo in val Venosta dove partecipiamo ad una incantevole serata “vegana” a base di stinchi di brontosauri, varietà di salsicce e quanto di più tipico si possa gustare con della buona birra prodotta nell’adiacente birrificio Forst.

Terminata la cena si ritorna in Hotel per il giusto riposo dopo una giornata molto intensa ed appagante discutendo ancora al meteo etc etc (vedi inizio della storia).

Grampasso: Signori, ci fermiamo quando cala il sole.

Pipino: E la colazione?

Grampasso: L’avete fatta.

Pipino: Ne abbiamo fatta una, sì. Ma la seconda colazione?

Merry: Non credo che conosca la seconda colazione.

Pipino: E quella delle undici? Il pranzo? Il tè pomeridiano? La cena! Lo spuntino! Questi li conosce, no?

Merry: Non ci conterei. Pipino!

CIT. “Il Signore Degli Anelli”

Fatta colazione in Hotel si parte per la concessionaria di Bolzano dove al nostro arrivo ci aspetta un’altra colazione con tanto di dolce, salato, bevande varie e abbondante caffè, forse un po’ caldo J ma sicuramente corroborante per la giornata che ci aspetta.

Con teutonica puntualità si parte!!! Si esce da Bolzano e dopo pochi chilometri di strada abbastanza piana si comincia la salita verso il massiccio dello Sciliar muovendoci tutto sommato abbastanza agilmente visto il numero di motorette presenti. Affrontiamo il primo passo di giornata, il passo Pinei, e proseguiamo verso Ortisei e la Val Gardena. Dopo una sosta tattica al Plan De Gralba ci muoviamo per affrontare il passo Gardena, il secondo della giornata, che superiamo agilmente in mezzo ad un panorama mozzafiato di palestre di roccia verticali di notevole bellezza e prati praticamente pettinati dall’operosità dei contadini e allevatori della zona. Il tempo tiene e si prosegue fino a Corvara dove, a differenza dello scorso anno, si piega verso Sud verso il passo Campolongo, il terzo della giornata, e Arabba. Superata Arabba ci si prepara alla salita verso il Passo Pordoi dove è anche prevista la sosta per il pranzo.

La salita è impegnativa ma il meteo è clemente e quindi si viaggia su strada sostanzialmente asciutta che sicuramente aiuta visto la pendenza dell’ascesa. Arriviamo al passo dove le nuvole purtroppo coprono una parte delle cime, parcheggiamo le moto e ci prepariamo per il pranzo. Durante il pranzo la pioggia ci viene a trovare ma fortunatamente siamo al riparo J. Ancora una volta grande consultazione delle diverse App Meteo con intervento da Marte per verificare la perturbazione n. 3 del mese di settembre presente sull’Arabia Saudita meridionale … Ad ogni buon conto ci si barda con le antipioggia e ci si prepara alla partenza.

Si parte con prudenza sulla strada bagnata e poco dopo una pioggia battente ci tiene compagnia nella discesa dal passo. Si prosegue verso Canazei e la val di Fassa dove facciamo una sosta tattica per raggruppare i partecipanti al run dopo l’impegnativa discesa; dopodiché si riparte ancora senza pioggia, sotto un cielo che sta migliorando e che ci fa ben sperare per il proseguimento del run ed a Vigo DI Fassa si imbocca la strada per il quinto passo della giornata il passo di Costalunga. Si sfiora il lago di Carezza e si prosegue spediti verso il passo Nigra che (forse J) è l’ultimo della giornata.

Effettivamente dal passo Nigra si scende verso Bolzano dove in due gruppi si raggiungono sia la concessionaria che la Fiera, luogo dove si terrà l’vento della serata. Ormai il sole sta tramontando J e, dopo 6 passi ed una milionata di curve, possiamo finalmente alleggerire l’abbigliamento inadeguato per il clima che abbiamo trovato in città.

Breve passaggio in Hotel giusto per rinfrescarsi e cominciare e vedere il Derby de Milan, allietato da una bella birretta fresca, che si riparte verso Bozen Downtown per la fiesta!!!

Ci accolgono i Ragazzi del Dolomiti in bellissimi abiti tirolesi e via che si festeggia con un ottimo aperitivo con Birra (Forst) e ottime tartine seguita da una cena tipicamente locale a base di Canederli e Carne, Patate e Funghi…. L’immancabile Strudel di mele conclude la parte culinaria dell’evento. Eppoi si prosegue con musica, balli, premiazione dei Chapter presenti e tante chiacchere tra amici nuovi e ritrovati in una location accogliente ed adeguata all’evento.

A questo punto, visto i due giorni di utilizzo delle varie App Meteo, non fidandosi completamente e per sapere esattamente il secondo in cui partire in moto verso l’hotel, viene interpellata l’associazione cronometristi italiana che, triangolando il tempo di percorrenza delle nuvole sopra Bolzano, la distanza dell’Hotel e la velocità massima di ogni singola moto, ci accende il semaforo verde sullo schieramento di partenza del Bozen GP J

La mattina dopo, tutti pronti per il ritorno, Road Davide dà il segnale di partenza e prima di prendere l’autostrada si passa per la via del vino, con annesso pellegrinaggio al semaforo nascosto, fino a San Michele.

Procediamo spediti, per quanto la A22 lo permetta, e alla prima sosta benzina decidiamo di fermarci per pranzo a La Pacheca di Lazise per poi tornare a casa via A4 e A8.

Ancora una volta l’ospitalità della Concessionaria HD di Bolzano e del Dolomiti Chapter è stata eccezionale che unita alla particolarità paesaggistica e di tradizioni della zona ha reso ancora una volta questo run speciale. Al prossimo!!!

Alberto

7730 Run 2022 Perugia Chapter

7730 Run 2022 Perugia Chapter

Giovedì’ 04/08/2022: bollettino meteo al TG. L’Italia è ancora interessata dall’anticiclone africano: la città più’ calda venerdì e sabato sarà Perugia con una temperatura stimata in 37 gradi. E dove dobbiamo andare noi del Legnano Chapter? A Perugia ovviamente! All’evento 7730 Run 2022!

Ma noi non ci facciamo intimorire da un po’ di calduccio e venerdì alle 8.00 ci troviamo presso la Concessionaria e partiamo alla volta della nostra destinazione. Il viaggio procede senza intoppi, salvo qualche sporadico rallentamento dovuto al traffico ed alle 15 giungiamo in hotel, il tempo di cambiarci e ci tuffiamo in piscina. Gnocco tiene banco con le sue sagaci battute, salvo poi perdere (o ritrovare) un po’ sé stesso cominciando a trafficare con il pozzetto della piscina. A fare cosa nessuno lo ha capito, nemmeno Manu, sua inseparabile metà. Ad ogni modo, dopo tante risate e rinfrescati e brevemente riposati, partiamo per la Concessionaria che ospiterà l’evento.

Già all’arrivo ci rendiamo conto che qui non si scherza: le moto vengono fatte parcheggiare in un’area presidiata da una guardia, se vera od in travestimento non è dato saperlo visto che cominciamo a scorgere diverse persone con abbigliamento bizzarro… Ma non ci facciamo distrarre dall’atmosfera, perché noi abbiamo la missione di arrivare e divertirci e, dopo una breve camminata, arriviamo al ricevimento a ritirare i Rally Pack per il tramite di Manu, la nostra infaticabile Activity. La serata è bella, il Sole inizia a tramontare e si sente uno spiccato profumo di carne alla griglia… al che, come dei segugi affamati, ci avviciniamo e vediamo i volontari del Perugia Chapter tutti vestiti in tenuta da pallavolisti con i nomi stampati sulle loro magliette che stanno preparando vassoi come se non ci fosse un domani e con una linea di cucina da far invidia a Gordon Ramsay. Sono una macchina da guerra! Preparano vassoi con carne alla griglia, fagioli, verdure caponate e pane ad una velocità spaventosa e smaltiscono in brevissimo tempo la fila di persone in coda in attesa di godersi un lauto pasto!

Il tema della serata è basato sugli anni 80 e qui vediamo tutto il repertorio possibile ed immaginabile: dai cartoni animati Pollon, a Star Trek, arriva anche un Chapter con tutti i suoi membri travestiti da Puffi e non manca nemmeno la Puffetta! Intravediamo Hulk, Magnum P.I. (sfortunatamente per noi donne non altrettanto attraente quanto l’originale ma apprezziamo lo sforzo!). Anche L’Ape Maya partecipa all’evento accompagnata da un Calabrone.  Sassi si perde dietro alla ragazza vestita da Lamù, la famosa protagonista di un anime e si dispera per non aver trovato un adeguato travestimento vista la sua barba: gli facciamo notare che è uguale ad uno dei Sette Nani, per cui da qui gli viene affibbiato il soprannome di “Sassolo” anche se siamo fuori tema perché i  Sette Nani non sono certamente anni 80!

Noi donne, invece, osserviamo con interesse Sandokan ed una Wonder Woman un po’ stagionata nel corpo ma non certo nello spirito!

Quando tramonta il Sole si aprono le danze, perdiamo di vista Fazio che si lancia sulla pista in balli scatenati, salvo poi uscirne un’ora dopo con qualche chilo di meno da quanto ha sudato! Ma l’ora si fa tarda e torniamo in albergo per poterci riposare e preparare alla giornata di sabato.

 

La mattina successiva, dopo una rigenerante e cioccolatosa colazione, ci dirigiamo alla Concessionaria, prendiamo la Road Map e partiamo per il Run. Le colline umbre e paesaggi mozzafiato si stagliano tutti intorno a noi, ci fermiamo a scattare qualche foto vicino a degli stupendi campi di girasoli. Dopodiché riprendiamo la strada per recarci a Collazzone, un caratteristico borgo umbro che viene praticamente chiuso per ospitare frotte di motociclisti affamati ed assetati. Nella piazza centrale sono allestite bancarelle con ogni ben di Dio. Ci tuffiamo subito allo stand della porchetta e facciamo incetta di anguria! Mentre siamo accomodati all’ombra sopraggiungono i nostri cari amici del Pescara Chapter e scambiamo quattro goliardiche chiacchere. Nel pomeriggio visita a Spello e alla Basilica di Assisi e poi facciamo rientro in albergo per rinfrescarci e fare un riposino prima dell’evento serale.

Alle 20 ci rechiamo alla location della cena, la splendida Villa Buitoni che dà un’incantevole vista sulla città di Perugia. Appena giunti ai cancelli, tuttavia, abbiamo un problema: per raggiungere la Villa occorre percorrere un breve tratto sterrato e qui partono gli smadonnamenti di Gnocco perché lui il viale sterrato per arrivare alla villa non lo vuole fare per non sporcare la sua splendida moto! Ma i ragazzi del Perugia sono pronti a tutto e lo fanno entrare da un altro ingresso!

Entriamo belli contenti e carichi dopo qualche foto di rito e siamo accolti in un incantevole giardino con piscina e con tutti i tavoli già preassegnati ai vari Chapter. La cena è squisita ed allietata dalla musica di una band di ragazzi davvero bravissimi. Tra balli scatenati ed alcuni temerari che si buttano in piscina nonostante ci sia un certo venticello, passiamo una bellissima serata ed allo scoccare della Mezzanotte come Cenerentola rientriamo in hotel. I coniugi Morlacchi e Fazio hanno ancora la forza di farsi uno shottino prima di andare a dormire, ma se c’è una cosa che ho capito quando si gira con il Chapter è che c’è sempre tempo per divertirsi!

 

La mattina della domenica, dopo aver fatto colazione e preparato il tutto, osserviamo Gnocco alle prese con lo straccetto per la maniacale pulizia del suo elegante mezzo e partiamo alla volta di Cortona. Facciamo un breve giro del Borgo e poi montiamo tutti in sella per tornare a casa. Il viaggio prosegue bene, un po’ di traffico e ci prendiamo anche un pochino di pioggia, ma proprio poca neh! Ma Gnocco deve ripulire ancora la sua adorata Harley. Facciamo sosta a Modena per un breve pranzo e poi tutti a casa!

Altri 1200 km macinati, siamo stanchi ma con la gioia di aver trascorso del bellissimo tempo insieme grazie ad un evento al quale non si può mancare!

Grazie ai ragazzi del Perugia Chapter per averci fatto vivere questa bellissima esperienza! Alla prossima!!

Cinzia

 

FIVE LANDS

FIVE LANDS

Sabato 9 Luglio

‘Mare…. profumo di mareeee… sento che sto lasciandomi andareeee….’
L’avete cantata, né???
Questa volta vi racconto di un run (almeno per me) diverso dal solito: FIVE LANDS destinazione mare!
Sabato mattina, emozionata pensando a come avrei vissuto questo weekend, mi incontro in concessionaria, com’è solito fare, con parte del gruppo.
Stranamente, seppur sveglia dalle 3, arrivo per ultima, saluto e prima che Max dia il via alla partenza (perché puntuale come un orologio svizzero), cerco di fare qualche foto… E niente! … alle 8 si parte!
Strada perfettamente scorrevole, temperatura perfetta, poche moto, tra cui una sola Lady, Cinzia, oramai diventata una biker bravissima; dopo il run di Matera, questo per lei, é il giro del quartiere…
Dopo 150 km finalmente ci fermiamo in autogrill per fare benzina e Max accende il suo cronometro; quindi, scendo velocemente dalla moto per andare in bagno, bere un caffè e fumarmi una sigaretta… Dai che scherzo! Ovviamente so che le tempistiche vanno rispettate.
Comunque usciti dall’autogrill scambiamo due chiacchiere col Chapter del Torino,  incontrati lì perché
anche loro diretti al FIVE LANDS.
Riprendiamo il viaggio con a capo Max che ci guida e Roberto che fa da scopa e dopo poco più di un’ora arriviamo a Riva Trigoso; ci fanno parcheggiare sulla passeggiata del lungo mare…
Ci sono già tante moto e tanta gente e ad accoglierci troviamo anche Grazia e Valentino che, dopo i saluti e baci, con pazienza, ci consegnano tutto il necessario per partecipare all’evento: oltre alla patch, ritiriamo anche i simpatici ed utili gadget e ci prepariamo per il run.
Percorriamo le strade panoramiche del levante ligure, fino ad arrivare a Levanto dove parcheggiamo per poi dirigerci verso il traghetto riservato esclusivamente per noi harleysti; siamo in tanti, provenienti dai vari Chapter d’Italia, tutti uniti dalla stessa passione…
Il battello naviga lungo le cinque terre fino a Vernazza per poi arrivare a Monterosso dove facciamo una sosta per poter pranzare e visitare il piccolo paese, ammirando gli stretti vicoli in salita e le case tutte colorate, caratteristica tipica della Liguria.
Terminato il tempo di visita, mentre ritorniamo verso il traghetto, corro in spiaggia per toccare il mare, come se avessi scoperto la luna e metterci la bandiera! Gli altri mi guardano stupiti e sorridenti anche perché inevitabilmente mi sono bagnata piedi e scarpe.
Felice come una bambina si ritorna a Levanto per rimontare sulle nostre moto ed andare a Riva Trigoso.
Noi del Legnano Chapter, guidati dal nostro Road Captain, andiamo in albergo a Lavagna per poterci rinfrescare e lasciare i bagagli; nel frattempo Max e JJ vanno a vedere la concessionaria del Portofino.
Dopo poco più di un’ora ritornano e riprendo Max perché siamo stati più veloci del suo cronometro… ovviamente ci siamo messi a ridere: è così bello scherzare e farsi due risate.
Torniamo a Riva Trigoso con la via pedonale lungo il mare completamente ‘invasa’ da tantissime Harley, tutte parcheggiate ordinatamente, e gli abitanti del paese ed i turisti, affascinati da questo spettacolo, oltre che ammirare, si fanno pure qualche foto vicino ai bolidi americani.
Un’area é attrezzata con tavoli e panche dove poter mangiare e in un angolo, lo staff del Portofino si è attrezzato con pentoloni dove cucinano la pasta al sugo di pesce e pesciolini fritti; in un altro stand invece, offrono a tutti noi, acqua, birra e focaccia ligure come se non ci fosse un domani…
Finito di cenare il sole inizia a calare e ci regala un tramonto spettacolare sul mare… passeggiamo lungo la via del paese, cercando un posto dove sederci per un caffè, ma i bar, tra turisti e noi harleysti, sono tutti pieni. In uno di questi troviamo dei posti liberi ma un po’ sparsi, inutile è tentare di convincere la barista ad unirli! Ma, grazie al fascino che JJ sfoggia con la barista, riusciamo a spostare tavoli e sedie per far spazio a tutti noi e, per esserle grata, lui e Francesco si occupano del servizio al tavolo portandoci i caffè.
La serata si sta concludendo, ma prima di rientrare in albergo si svolgono le premiazioni dei Chapter intervenuti; faccio una foto al nostro Road e salutiamo lui e JJ perché tornano a casa.

Domenica 10 Luglio

Il giorno dopo purtroppo Cinzia e Marco devono ritornare per un imprevisto e noi, ultimi rimasti, decidiamo di bigiare il run per poter godere qualche ora di sole e di mare, aspettando il ritorno di tutti gli altri partecipanti.
È quasi mezzogiorno, quando sentiamo ad un tratto il rombo inconfondibile di tante Harley in arrivo con lo staff del Portofino già pronto tra i pentoloni per poterci preparare e consegnare il pranzo. E’ piacevole saziarsi seduti al tavolo con vista mare ed è altrettanto gratificante bere ‘litri’ d’acqua e birra visto il caldo; Demis, sempre gentile, si mette a disposizione per fare man mano rifornimento a tutti noi.
Quando si sta bene con le persone che ti circondano, quando ti diverti, il tempo vola via… Sono quasi le tre del pomeriggio e dopo il gelato, il caffè e le ultime chiacchiere con alcuni amici degli altri Chapter, decidiamo di tornare in albergo per ricomporci e partire.
Prima della partenza, la proprietaria del hotel coglie l’occasione per farsi qualche foto sulle nostre Harley perché le piacciono tantissimo; quindi salutiamo e ci avviamo per la strada del ritorno guidati da Francesco.
Insomma direi due giorni come sempre perfetti con un meteo meraviglioso, il mare incantevole, il run, il traghetto e tutti gli amici degli altri Chapter…
Quello che più mi piace di questi run è l’opportunità di poter conoscere meglio alcune persone del proprio Chapter, perché prima magari non ne hai mai avuto occasione, ma soprattutto perché agli eventi si lega di più.
Ogni volta che racconto di queste giornate ci metto il cuore e sorrido…

Lory

Il SEME: 30 ANNI

Il SEME: 30 ANNI

Quando capita l’occasione il Legnano Chapter partecipa sempre volentieri ad incontri benefici e di solidarietà sociale, spesso legati al nostro territorio (ma non solo).

Domenica abbiamo avuto la possibilità di partecipare alla festa organizzata da Il Seme per onorare i 30 anni della propria attività. È una cooperativa sociale che, grazie all’impegno dei primi volontari a partire dagli anni ’70, organizza tutta una serie di iniziative a sostegno di persone con disabilità e delle loro famiglie. Da quello che ho visto domenica, posso dire che hanno fatto tanta strada insieme. Complimenti a loro!

Domenica 5 giugno 2022

Il ritrovo è come sempre alla nostra casa/concessionaria Harley Davidson Legnano. L’orario fissato non richiede particolari sforzi, visto che il Road Max Tacchi lo ha stabilito per le 9.00-9,15 ed infatti arriviamo tutti abbastanza in anticipo e, prima di partire, ci scappa anche un caffettino dalla nostra barista di fiducia. Siamo una ventina di persone, non male. Facciamo l’appello: Marco e Mattia er Patchino, ci sono; Claudio Gnocco e la Manu, Enrico Ferrari ed Antonella, l’ingegnere teatrale dialettale Filippo con Simona presenti ed operativi tempo zero, Enrico Fazio con la figlia Francesca, Alberto Sciukky e poi, bella notizia, anche quattro “quasi” new entry: Antonella, Daniela, Michele e Claudio detto “C” per gli amici (deve avere amici molto sintetici evidentemente). Lungo la strada poi agganceremo Max Visentin ed Erika (già pronta con lo smartphone per riprenderci mentre passiamo. Mitologica!!).

Dobbiamo andare a Cardano al Campo; primo step la Messa alle 10.30 in centro al paese. Sono pochi km ed in una ventina di minuti, andando tranquilli, siamo sul posto. Parcheggiamo praticamente di fronte alla Chiesa e ci dividiamo in due gruppi: la parte devota entra a seguire la Messa, la parte alcolica si dirige al Roxy bar per verificare lo standard qualitativo di Spritz e Prosecco. Mi ci butto anch’io dando grande soddisfazione ai miei tutor etilici Alberto e Marco. Dai commenti direi che il test qualità è stato brillantemente superato.

Mentre il gruppo alcolico attende i “devoti”, compare all’improvviso un uomo con un bambino piccolo: “Scusate, tra di voi c’è anche Stefano Pianezzola?”. Momento di indecisione, rotelle che lentamente girano in testa a cercare la risposta ed un secondo prima che parta il classico “CHI?”, interviene Max Tacchi, guarda caso l’unico che non era entrato nel bar e quindi ancora lucido. “No, lo Chef non c’è. Forse farà un salto nel pomeriggio se riesce a liberarsi”. Mi colpisce un po’ il fatto che ci siano ancora persone che chiamino lo Chef col soprannome che usava da piccolo. Pochi minuti dopo ecco un rombo familiare: è lui o non è lui? Si, è lui! Frank arriva col suo bolide a fare un salutino. Avrebbe voluto partecipare anche lui ma oggi è il giorno della comunione di Martina che, neanche a farlo apposta, compare poco dopo in compagnia della mamma e della nonna. È ovviamente emozionata per la giornata che la attende, ma ben concentrata sul pezzo anche se Enrico Fazio cerca all’improvviso di confonderle le idee: “Rinunci a Satana?”. Lei lo guarda un po’ così, poi stiracchia un sorriso e tira dritto per la sua strada.

Tra un Satana ed un prosecco recuperiamo il gruppo che ha partecipato alla Messa; lo Gnocco brontola con la Manu, lei s’incazza, lui le sorride per stemperare e siamo pronti a ripartire. Quattro curve e raggiungiamo il parcheggio dove ci aspettano le bellissime auto d’epoca che sfileranno davanti a noi nella parata che attraverserà Cardano; in una ventina di minuti percorriamo in formazione le strade del paese, loro eleganti, noi rumorosi ed andiamo poi a sistemare le moto nello spazio interno che ci hanno riservato i ragazzi del Seme.

Giusto il tempo di spegnere le moto e veniamo circondati dai ragazzi e dai volontari entusiasti delle nostre Harley. Poco dopo compare la Manu alle nostre spalle: “Ragazzi, vi presento i signori Pianezzola, i genitori dello Chef” (ed inventori del soprannome Stefano aggiungerei). Anche loro con la stessa maglietta verde degli altri volontari, sono qui a dare una mano per la festa. Grandi!

Il profumo di carne alla griglia cucinata dall’Accademia della costina inizia ad arrivare alle narici, nonostante siano sistemati ad un centinaio di metri da noi, dall’altra parte del piazzale, e decidiamo quindi che è un’ottima ragione per entrare nella palestra adibita oggi a grande sala pranzo. I volontari ci accolgono alla grande come se avessimo fatto chissà che ma onestamente la cosa un po’ ci imbarazza perché è evidente che i fuoriclasse sono loro. È domenica, sono tutti giovani e potrebbero tranquillamente starsene in giro a pensare a loro stessi come la maggior parte dei loro coetanei ed invece sono lì, tantissimi, ad aiutare persone a superare le loro difficoltà e a non rimanere indietro. Troviamo due tavolate riservate a noi, ci posizioniamo e veniamo serviti di tutto punto: prima un antipasto di affettato, mozzarella e pomodori e poi finalmente la sospirata costina con patatine. Alla birra ci pensano gli esperti del gruppo ed in men che non si dica arrivano una trentina di Peroni sul tavolo…. La costina effettivamente è buona e cucinata al punto giusto, per cui teniamoci a memoria per il futuro il nominativo dell’Accademia. Per il fine pasto ritorniamo in “zona Pianezzola” dove gli Chef parents distribuiscono caffè ed amari come se non ci fosse un domani e ci scappa anche la foto di gruppo con loro.

Intanto in zona Accademia, che è la parte aperta al pubblico, iniziano i preparativi delle auto d’epoca per simulare la prova di regolarità e, conseguentemente, ci invitano a trasferire le nostre moto vicino a loro visto che la festa nel pomeriggio si sposterà lì. Provvediamo subito anche perché così abbiamo l’occasione di vederle da vicinissimo. Confermo che sono spettacolari (e costose). Scambiamo due parole con i proprietari, quasi da pari a pari fino a che uno di loro non apre il cofano motore. A quel punto tiriamo giù le orecchie e sbaviamo per un bel quarto d’ora: 1-0 per lui e fischio finale.

Ciondoliamo un po’ in giro, il caldo si sente e facciamo un pit stop in gelateria. Purtroppo, però, il cielo s’imbruttisce all’improvviso e pericolosamente; sui social locali iniziano ad uscire allerta meteo e decidiamo quindi che sarebbe una cosa molto intelligente riaccendere le belve e dirigerci verso casa. Il Road con molta magnanimità ci autorizza mentre lui, stoico, rimane lì insieme al Max Vise ed Erika. Come sempre salutiamo tutti i presenti rombando, ci avviamo ed in pochi minuti sistemiamo le moto nei rispettivi garage.

Chiudo ringraziando tutti i partecipanti perché è stata veramente una bella giornata che in molti, una volta rientrati a casa, hanno proposto di fare più frequentemente anche perché aiuta tutti a tenere i piedi per terra e ad apprezzare le cose veramente importanti che invece tendiamo a dare per scontato nella vita frenetica di tutti i giorni.

Vorrei salutarvi ma mio fratello, Dario il Perfido, mi fa bastardamente notare che tanto per cambiare sono riuscito a stare in giro col Chapter per tutta la giornata e come al solito a non comparire neanche in mezza foto. La verità è che sono campione olimpico indiscusso nell’essere sempre nel posto sbagliato. A settembre mi giocherò i mondiali con un giapponese che a nascondino beccano sempre per primo.

 

Alla prossima (che poi sarà il nostro compleanno The Great Show! Non potete mancare perché se no vi vengono a prendere lo Sheriff e BellaSimo). Ciao!

Davide

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